Se incontri il tuo Maestro...uccidilo!

scritto da Pellegrino2
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Anch'io prima di pubblicare, ho letto. E mi è sovvenuto alla mente una iperbole di quei saggi monaci buddisti, espressione della Tolleranza Infinita. Ovviamente non mi riferisco a nessuno nè, tantomeno a qualche altro sincero scritto, come questo.
- Nota dell'autore Pellegrino2

Testo: Se incontri il tuo Maestro...uccidilo!
di Pellegrino2

Ho un amico,conosciuto ai tempi dell’università, ottima persona, molto beneducata e che fin da giovane era per tutti un punto di riferimento. Riflessivo, studioso, serio e di buona famiglia non faceva nemmeno pesare, a noi colleghi più terroni, anarcoidi e ribollenti di idee e ripensamenti, la sua decisa visione cattocomunista della vita in cui la morale non doveva prescindere dall’etica. Inutile dire che il suo cursus honorum fu tranquillo e facondo e, a differenza di noi scapestrati compagni qualunquisti, finì per fare il lavoro del giudicare. Negli anni l’amicizia è stata sempre stretta anche se messa alla prova da discussioni, a volte feroci, sui principi più generali del progressismo sociale come la laicità più o meno accentuata dello Stato; sull’importanza del rispetto tout court della Legge; della giustezza della fiscalità; sui sistemi democratici che vanno adeguati in minus di fronte ad un popolo sempre più insofferente e “furbo” e così via. Insomma, nel tempo, tutti noi compagni di una volta restavamo soggetti al suo consiglio o rimprovero, anche nella vita privata, su amori o divorzi o su altre scelte pragmatiche della vita. Lui sapeva sempre che dirci, prima o dopo; e la sua “sentenza” suonava spesso a ramanzina, specialmente quando ci rimproverava per una scelta, a suo dire, intuibilmente sbagliata dall’inizio o umorale. Sull’aborto, ad esempio, avemmo diversi e violenti scontri (sempre verbali) con Lui che sosteneva la intangibilità della vita, anche a livello pre-embrionale e che la donna e l’uomo non andavano in alcun modo lasciati arbitri del destino di quegli ovuli fecondati. “Se fossi medico -soleva dire- sarei sicuramente obiettore di coscienza”. Una decina di anni fa, quel saggio compagno borbottone e critico di tutto e di tutti, mi chiamò per un incontro urgente ( viviamo in due città differenti ) per aiuto. Dal tono della telefonata capii che era davvero disperato, impressione confermata anche dal suo aspetto, quando ci incontrammo. Dopo i saluti e, da parte sua, tanti ehm…ehm e frasi smozzicate, riuscii a tirargli fuori il nocciolo del problema: aveva una relazione extraconiugale con una signora sposata (ma di dieci anni più giovane di lui) che era restata incinta e che “doveva” abortire. Ebbene, gli chiesi, quale è il problema? Una qualsiasi struttura ospedaliera pubblica avrebbe risposto alla bisogna e in poche ore avrebbero sistemato tutto. “ Non è così semplice -mi disse girando nervosamente la tazzina del caffè al bar dell’appuntamento - la città dove lavoro è piccola e sia io, per il mio ruolo importante e visibile, che la Signora, moglie di un altro mio collega più conosciuto di me, non possiamo far scoprire nulla né dell’intervento ospedaliero né della relazione. E se ci rivolgessimo all’ospedale della nostra città non solo il marito ne verrebbe subito a conoscenza ma, facendo due più due, uscirebbe 4. Immagina lo scandalo: verrei trasferito d’ufficio; mia moglie mi mangerebbe vivo e i mie due figli si rivolterebbero contro di me sicuramente.” Lo guardai dritto negli occhi “ e come pensi di fare? Non credo che tu mi abbia chiamato per un consiglio, quindi, dimmi, qual è il mio ruolo?”. Con un mezzo sorriso mezzo contrito allungò la mano sul tavolino che ci divideva e mi strinse il braccio, avvicinandosi complice “ Primo ho pensato - e la signora è d’accordo- di ricorrere ad una struttura di un’altra città dove non ci conoscono, caso mai la tua, dove sai muoverti e sicuramente hai amici o clienti che possano garantire un minimo di discrezione e di velocità nella prenotazione del giorno dell’intervento…oltre che della capacità professionale dei medici; poi…ecco sei l’unico amico che può aiutarmi – accentuò in segno di stima la pressione sul mio braccio – perché con i tuoi trascorsi ‘ballerini’, insomma, con un divorzio alle spalle, vedendo che sei tu ad accompagnare la donna nessuno si meraviglierà. Infine, ammesso che un domani si scopra tutto, l’aborto sarà collegato a te e, consentimi di dirlo, come libero professionista non ti arrecherà alcun danno…mentre se lo collegassero a me, finirei per essere rovinato dalla tragedia! Mio suocero, tu lo conosci, farebbe di tutto per distruggermi!” Strizzò ancora il mio braccio e poi si abbandonò con un sospiro sullo schienale del palchetto del bar.” Non dirmi di no, ti prego - aggiunse con espressione affranta - sei l’unico amico di cui mi fido; l’unico che mi può salvare…”. Lo guardai perplesso ma non per prendere la decisione: sapevo già che l’avrei aiutato prestandomi a quella pantomima. Ma sulla punta della lingua aveva una spina e la tirai fuori:” E tutti i tuoi discorsi sulla vita embrionale? Contro l’aborto? Dov’è finita quella saggezza pontificale con cui davi lezioni a tutti quando dicevi ‘hai visto? Non dovevi farlo…te l’avevo detto io…’. Com’è che all’improvviso tutta la tua ‘verità rivelata’ non la applichi? Per te non vale, a quanto vedo…valeva solo per gli altri?”. Si drizzò sul busto e con tono brusco mi rispose: “ Ma che c’entra quello che stai dicendo? Vuoi aiutarmi o no? Dimmelo chiaramente….”. Per fortuna nel mio lavoro non l’hò mai incontrato come giudicante e, in ogni caso, avrebbe dovuto astenersi data la nostra stretta amicizia. E, almeno da Lui, i miei clienti si sono salvati. Il detto buddista del titolo di questo post (che ho sempre coltivato come massima della mia vita) ebbe, così, un’altra implicita conferma.

Se incontri il tuo Maestro...uccidilo! testo di Pellegrino2
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