Ci sono punti che,
prima o poi,
definiscono.
Ne basta uno. Sicuro di sé.
Alla fine di una f(r)ase,
di una pagina ormai scritta,
di un capitolo ormai chiuso.
Bisogna pur metterlo,
prima o poi.
Un punto fermo.
Senza una continuità,
un ripensamento, ma certo di un
'punto e a capo' determinante
come quel confine segnato.
Imposto.
Perché sono sempre i confini a determinare quali sono
le cose giuste.
E i momenti giusti.
Sono i confini a delineare una nuova
linea di confine
e a darne così un senso,
a quel punto e a capo.
Ci sono punti in serie
che restano sospesi.
Quasi mai interrompono.
A volte scorrono più del dovuto,
a volte indietreggiano,
ma hanno il tempo necessario di arrivare al capolinea,
prendere fiato e ripartire.
Ricominciare.
Un po' come quel respiro mancato.
O strappato,
oppure interdetto e colmo di silenzi,
tra una riga e l'altra.
Hanno una ambivalenza di fondo.
Dicono tanto o forse tutto,
pur non volendo dire nulla.
E quel tutto,
quasi sempre,
in mezzo a tutte le parole del mondo,
non ne trova mai a sufficienza.
Eppure non saranno le stesse parole, pur suonando nello stesso modo.
Danno un cenno.
Sottendono mondi repressi,
cenni in dispnea,
la confusione di un'emozione,
punti che faticano ad arrivare a destinazione,
pause,
e ad interrogarsi del perché,
mai nessuno o quasi,
e di quel quasi,
sempre chi non ti aspetti.
Sempre per chi di leggerti un po' dentro,
un po' oltre le righe,
non è una cosa da poco.
Perché dietro i puntini di sospensione,
c'è un mondo da scoprire,
che a volte non si capacita e si nasconde.
A volte resta in trappola tra quei versi di metafore
mai compresi.
A volte è lì per chi è disposto ad oltrepassare quel muro che innalzi,
senza chiedere nulla.
Punti al posto di quella
mancata risposta,
mai o quasi arrivata al destinatario,
ma la migliore risposta per dire a qualcuno
che non c'è niente da capire,
ma siedimi accanto e
chiedimi come sto.
Imperfetta punteggiatura testo di giadacasalino