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S'io potessi…
o genti supponenti in reiterata negazione,
giovani imberbi o fatti, col sangue stinto
e il cervello in evaporazione,
vi convocherei da tutto il mondo
in pieno inverno alla stazione.
S'io potessi…
vi farei salire a calci in culo
su vagoni merci all'uopo approntati
e vi condurrei col fuoco in petto,
in quei luoghi che dite inventati.
S'io potessi…
negherei alla vostra lorda bocca
un pane e un sorso d'acqua,
in quel viaggio infinito...
e pure quel secchio, che si offrì allora,
per evacuare il vostro schifo.
S'io potessi…
una volta giunti in uno a caso
di quei campi disumanizzanti,
vi farei spogliare delle vesti eleganti
e vi doterei di divisine a righe irregimentate.
S'io potessi...
vi obbligherei a vanga e badile da mane a sera,
sbobba liquida, un pane duro e nero
a pranzo e cena!
S'io potessi…
vorrei vedervi nelle notti insonni
su brande lerce e molli,
in compagnia di blatte, zecche e pidocchi,
ogni giorno sempre più emaciati e folli.
S'io potessi…
vi farei sognare sorci verdi per la fame,
la dissenteria e l'umiliazione...
ma clemente…
vi risparmierei tutto il resto che s'è fatto!
Vi direi… vi direi delle leggi matte,
del vile patto, di vita ratto...
delle fosse comuni, del zyklon b,
del crematorio...
dell'inferno in terra, senza paradiso
e nemmeno purgatorio.
Al mio comando perentorio...
vi farei toccare quei muri ancora infuocati,
finché chiedereste perdono in ginocchio,
per aver prestato sordo orecchio
a quei pochi da lì tornati.
S'io potessi...
vi farei bere le loro lacrime giammai prosciugate!
Al netto dell'odio, che v'ho sputato addosso...
s'io potessi... ma non posso.