Caro diario...

scritto da itram
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Edoardo è un giovane ragazzo di terza superiore, vive alla giornata insieme a una ragazza di nome Olivia che conosce dalla prima media. I due sono da sempre migliori amici e chissà, forse anche qualcosa di più...
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Testo: Caro diario...
di itram

19 marzo, 2003

Caro diario sono Edoardo, ti scrivo perché ho bisogno di confidarmi con qualcuno, ma il problema è che nessuno sa di lei e di ciò che provo. Perciò mi ritrovo a scrivere a uno stupido pezzo di carta facendo finta sia un conoscente o un amico, sì mi sento ridicolo nel compiere un’azione simile. Ma d’altronde come si dice no? A mali estremi, estremi rimedi. Comincio quindi a raccontarti dal principio. Oggi durante il solito pranzo della domenica con i parenti, zia Lucia se n’è uscita con la altrettanto solita domanda, ovvero “Ma la fidanzatina? Tu quand’è che te la trovi? Insomma, tutti gli altri cugini sono praticamente già sposati o fidanzati ufficialmente. Non sarebbe l’ora che anche tu ti dessi una mossa?” A questo punto nella conversazione si è inserita zia Marta, prendendo le mie difese, e ribattendo che secondo lei è troppo presto per un ragazzo di 17 anni iniziare una relazione seria, e che a questa età vale la pena di passare di fiore in fiore, o in qualsiasi altro modo si dica. Ovviamente zia Lucia non si è certo zittita ed è cominciato così un dibattito a cui il diretto interessato non stava nemmeno partecipando. In questo modo ho però avuto il tempo di estraniarmi per un momento da quella conversazione e dal luogo in cui mi trovavo ripensando a lei e fantasticando se quello che avremmo potuto fare insieme.   

Olivia, questo è il suo nome. 6 lettere che ogni volta che vengono pronunciate mi fanno battere il cuore più veloce, anche solo di un battito. L’amo segretamente da sette anni, per la precisione da 2556,75 giorni, ah e non aspettarti anche che io aggiunga il calcolo delle ore, dei minuti, dei secondi, dei millesimi di secondi… perché per fare ciò ci vorrebbe una mente tremendamente portata per la matematica e le materie scientifiche che io aimè non possiedo. Però so scrivere storie, lettere e talvolta anche poesie. Oh, quante gliene ho dedicate! Nel secondo cassetto della mia scrivania, custodito gelosamente sotto chiave c’è addirittura un quaderno intero tutto scritto per lei. Le ho dedicato il mio tempo, le mie attenzioni, l’inchiostro delle mie penne, la carta dei miei fogli, e avrei dato ancora tanto altro per averla per sempre con me. Era la mia donna. Era per me come la Laura di Petrarca, la Beatrice di Dante, la Silvia di Leopardi, e se vogliamo arrivare ai giorni nostri, la Lorelai di Luke, la Rory di Jess o la Lane di Zack. La prima volta che la vidi fu come una visione, ero lo spettacolo di fine anno della nostra scuola media, noi all’epoca andavamo ancora in prima. Lei era sul palco che suonava la chitarra e io la guardavo da lontano, il mio cervello l’aveva catalogata come una ragazza talmente irraggiungibile che era come se avesse cancellato il fatto che lei si trovava in realtà a pochi metri da me. Io continuavo però a osservarla come se fosse attraverso uno schermo. La scrutavo, osservavo ogni particolare del suo viso passandolo come allo scanner e incredibilmente di difetti non ne riuscivo a trovare nemmeno uno. Potevo permettermi questo perché lei era troppo impegnata a suonare per accorgersi di me, e di questo ringraziavo perché avrei passato ore intere ad osservarla sempre mai stancarmi. Sentivo un vuoto piacevole allo stomaco ogni volta che periodicamente lei alzava lo sguardo sul professore che indicava con le mani il tempo della musica, il solo vedere i suoi occhi mi faceva sentire meglio. Non ricordo altro di quel momento, non ricordo rumori, suoni o la mia attenzione focalizzata su qualcos’altro, era come se intorno a me ci fosse tutto nero e l’unica cosa illuminata, come sotto a un riflettore, fosse lei. Da quel giorno sono appunto passati sette anni.

Siamo cresciuti insieme, siamo diventati amici nel corso del tempo ed eravamo, come siamo tutt’ora inseparabili. Per tutto questo tempo non le ho mai detto nulla, non voglio rovinare la nostra amicizia perché se lei sapesse di quello che provo non si potrebbe più tornare indietro. Perciò non rischio, sono convinto che in certi casi il “carpe diem” non valga, che sia meglio lasciare le cose come stanno, preferisco non averla come fidanzata che perderla per sempre. Durante l’arco della nostra amicizia non credo poi che lei abbia mai sospettato di niente, questo perché mi sono sempre nascosto dietro a un personaggio che in realtà non mi appartiene. Ho sempre finto di essere un latin love, uno di quelli che schioccando le dita le ha tutte ai suoi piedi. Beh però effettivamente, non per vantarmi eh, ma questo non è del tutto finto. Di ragazze ne ho in abbondanza e la scelta non è sempre facile. Le scelgo belle e provocanti, questo perché della loro intelligenza non me ne faccio nulla sapendo che non riuscirò mai ad innamorarmi di una di loro. Credo però proprio che per il momento continuerò così, sperando un giorno che Olivia si accorga di me. Ora mi ha appena chiamato la mamma per andare a cenare. Ti scriverò un altro giorno, credo. Penso che scrivere su carta i miei pensieri mi abbia aiutato, forse lo farò più spesso. Per il momento arrivederci, caro diario. Ti aggiornerò più avanti.

Edo

22 marzo 2003

Caro diario sono Edo, mi stupisco di riscriverti ancora ma devo ammettere che la prima volta non è stato poi così male. Ti voglio parlare ancora di lei, di Olivia, della ragazza per cui ho perso la testa. E’ davvero bellissima, talmente tanto che a volte scherzosamente la soprannomino “splendore”. Lei ovviamente non mi crede, e l’ultima volta che le ho fatto un apprezzamento del genere mi ha tirato una gomitata. Oggi abbiamo passato tutta la giornata insieme, a partire dalle cinque ore in classe fino al ritorno a casa. E’ davvero intelligente, è una ragazza profonda e colta che molto spesso mi stordisce con le parole e i suoi ragionamenti decisamente troppo brillanti per una mente come la mia. Per farti capire meglio il livello della sua cultura ti racconto cosa è successo oggi in classe. In terza ora avevamo italiano e la prof è da un paio di settimane che sta realizzando con noi un progetto chiamato “M.E” ovvero “Missione emozioni”. E’ un progetto che, come dice il suo nome, ha come obbiettivo quello di farci esprimere le nostre sensazioni, emozioni, paure, riflessioni… in modo da essere in grado di riconoscerle e analizzarle. Ah dimenticavo di dire che la nostra professoressa ha due lauree: una in lettere e una in psicologia, e questo spiega il perché delle strane idee con cui a volte se ne esce. Ad ogni modo, la domanda di oggi era :”Cosa rappresenta per te il coraggio e in che modo si può essere coraggiosi?”. Le risposte furono diverse. Alcune stupide, come quella di Alessandro il quale sosteneva che per essere coraggiosi bisogna essere Batman o Spiderman, altre più profonde come quella di Olivia. Prima di spiegarti cosa ha raccontato lei, devo fare una premessa, Olivia è per metà di origine cinese, da parte di suo papà con cui vive. E’ arrivato qui in Italia senza un soldo durante gli anni della seconda guerra mondiale quando era ancora giovane. E’ un uomo forte, che le ha sempre fatto capire il valore del lavoro e dello sforzo, dei soldi e del sudore. E’ stato proprio partendo da questi insegnamenti che Olivia ha scritto la sua riflessione. Il suo tema infatti diceva così :”Il sacrificio per me non è uscire una volta in meno perché devo studiare, il sacrificio è mio papà che per anni ha lavorato fino a sfiancarsi mandando tutti i soldi ai miei nonni perché ne avevano bisogno, per me la perseveranza non è andare ogni giorno in palestra, la perseveranza è mio papà che ha aperto un ristorante dal nulla e che ha lavorato giorno dopo giorno affinchè andasse bene. All’inizio ricordo che non veniva nessuno e papà parcheggiava la nostra auto davanti per far credere ci fossero clienti, il primo giorno di apertura aveva scritto gli orari su un cartellone in italiano tutto sgrammaticato e io ricordo anche di averlo preso in giro, col senno di poi avrei voluto avere la maturità di capire. Per me il coraggio non è scrivere al ragazzo che mi piace, il coraggio è papà che è arrivato in Italia senza un soldo e senza nemmeno conoscere la lingua, non sapeva cosa lo aspettava ma sperava in un futuro migliore. Per me l’ingiustizia non è la persona che supera la fila alle poste, ma vedere mio papà, un uomo incredibilmente intelligente che non ha potuto fare le superiori perché l’ultimo di otto fratelli e i miei nonni non potevano permettersi gli studi.” Non ricordo poi sinceramente come continuava ma mi ha colpito profondamente. Sapevo quelle cose ma averle sentite leggere da lei in quel modo mi ha fatto un altro effetto. Oh caro diario, io la guardavo e più lo facevo, più mi innamoravo.

2 aprile 2003

Ei diario, sono ancora io, Edo. Ti scrivo questa volta perché ho bisogno di qualcuno con cui poter esultare. Io e Olivia ci siamo baciati oggi. Eravamo in discoteca, alla festa organizzata dai ragazzi di quarto per festeggiare la fine delle prove invalsi. Io ero con Marco, finchè lei non è arrivata, indossava un paio di jeans stretti e un top nero che si abbinava perfettamente ai suoi capelli scuri che le scendevano sulle spalle in morbide onde. Come al solito mi ha abbracciato, mi ha guardato negli occhi e siamo rimasti incatenati l’uno alla altra per qualche secondo, che però a me sono sembrate ore. Poi si è allontanata, si è messa a ballare in pista con le sue amiche mentre io da lontano osservavo quella creatura talmente bella da non sembrare vera. Dopo qualche drink, mi ha raggiunto, mi ha detto che aveva bisogno di prendere un po' d’aria e che con tutta quella gente intorno le sembrava di soffocare e così l’ho accompagnata fuori. Ci siamo seduti su una panchina in un parco poco distante. Eravamo sotto a un albero a chiacchierare del più o del meno, ci stavamo raccontando a vicenda di come fossero andate le invalsi. A un certo punto però lei si fermò, mi si appoggio alla spalla e si strinse a me. Io non feci niente, un po' frastornato e con il cuore a mille, la guardai e basta. E nel momento in cui io mi girai lo fece anche lei, e fu l’attimo più bello di tutta la mia vita. Neanche due minuti dopo la chiamò il padre e le disse che era davanti alla discoteca a prenderla, si erano fatte le due. Olivia mi diede un rapido bacio sulla guancia e scappò via, come una principessa delle fiabe. Non abbiamo ovviamente ancora avuto il tempo di parlare dell’accaduto ma spero che tutto andrà per il meglio. Spero che la prossima volta che ti scriverò sarò fidanzato con l’amore della mia vita, per il momento però è tutto. Ci sentiamo al più presto. Ciao diario. 

Edo

4 aprile 2003

Caro diario ti scrivo perché ho bisogno di qualcuno che possa confortarmi. Ah dimenticavo, ovviamente sono sempre io, Edo. Sappi che in questo momento stai rappresentando la mia spalla su cui piangere o il cuscino che probabilmente stanotte inzupperò di lacrime. Ho parlato con Olivia. Non vuole fidanzarsi con me. Per lei quel bacio non è significato niente, ed era certa che io avrei capito e condiviso questa sua idea. Ci ha descritti come migliori amici per la vita, mi ha detto che era un po' brilla quella sera e che in realtà ricordava poco. Io ho finto di capire, di comprendere le sue ragioni e di condividerle a pieno, proprio come lei avrebbe voluto. Oh caro diario, direi che è arrivato il momento di rassegnarsi, lei non proverà mai nulla per me. Sento un vuoto, come se con una pompa mi avessero tolto una parte di me, sento di aver buttato al vento sette anni di speranza. Perché se prima mi muovevo nell’incertezza, adesso invece lo so. So che lei non mi ha mai amato e adesso ho la certezza che non lo farà mai.

Ci sentiamo più avanti caro diario, Edo

15 aprile 2003

Caro diario, questa volta andrò dritto al sodo perché credo che ormai non ci sia più bisogno di convenevoli.

Olivia si è fidanzata. Si chiama Marco, ha due anni in più di noi e sì, va già all’università. Io in confronto sono un bambino, lui sta studiando ingegneria e io non ho ancora idea di che cosa voglio dal mio futuro. E’ frustrante. E’ orribile vedere Olivia così felice e so che potrò sembrare egoista ma fa davvero male vederla parlare di lui con occhi sognanti. Fa male sapere che nel pomeriggio corre a casa sua per non perdere neanche un secondo insieme. Fa male pensare che adesso avrà lui il privilegio di passare con lei quelle giornate grigie che sembrano non finire più. E fa ancora più male la consapevolezza che io e lei adesso dovremo allontanarci. Oh caro diario, non sai quanto vorrei essere io Marco. La farei più felice, ne sono sicuro. Ma lei ormai ha scelto lui e io adesso diventerò solo una comparsa nella sua vita. Lui ne sarà invece il coprotagonista, spero almeno che sarà un buon attore.  Ti aggiornerò più avanti caro diario, per il momento però è tutto. Edo

22 marzo 2003

Cara Becca, oggi è stata una giornata fantastica. Io ed Edo siamo stati insieme per tutto il giorno, dalla mattina quando siamo andati a scuola insieme, fino al pomeriggio quando l’ho guardato allenarsi dalle tribune. Ero lì con tutte le ragazze che gli girano attorno, io però sono l’unica giustificata dato che lo conosco da anni e poi mi nascondo abbastanza bene tra le sue ammiratrici che non fanno altro che tentare di farsi notare da lui. Schiamazzano, ridono, urlano, gli mandano baci e aspettano solo che lui dedichi un gol a una di loro. Se sono riuscita a sopportarle, è stato solo per l’amore che provo per Edo. E a giudicare dall’autocontrollo che sono riuscita a mantenere dev’essere amore vero. Stamattina in classe abbiamo dovuto scrivere un testo per la professoressa di italiano, per il progetto M.E. di cui ti ho già parlato. La domanda di oggi era “Che cos’è per te il coraggio e cosa significa essere coraggiosi?”. Il mio tema si basava sugli insegnamenti tramandati da papà e dalla sua esperienza. Vivo da sola con lui, da quando mamma se n’è andata di casa per inseguire i suoi sogni e non è più tornata. Papà mi ha cresciuta da solo, ho fatto i suoi sbagli, ma non lo giudico perché so quante difficoltà ha affrontato. Ad ogni modo, mentre stavo leggendo il mio testo alla classe mi sentivo gli occhi di Ed addosso, mi sentivo come se mi stesse scannerizzando o facendo dei raggi x. Ho cominciato a sudare più del dovuto e appena ho rialzato lo sguardo dal foglio sono arrossita tra gli applausi dei compagni e i nostri occhi che si sono incatenati l’uno all’altra per qualche secondo. Oh cara Becca, io a volte lo guardo in segreto sperando che lui non se ne accorga, e più lo faccio più mi innamoro.

 

4 aprile 2003

Ei Becca, sono io Olivia. Ti scrivo perché sono un po' frastornata e confusa. Oggi ho parlato per la prima volta con Edoardo dopo il bacio in discoteca. Ho deciso di non fidanzarmici. Ho fatto questa scelta perché non mi sento abbastanza per lui, Edo è così bello e carismatico e tra tutte quelle che gli girano intorno perché mai dovrebbe scegliere una come me? Insomma, sono la classica ragazza asiatica considerata sfigata. Lui è circondato invece da rosse provocanti, more ammiccanti e sexy e bionde tutto seno. Non so neanche perché mi abbia baciata, magari è stato preso alla sprovvista. Ho optato per il suo bene, per la sua felicità, so che forse ai suoi occhi sarà sembrata una scelta egoista ma questo solo perché non sa quello che provo per lui. Io lo amo. Lo amo da sette anni, da troppo tempo ormai. Se lui avesse ricambiato i miei sentimenti l’avrei già capito. E’ arrivato quindi il momento di rassegnarsi cara Becca. Dovrò trovare qualcun altro da amare. Per il momento è tutto. Ci sentiamo presto Becca

 

13 aprile 2003

Cara Becca, è da un po' che non ti scrivo ma oggi ho proprio bisogno di sfogarmi. La situazione con Edo sta diventando insostenibile. Non riesco a sopportare il fatto di continuare a rimanere così vicina a lui dopo quello che è successo. Io sono innamorata di lui, lo sono sempre stata, e finchè non era mai successo nulla tra noi credevo che quell’amore sarebbe rimasto segreto in eterno, ma pensare adesso al fatto che sono stata io a mandare tutto all’aria è tremendo. Ho bisogno di allontanarmi da lui per poter stare in pace con me stessa. Ho bisogno di tregua. So che farà male allontanarsi ma non vedo altra scelta. Non riuscirò mai a dargli un’amicizia vera, pura e senza la speranza che accada qualcosa di più tra noi. Lui merita più di questo. Perciò ho escogitato un piano: ho intenzione di fingere di aver conosciuto un ragazzo. Lo chiamerò Luca o Marco, devo ancora decidere, e lo farò andare all’università, questo spiegherebbe il perché nessuno di noi l’abbia mai visto. Studierà ingegneria e mi ci fidanzerò. Ne parlerò ad Edo, farò finta di esserne innamorata persa, mi basterà pensare di star parlando di lui. E a quel punto gli spiegherò che data la mia nuova relazione e nel rispetto nei confronti di Marco, dovremo allontanarci un po'. Spero funzioni, questa volta opto per la mia di serenità. Ti scriverò appena avrò fatto. Ci sentiamo presto Becca.

 

18 luglio 2004

Caro diario, sono io Edo. So che non ci sentiamo da più di un anno e credo che questa sarà l’ultima volta che ti scriverò. Voglio raccontarti però quello che è successo ieri, quasi come per chiudere un cerchio che credevo non si sarebbe mai unito. Ho rivisto Olivia. E’ cambiata così tanto. Non la incontravo da più di due anni. Da quando si è trasferita alla fine della terza superiore. Ha cambiato paese e così tra la sua relazione e la distanza, ci siamo persi di vista. Non so perché fosse tornata nella nostra città, non gliel’ho chiesto. In realtà non le ho nemmeno parlato, mi sono limitato a guardarla da lontano. A scrutarla. Il cuore mi batteva a mille, le guance si erano arrossate e una vampata di calore mi aveva colpito. E all’improvviso era ritornato in prima media, quando l’avevo vista per la prima volta, lei era bellissima ma lontana da me. La osservavo estasiato. Continui così per trenta secondi circa finchè non mi rassegnai. Non era destino. Io l’amavo ancora ma il fato aveva deciso per noi un finale diverso. Sorrisi e andai via. Me la lasciai alle spalle. Dopo qualche passo mi sedetti su una panchina lì vicino e ci scrissi sopra con la penna che avevo nello zaino. “Ti amo Olivia, l’ho sempre fatto e penso che mai smetterò. Tuo Edo” e affianco lasciai il mio nuovo numero di telefono. Mi sentivo libero, finalmente in pace con me stesso. Stamattina, appena svegliò mi vibrò il telefono. Un messaggio da un numero sconosciuto “Ti ho sempre amato anch’io Edo. Tua Olivia”.

 

 

Caro diario... testo di itram
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