Il pavone, l'eclissi e la crisalide

scritto da Annabelle
Scritto Ieri • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 2 ore fa
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Autore del testo Annabelle

Testo: Il pavone, l'eclissi e la crisalide
di Annabelle

Il neon del proiettore, friggeva a 120 hertz, proiettando una luce blu elettrico, sulle pareti, fatte di specchi intelligenti.
Nella gerarchia della sinfonia algoritmica, il pavone era l’esibizionista assoluto.
Il suo mantello non era fatto di piume, ma di strati di ologrammi volumetrici, che pulsavano al ritmo dei suoi battiti cardiaci.
Ogni suo passo generava un fruscio di codici e pixel dorati.
Ogni sua parola si traduceva in tempo reale in notifiche di ammirazione sugli schermi degli invitati.
Accanto a lui, avvolta in un abito di velluto nero, c'era l’eclissi, la sua storica rivale.
L’eclissi era l'antitesi del pavone.
Non cercava la luce, ma la manipolava.
Se lui era il sole accecante, lei era l'oscurità che lo cancellava.
La sua estetica era un gotico cibernetico, fatto di micro-frequenze che disturbavano i sensori altrui.
Si odiavano con la purezza che solo due predatori della stessa specie possono nutrire.
Per anni si erano divisi lo schermo del mondo, tollerandosi appena, certi che nessun altro potesse accostarsi al loro livello di perfezione.
"Il tuo algoritmo è ripetitivo stasera" sussurrò l’eclissi, mentre le sue dita dalle unghia cromate, sfioravano un calice di cristallo.
"La classe non si reinventa mia cara, si tramanda"
rispose il pavone, facendo ruotare il ventaglio di proiezioni laser che gli coronava le spalle.
Ma prima che potesse affondare il colpo, i server della sala subirono un micro-infarto.
Le luci si abbassarono di colpo, i generatori di ologrammi del pavone sfarfallarono.
Al centro della pista fece il suo ingresso la debuttante:
la crisalide.
Non indossava schermi, né metalli pesanti.
Indossava un abito di seta grezza, cucito a mano, di un bianco così puro da apparire quasi illegale in quella stanza saturata dal digitale.
Sul suo petto, protetto da una teca di vetro bio-ingegnerizzato, batteva un cuore meccanico trasparente, dentro il quale una vera, microscopica farfalla monarca batteva le ali, generando una debole luce dorata e analogica.
Il silenzio che accolse il suo ingresso fu assoluto,gli specchi intelligenti per la prima volta quella sera, smisero di inquadrare il pavone e l’eclissi per concentrarsi su quell'anacronistica, sconvolgente semplicità.
Il pavone sentì i suoi ologrammi surriscaldarsi, la sua pelle artificiale divenne fredda.
Guardò l’eclissi e per la prima volta in dieci anni, lo sguardo della sua rivale non era fisso su di lui, né mostrava la solita gelida sufficienza.
Gli occhi dell’eclissi erano spalancati, pieni di un'oscura, terrorizzata consapevolezza.
La debuttante non era semplicemente più brava a catturare l'attenzione, ma aveva cambiato le regole del gioco.
In un mondo artificiale, colmo si ombre cibernetiche, l'unica vera opera d'arte rimasta era la vulnerabilità della vita reale.
E mentre la sala intera si muoveva verso la crisalide, il pavone e l’eclissi rimasero indietro, a spegnersi lentamente nell'oscurità del corridoio.

Il pavone, l'eclissi e la crisalide testo di Annabelle
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