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IL TRENO
Roveti,
roveti - roveti,
intorno rivedo roveti,
tra gli spunzoni di luce storta,
e indietro va il treno
nel tempo sfaldato,
e indietro mi porta.
Roseti - roseti,
roseti tra i panni stesi,
grondanti veleno
su cespi di fieno,
dorato sotto l'abbiocco
d'un arcobaleno.
Roveti, roseti,
plotoni di nomi
che non so più dire
nel guazzabuglio
che alluma i morenti.
E ora, nulla c'è più,
sui fragili volti viventi,
nulla non c'è,
se non un'arsura
più grande di me.