Lettera all'universo

scritto da C.A.T.
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo C.A.T.

Testo: Lettera all'universo
di C.A.T.

Me ne stavo nell'ufficio del direttore, all'interno della struttura medicalizzata -battezzata con il nome della Vergine- presso cui lavoro da poco.
Un interrogatorio conoscitivo, una piccola inquisizione.
Chi sei, cos'hai fatto prima, cosa ti aspetti dal futuro...cose così.

Con i voti del secondo semestre alla mano, mi dice: "Non ho mai visto una cosa del genere".

Poi continua:
"Lei vive ancora con i suoi genitori? Ah da solo, capisco."
"Ma è veramente sicuro di voler continuare in questo settore?"
"Forse potrebbe avere più soddisfazioni in campo privato, come in un Grand Hotel."
"Ci pensi bene prima di continuare con la specializzazione."
"Ah, mi spiace che non possa avere figli."
"Se posso darle un consiglio, non si sposi mai."

Usciamo, una stretta di mano e saluti.
Nella sala accanto è in corso una festa di compleanno collettiva, con torta ai frutti di bosco e panna, caffè a fiumi e un animatore stonatissimo che canta dal vivo. Un incubo delizioso.

Un'attimo prima di rientrare nel suo ufficio, il direttore esita sulla porta, si volta e mi dice:

"Sa anche io non faccio grandi progetti, sono uno che vive un po' alla giornata. Però a volte è utile fissarsi degli obiettivi, i business-man di successo e altre persone che sono arrivate in alto hanno iniziato ponendosi dei semplici propositi. Come uscire dalla povertà, realizzare un sogno professionale, raggiungere certi traguardi... cose così. Dovrebbe provare a scrivere una lettera, mettendo nero su bianco tutto ciò che vuole ottenere, un po' come se scrivesse una lettera al genio della lampada, o all'universo, sì insomma ci siamo capiti. Magari lei non mi crederà, ma a volte basta scrivere, fissare nero su bianco i propri desideri... e poi le cose arrivano da sole. Provi, se le va, glielo consiglio."

Ok direttore. Perché no.

Allora per prima cosa mi voglio sposare con il mio cucciolo. Voglio strapparlo via da quella vita fatta di incertezza e precarietà, lo voglio guardare addormentarsi nel mio letto la sera, voglio baciarlo ogni mattina, voglio che non gli manchi nulla. Perché lui è così bello, così unico, così diverso dagli altri umani, così simile a me. Caaaaazzo quante cose grandiose potremmo realizzare insieme.

Poi voglio ottenere il mio massimo potenziale, continuare ad evolvermi fino a raggiungere la massima espressione fisica di ciò che sono, un contenitore che incarni alla perfezione la mia anima. Non per assomigliare a qualcosa o per ricalcare un certo modello, ma per essere ciò che io e soltanto io posso essere. Non un elemento di un insieme, non un'etichetta, non un membro di una categoria. Per essere, come si dice in meccanica quantistica, un evento quantico unico e irripetibile.

Che altro?

Voglio portare a termine nel miglior modo possibile la mia formazione, perché ogni impegno va rispettato.

Poi?

Voglio essere libero. Non voglio passare il resto della mia vita lavorando come uno schiavo. Perché:
"Signori, il tempo della vita è breve... se viviamo, viviamo per calpestare i re."

Oh sì, cavoli è proprio questo quello che voglio davvero. Mi voglio dimenticare completamente di chi ero, dell'inferno che ho vissuto, della tristezza sconfinata, delle innumerevoli paure, della sensazione costante di essere un ospite sgradito in questo mondo, del nome maledetto che avevo fino a un anno fa.

Voglio essere tutto ciò che non sono mai stato, tutto ciò che non sono mai potuto essere. Voglio avviare un'attività collaterale insieme al mio cucciolo, voglio avere successo e guadagnare abbastanza da non dovermi più preoccupare dei soldi, voglio lavorare per scelta e non per necessità, voglio fare un lavoro che sia maledettamente divertente. Voglio imparare a non aver paura di guardare le persone negli occhi, voglio sentirmi libero di dire tutto ciò che penso, voglio portare rispetto solo a chi se lo merita. E voglio far tremare tutti gli altri.

E poi voglio un po' di casino, qualche colpo di scena, voglio una linea della vita bella incasinata, occasioni e decisioni improvvise che mi portino su sentieri inattesi, voglio un destino improbabile che mi porti a vivere più vite diverse nel tempo che mi rimane. Così da rimediare a tutto il tempo che ho buttato nel cesso negli ultimi trent'anni.

Cazzo questo voglio, un po' di soddisfazione, un risarcimento per tutto ciò che ho sacrificato. E con gli interessi, che cavolo.
Lettera all'universo testo di C.A.T.
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