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Non capisco come sia iniziata; poiché dovendo solo ascoltare ho ridotto la voce, ho frenato la lingua e bloccato le dita. Ho amato il silenzio nonostante il rumore intorno e dentro, le parole sono morte strascicate e ridotte a flebili steli hanno oscillato come a scandire un tempo non misurabile.
Ho perso l'ego, in un pagliaio forse ma essendo voluminoso lo avrei ritrovato subito e non era certo aghiforme: diciamo che avesse l'aspetto astratto e vivace di un colore versato e asciugato colando.
Ma l'ho perso, perché come dicevo ho dovuto ascoltare.
Sorridevo e ho ricordato come si fa quando devi immedesimarti in un altro, che poi non siamo dissimili ma neanche uguali; eppure cambiando le facce e condizioni di vita un'anima cambia col carattere delle parole e successivamente dei gesti.
Siamo quel che vogliamo far prevalere.
Ora le parole son tornate e mi appaiono uguali e dette, ridette, incatenate e se sorridessi? Se tacessi ?
Si accorgerà il mondo senza che io dica o scriva qualcosa?
E se il mondo fosse dentro di me?
Nel momento in cui decido di spegnere torna prepotente il tempo senza tempo.
Dovrei agire e piantare più azalee o creare il pergolato per i fagiolini, per dare tempo e tempo vero, vedere senza parole la vita che si muove a un gesto gentile.