Habermas ha scritto nel 1962 "Storia e critica nell'opinione pubblica". A pag. 99 afferma :"La sfera pubblica borghese si regge e cade con il principio di libero accesso per tutti. Una sfera pubblica dal quale sarebbero esclusi eo ipso gruppi identificabili, non solo sarebbe imperfetta, ma non sarebbe neanche una dimensione pubblica"
Egli considerò in anticipo il fatto che con l'avvento dei partiti populisti l'abolizione di caratteristiche fondanti della democrazia avrebbe modificato l'intero contesto. Infatti se determinate procedure burocratico avrebbero premiato alcune élite rispetto ad altre , a rigor di termini dovremmo già evitare quello di democrazia e adottare un tipo di dialettica propria del populismo.
Poco dopo l'autore cita l'opinione di Hobbes che coscienza ed opinione sono equivalenti. Così il Principe acquisiva l'auctoritas. La società descritta da Hobbes non è ovviamente una democrazia, in quanto , se consideriamo allo stesso modo coscienza ed opinione, le tendenze dei cittadini vengono trasferite automaticamente nelle istituzioni in modo inconsapevole. Locke approfondisce tutto ciò dando uno statuto giuridico ad una realtà di fatto. Locke ritiene che l'opinion è qualcosa di complesso e da rispettare.
Essa non deriva dai movimenti collettivi che ruotano attorno allo Stato, ma si richiama ai principi dell'individuo, come una morale laica. Le norme giuridiche non giustificano gli eccessi del singolo, ma dovrebbero creare un tacito consenso verso le istituzioni.
A pag. 121 si legge l'affermazione di Kant secondo cui il vero illuminista è colui che si oppone ad alta voce alla massificazione del consenso. A pag. 136 Habermas confronta la pubblica armonia di Kant con la pubblica opinione di Hegel. Una precisazione molto formale di due concetti molto simili.
Le differenze tra Hegel e Kant sono abbastanza sostanziali. Se certe regole autoritarie valevano nel 1700, il principio di modernità esige che ognuno accetta solo quello che gli viene presentato in modo giustificato.
Allo stesso modo la scienza ammette un significato in modo non equivoco, mentre la pubblica opinione è l'insieme delle vedute soggettive. Dice Habermas che "l'ambivalenza dell'opinione pubblica deriva dalla disorganizzazione della società civile".
L'attualità di Habermas deriva dal fatto che il sindacato ha perso la capacità di rappresentare i lavoratori, ma anche dal fatto che se la borghesia pretende un ruolo egemone si finisce nell'autoritarismo. Gramsci ha ben spiegato tutto ciò e Napolitano era stato un leader efficiente dopo la caduta del muro, perché aveva saputo approfittare degli errori del Psi.
Nel 2000 è stato Berlusconi a prendere su di sé l'eredità gramsciana per i problemi di continuità generazionale del Pd. A pag. 239 Habermas chiarisce tutto ciò ancora meglio: "Nella metamorfosi funzionale del Parlamento la precarietà della sfera pubblica diventa principio organizzato dell'ordinamento statale" E ancora: "Lo svisamento plebiscitario delle caratteristiche del Parlamento corrisponde allo svisamento della dimensione giuridica da parte del consumismo".
Frasi pesanti, per le distorsioni che introduce e giustifica nel contesto dello Stato. In "Conoscenza e interesse" , che è del 1983, Habermas passa da una valutazione dei trend sociali in atto ad un'analisi di tipo filosofico.
Il modello marxiano, in virtù delle dure repliche della Storia, va giudicato utopico. Se corroborato dai Pierce, Dilthey e Nietzsche , può diventare una sociologia sufficientemente moderna. Infatti non sarebbe più una giustificazione del Potere fine a se stessa, ma un'utile chiave di lettura , proprio perché mutevole e capace di adeguarsi alle trasformazioni in atto.
A pag. 119 Habermas definisce la logica di Pierce sì pragmatica, ma tutto sommato circolare ed auto-referenziale. infatti il tedesco scrive che "Nietzsche sviluppò un concetto prospettico di verità ed uno irrazionalistico di realtà. Si mostra questa realtà come un pluralismo di finzioni rispetto a diversi punti di vista. Risulta da ciò una molteplicità di aspetti in linea di principio indefiniti"
Per Habermas Nietzsche è più attuale perché dà un modello del Fuori, inteso come realtà esterna rispetto al processo cognitivo. Pierce costruisce un Sapere che in effetti potrebbe essere letto come un'unica, enorme tautologia. Poco dopo il filosofo tedesco continua così: "Una convinzione è una regola di comportamento, non il comportamento stesso, anche se dipende dall'abitudine. La sicurezza di un comportamento è il suo criterio di validità. Finché i modi di comportamento non falliscono nella realtà, la convinzione rimane non problematica"
Se leggiamo il New York Times o seguiamo i telegiornali della Cnn, risulta troppo evidente quanto la Presidenza di Trump differisca da quelle di Clinton e dei Bush. Le notizie non sono riportate nei consueti sistemi di riferimento, ma sono slogan che hanno l'effetto di semplici tautologie. Il sistema gira in modo surreale e complottistico intorno a Trump, ma si vede lontano un miglio quanto sia distorta l'opinione reale. L'informazione reale ci comunica i fatti secondo il modello descritto da B-H Lévy in "L'empire et le cinq rois".
Il sociologo francese qui parla senza mezzi termini di eclisse dell'egomia Usa e della riconquista di glorie passate da parte di Iran, Turchia, Cina, Russia, Arabia. Habermas previde in anticipo questo status quo, anche se New York ha mantenuto la centralità dal punto di vista scientifico e letterario. Sta crollando però in modo farsesco il suo contesto economico-militare.
Habermas infatti dice a pag. 207: "Nella sfera funzionale dell'agire strumentale troviamo un quadro esperienziale molto diverso dalle iterazioni mediate simbolicamente". Con il termine "funzionale" si intende il momento operativo del contesto tecnologico. E' meno chiaro a cosa egli si riferisca con"iterazioni mediate simbolicamente". Forse ad una combinatoria vecchio stampo che passa al limite ad una catena di tipo markoviano.
Kelsen ha scritto nel 1979 "Teoria generale delle norme". A pag. 142 cita Hume: "Le nostre passioni azioni o volizioni non possono essere giudicate vere o false, o contrarie o conformi alla Ragione. " Così siamo in grado di distinguere tra norme e fatti, le prime soggette all'etica, i secondi alla scienza.
Kelsen ricorda che per Poincaré era possibile in etica l'uso di sillogismi. Ma la morale così non regola il vero, ma la veridicità.
Habermas e la sociologia moderna. testo di Eangeloni