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“E se la Terra fosse piatta, cosa faresti?”. Anne mi fa questa domanda senza neanche guardarmi, mentre con un indice allinea in ordine di grandezza le briciole superstiti di un cornetto.
“Se la Terra fosse piatta… Non so, penso che andrei a pisciare dal bordo”.
“Pisciando dal bordo del mondo. Bello, sembra il titolo di una canzone”, dice, fissando una briciola che le si è incollata al dito come se fosse la prima volta che ne vede una.
“Ma nella tua Terra piatta il mondo continua dall’altro lato? Cioè, è come nella schermata di un videogioco dove esci da sinistra e rientri da destra? In quel caso il mio piscio potrebbe finire in testa a qualcuno”.
“La mia Terra non è piatta, era così per dire. Non ti sembrerò mica una terrapiattista?”.
“Non so, da fuori potrebbero sembrare persone normali. Hai presente le interviste ai vicini? Diceva sempre buongiorno”.
“Perché, tu saluti i vicini?”.
“No, ma io non sono una brava persona. Non so neanche se ce l’abbiano una faccia i miei vicini”.
“Penso che ce l’abbiano”, dice Anne, che sta tentando di attaccare briciole su tutti i polpastrelli.
“La bocca ce l’hanno di sicuro, a giudicare dalle urla. Non lo fare”, le dico mentre sta per leccarsi un dito imbriciolato.
È solo in quel momento che mi guarda. Senza muovere il viso, ruota gli occhi nocciola dal taglio orientale verso di me e, al rallentatore, si lecca via la briciola dall’indice.
“Ne volevi un po’?”, mi chiede dopo essersi slinguazzata anche le altre dita.
“Ormai è tardi, non ti pare?”.
Con l’indice ancora umido raccoglie qualche altro rimasuglio dal tavolino e me lo pianta davanti al naso come fosse una pistola, col pollice sollevato e le altre dita chiuse.
Lo fisso, poi lo lecco piano. Sento il dolce della crosticina zuccherata del cornetto e il salato del dito di Anne. Lo lecco, per la gioia di una signora seduta nel tavolino vicino che emette barriti di disapprovazione, ma soprattutto per la mia: chi non vorrebbe leccare Anne?
“Aspettami”, dice alzandosi. “Devo trovare il bordo del mondo, mi scappa”.