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Mi sono persa a 14 anni.
Quando alle medie i professori non capivano.
Quando i genitori non capivano.
Quando il mondo sembrava girare al contrario.
Sono passati 5 anni ed io non riesco a lasciar andare quella parte di me.
Perché non è come quando ami qualcuno che poi se ne va. Non è come quando ti spezzano il cuore e per stare meglio decidi di lasciar andare quella persona.
No. È un tipo diverso di amore.
Come fai a lasciare andare quello che sei?
Come faccio a lasciar andare quella parte di me?
A 14 anni mi sono rotta in mille pezzi.
Dopo 5 anni cerco ancora di recuperare tutti i frammenti.
Li cerco incessantemente nei miei ricordi.
Scavo nella mia memoria e mi immergo nel passato.
Ogni volta che trovo un frammento cerco di incastrarlo con gli altri, come se fosse un puzzle.
Ma quello che viene fuori è sempre un specchio. Riflette la mia immagine, ed è lontana da quella che hanno gli altri di me.
La verità è che non riesco a distinguere quello che vedo riflesso. quasi come se vedessi una sconosciuta.
Continuo a specchiarmi ogni giorno e mi chiedo se riuscirò mai a riconoscere il mio riflesso.
Che poi che male c’è? Che male c’è nel perdersi?
L’importante è ritrovarsi, giusto?
Ma cosa succede quando sembra impossibile ritrovarsi?
No chiedo sul serio.
Perché a forza di dire “è un brutto periodo” il tempo è passato, e ora sono grande.
Ho sempre avuto l’impressione che il tempo passasse in modo diverso per me.
Che il passato fosse il presente e che il futuro fosse già passato.
Ho sempre avuto l’impressione di vivere un’unica brutta giornata.
Magari se vado a dormire domani mi sveglierò e il mondo sarà diverso. Ma io soffro di insonnia.
Quindi, che male c’è a perdersi?
La vita è un labirinto, c’è chi trova una via d’uscita al primo colpo e chi invece deve farsi tutto il labirinto prima di capire che sta solo girando in tondo.
E indovinate in che categoria sono io?