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I giorni saranno infinite acque,
deserti senz’anime,
solo un orizzonte all’orizzonte
e un cielo basso, opprimente,
che mi piegherà le spalle al silenzio.
E chi troverò a custodire la luce
quando avrò le palpebre chiuse?
Chi ad aprirmi le strade
quando avrò un muro nel cuore?
Chi troverò nello sguardo caldo della sera,
nella carezza di un petto che si dona?
Che ne sarà poi della mia schiena,
della mia pelle nuda in primavera,
dei viali davanti casa?
Chi se ne prenderà cura?
Campi spogli, alberi morti…
che ne sarà dei colori, dei profumi,
del fiore nei miei seni?
E la notte?
La notte arriverà con le sue mani fredde,
il suo abbraccio sarà bagnato
e sussurrerà al mio sonno
racconti di sirene senza il loro mare,
di marinai affogati nella solitudine.
La notte spezzerà le stelle:
cadranno al suolo come briciole,
i sogni miei patiranno la fame
fino a sperare di tornar cenere.
Che ne sarà di me?
Nascosta in un’attesa,
in un tempo che non continua,
fermo, freddo, senza vita.
Che ne sarà della mia morte quotidiana
se non mi porterà a rinascere
dove si sentono ancora le tue risa?