Brividi umidi percorrono il mio corpo, la tua lingua solletica ogni mio piccolo poro che non è mai stato vivo prima di te. Ascolto il tuo respiro che si scalda attorno al ventre mentre i miei singulti agiscono involontariamente dentro la tua bocca.
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“ Dottore, le presento Maria, la nuova responsabile del CED……”
Una frase che pareva innocua come il chiedere un decaffeinato al barista sotto l’ufficio.
Quando meno me lo aspettavo fu rifondato il mio Centro Elaborazione Dati.
“Buongiorno Maria, sono Franchini, vista la sua nuova entrata credo che collaboreremo per un po’ di tempo assieme”.
Consulente informatica molto arrapante, non per l’aspetto, ma per quell’attimo d’imbarazzo che mi stava provocando.
Bionda finta e donna vera, le barzellette avrei potuto raccontargliele, sapendo che le avrebbe capite!
Mi chiedo perché non abbia mai provato tanta emozione quando mi sono state presentate le varie persone che avrebbero poi collaborato con me per un periodo, mi chiedo se non stia ammattendo.
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Scivolare con le mani attorno al seno che mi riempie gli occhi e le falangi, scorrere delicatamente il mio organo gustativo ai lati del tuo sesso assaporando ogni piccola fragranza. Mix di gusti e di gemiti mentre affondo senza fretta dentro ad ogni tuo segreto.
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“ Non credi che sarebbe preferibile se cominciassimo a parlare dei problemi di Oracle?”
Dio mio per quanto tempo ricorderò la prima frase che mi rivolgesti mentre cercavi di distogliere la mia mente da te. E chissà per quanto ancora terrò con me quel fremito adolescenziale che mi ha sconvolto l’anima.
La cosa difficile, Maria, fu veramente alzarsi da quella sedia: mi sarei aspettato che mi chiedessi se avevo in tasca il mio criceto, visto l’effetto che mi facesti immediatamente.
Ma tu sei tu…….e per fortuna capisti senza farlo notare.
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E’ difficile descrivere cosa si possa provare mentre sei avvolto dalla donna che desideri, mentre l’asta della tua bandiera cerca nuovi cieli nei quali svettare. Umori e parole, distonie della finzione. Sudare assieme, senza accorgersi di correre, provocare lentamente, inconsapevolmente, la magia dell’esplosione.
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Fu importante che tu mi chiedessi di formattarmi il pc, così come lo fu, qualche tempo dopo, il fatto che ti io formattassi tutta. Inserire il mio floppy dentro al tuo slot era un sogno che non credevo potesse mai avverarsi.
Resetto il sistema, attendo il boot e ricomincio da capo.
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Sapide particelle accompagnano le mie papille che giocano tra i tuoi seni e le tue ascelle, corro in discesa approfittando del vento per raccogliere quell’ultima goccia della tua pioggia incantata.
Sorreggere il tuo movimento, che ruota con grazia attorno al mio braccio offrendo senza castità la visione del tuo piacere. Scorro con calma questi piccoli attimi assaporando con gioia quel tuo modo di donarti.
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Arrivò il giorno della domanda, crollò senza pietà anche l’ultima barriera.
“Dammi la password, devo crearti una nuova identità all’interno del server”.
E così fù.
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Miliardi di infinitesimali esserei che si abbracciano correndo dentro ad una giostra, un urlo che esce senza cognizione della realtà, un sussulto tumultuoso che racconta il suo futuro, parole dolci ed imprecazioni, l’Amore che si miscela al sesso.
Poi, lasciarsi sudati a respirare con fatica vicino al cuscino, poi trovare quel sorriso che ti fa sentire bene.
Godo, ho goduto, voglio godere.
Maria ti Amo!
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The Final
Nel corso della mia vita ho fatto scorrere una fede attorno ad un anulare, ed ho lasciato passare la mia password attraverso ogni reticenza.
In fondo si chiama fede, e non perché sia rappresentata da qualche grammo d’oro, ma perché con essa si concede la fiducia ad una persona che non ha il nostro DNA.
Maria, io ti sposo, e ripongo in te la mia password…….fa di me ciò che vuoi, ma ricorda che ti Amo.
Ho scritto passwords sulla sabbia testo di The Final