HAREM

scritto da ciommo82
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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SCRITTO NON ADATTO AI BAMBINI
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Testo: HAREM
di ciommo82

Federico Malasoglia aveva settanta anni e faceva lo scrittore. Non aveva fatto solo questo nella sua vita. Infatti, aveva cominciato come imprenditore, aveva avuto le mani in pasta un po’ dappertutto ed era riuscito a tirare su una fortuna dal nulla. Arrivato a mezzo secolo di vita, Federico utilizzò gran parte del suo immenso patrimonio per liquidare moglie e figli e si ritirò a vita privata in un vecchio casolare di campagna. All’inizio vi condusse una vita in piena solitudine passando intere giornate ad infilare su fogli bianchi una parola dietro l’altra con la sua macchina da scrivere. Grazie al valore dei suoi testi e con un paio di mosse alla vecchia maniera, l’uomo impiegò un tempo relativamente breve per diventare uno scrittore di culto.
Le sue storie romantiche, traboccanti di erotismo, avevano un forte ascendente sulle donne che divoravano i suoi romanzi, affollavano le librerie ogni qualvolta veniva pubblicata una sua opera, facevano schizzare lo cher degli ascolti delle trasmissioni televisive nelle quali lui partecipava e di notte sognavano di far l’amore con lui senza che i mariti o i fidanzati se la potessero prendere a male.
Dal canto suo Federico dava ospitalità alle sue lettrici nel suo casolare. Per essere ospitate, le donne dovevano essere giovani, belle e disposte ad andare a letto con lui tutte le volte che egli lo desiderava. Per questo, in casa di Federico girava sempre un certo numero di ragazze disposte a buttarsi nel fuoco per lui e non solo perché era un grande scrittore. Infatti Malasoglia era anche un ottimo amatore e in più madre natura lo aveva fornito di un attrezzo del piacere davvero notevole.

Era una sera d’inizio autunno. Il vento serale di tramontana aveva fatto scendere di molto la temperatura non appena i raggi del sole avevano smesso di battere la campagna. Federico tornava dalla sua lunga passeggiata che faceva tutti i giorni dell’anno in compagnia della sua pipa colma di tabacco aromatizzato al gusto di mela che ardeva nella piccola caldaia. Delle quattro stagioni, l’autunno era la sua preferita. Gli piacevano il riverbero dei colori del paesaggio che andavano via via spegnendosi e gli odori emanati della natura che iniziava a marcire e a fermentare.
Prima di entrare in casa Federico diede le due ultime boccate di fumo e poi fece volar via la cenere ancora calda dalla pipa. Si tolse le scarpe sporche di terreno e scalzo entrò in casa.
- Oh, chéri! chéri!- Susanne, una ragazzona alta quasi un metro e ottanta, mora, mezza francese da parte di madre, che abitava con lui da quasi tre anni, gli venne incontro stringendogli le braccia attorno al collo e baciandolo sulla bocca. Federico stette lì docile mentre la lingua della ragazza si crogiolava nel caldo umido della sua bocca.
- Oh chéri!- esclamò ancora la moracciona non appena ebbe ripreso fiato, - Andiamo di là. Ho una voglia matta di te. Andiamo di là ti prego- continuò con la sua parlantina francese. La ragazza strusciò il suo corpo sinuoso fino a che lo scrittore non cedette alle sue lusinghe e acconsentì alla sua richiesta.
Preso dalla fregola, Federico la cinse con le sue braccia ancora muscolose e la sollevò da terra.
- Oh, come sei forte chéri- miagolò Susanne.
Arrivarono in camera da letto e l’uomo adagiò la sua ospite sul materasso a due piazze. Si liberò dei suoi vestiti e si butto su di lei.
Nel bel mezzo dell’attività carnale sopraggiunse Rossella, una ventenne castana con la fissa dei menage. Si buttò nel gioco senza neanche chiedere il permesso. Subito si diede da fare prima con la mora e poi col vecchio steso sotto le sue cosce.
Federico si destreggiava bene tra le due puledre e dove non riusciva col fisico sopperiva con l’esperienza.
In casa oltre alle due ragazze all’opera ce n’erano altre cinque e queste, una alla volta, si aggiunsero alla festa. Appena dentro alla camera da letto si davano da fare come delle assatanate. Si contendevano a suon di baci e carezze il pezzo da novanta del padrone di casa, lo cavalcavano a turno e poi smontavano per giocare con il resto del suo corpo o tra di loro.
L’atmosfera ci mise poco a saturarsi del rumore dei corpi che sfrigolavano e scivolavano l’uno sull’altro, dello squittio delle bocche impegnate a baciare e a succhiare, dell’odore forte dei liquidi umorali e del sudore della pelle, della saliva che sgorgava dalle lingue che leccavano.
Le donne non davano neanche un attimo di tregua a Federico.
La cosa procedeva da un paio d’ore, l’uomo era arrivato già al terzo orgasmo, ma le sue amanti non lo mollavano. Lui cercò di alzarsi, ma tutte assieme lo bloccarono a letto. Le donne ridevano come se fosse tutto uno scherzo, ma nello stesso tempo si guardavano negli occhi con aria di complicità. Poi una di esse si lasciò scappare una frase: - Forza ragazze che è quasi cotto-
Furono queste parole pronunciate si a bassa voce, ma che furono comunque recepite dallo scrittore, che gli aprirono la mente.
Si erano messe d’accordo, egli era vittima di una congiura.
Federico prese a rimuginare mentre ormai senza forza si sottoponeva passivamente alle pratiche delle sue dominatrici. Il cuore che gli martellava in petto gli pompò tanti di quei pensieri in testa che si affollarono e si incastrarono tra di loro come i passeggeri di un pullman cittadino nell’ora di punta. Cosa volevano tutte assieme le sue ospiti da lui? Volevano ammazzarlo, questo era certo, ma perché? Mica si aspettavano dei soldi in eredità? Erano solo persone alle quali aveva messo a disposizione la sua casa per un certo periodo, mica erano le sue mogli o le sue compagne? Ad un tratto gli venne un’intuizione che probabilmente poteva essere la soluzione del dilemma.
Le donne avrebbero sfruttato la sua morte per farsi pubblicità e per entrare nel mondo dello spettacolo. Ognuna di esse avrebbe giurato in televisione di essere stata lei ad ammazzarlo mentre facevano all’amore. Mica sarebbe stato reato? Come si può arrestare una donna che fa venire un infarto al suo uomo mentre se lo scopa? Tutte quante avrebbero pianto al suo funerale, avrebbero lasciato interviste ai giornalisti, avrebbero messo la loro firma su memoriali che parlavano delle ultime ore dello scrittore più amato dalle donne. Tali libri sarebbero andati a ruba, sarebbero stati divorati dai lettori come fossero vangeli. In quel tempo per diventare divi non bisognava avere nessuna capacità particolare, non era necessario saper recitare, saper ballare, saper cantare, neanche saper parlare. No. C’erano strade molto più brevi e più facili per far soldi senza stress e per condurre periodi di bella vita. Una di queste strade era quella di essere coinvolti in uno scandalo che facesse parlare per giorni e giorni e distogliesse l’opinione pubblica dai problemi reali del paese, qualcosa tipo come quella di partecipare ad un’orgia assieme ad uno scrittore famoso e far si che lo stesso ci rimanesse secco. Sarebbero state tutte sue vedove e si sarebbero spalancate per loro le porte dei talk show, dei reality per gente famosa, delle migliori discoteche e locali alla moda delle maggiori città mondane dello Stato e tanto altro ancora.
Federico cercò di pensare a come uscire da quella situazione. L’abnegazione di quelle invasate gli dimostrò che esse non si sarebbero fermate fino a che lui non fosse schiattato. Ogni sua mossa per svincolarsi fu vana, così prese una decisione estrema.
Le lasciò fare ancora per un po’ in modo da guadagnare la loro fiducia. Sorrideva e stava a tutti i giochi che esse gli proponevano, dando a pensare che si stesse divertendo pure lui.
- Il riverbero della luce mi sta facendo male agli occhi. Possiamo spegnerla?- chiese l’uomo ad un certo momento. Una delle ragazze lo accontentò. Tra un balzo e l’altro lo scrittore riuscì ad infilare la mano nel suo comodino e ad estrarre la sua rivoltella dal doppio del cassetto fondo fatto apposta per nasconderla.
Era arrivato di nuovo il turno di Susanne e lei non si fece pregare. Fu di nuovo su di lui a pompare dall’alto in basso col suo bacino. Lentamente Federico tese il braccio armato e premette il grilletto puntando la zona dove presumeva fosse la testa colma di capelli castani lunghi e lisci. Un bagliore subitaneo avvampò nella stanza simile al flash di uno dei primi modelli di macchina fotografica. Malasoglia aveva centrato Susanne in piena faccia. Per la stanza si sentirono gli schizzi di sangue e materia cerebrale sbattere contro le pareti e contro il pavimento, l’odore del sesso fu soppiantato della puzza della morte e della polvere da sparo.
Ci fu un attimo di calma, dopodichè la luce fu accesa e le sei ragazze urlarono d’orrore quasi all’unisono. La scena del corpo con la testa maciullata di Susanne ancora ritto e impalato al suo membro fu pesante da digerire anche per lo stesso Federico. L’assassino ebbe un conato di vomito, si piegò di lato e riuscì a staccarsi dalla morta.
Le altre sue aguzzine si affollarono sulla porta per scappar via. Si creò un ingorgo di tette e culi presi dal panico. Federico scese dal letto e finì l’opera. Continuò a premere il grilletto fino a far cader morte tutte le sue amanti.
Quando anche l’ultimo colpo della rivoltella fu sparato sull’intera abitazione scese un silenzio immoto come l’acqua putrida di una palude.
Fedirico lasciò cadere a terra la pistola e si guardò intorno. Il corpo dilaniato di Susanne la veterana del gruppo giaceva buttato sul letto insanguinato simile ad una vecchia bambola di pezza sbranata da un cane rabbioso. Altri quattro corpi erano ammucchiati nei dintorni della porta. Da essi proveniva un leggero sibilo. Forse una di quelle donne era ancora viva. Lo scrittore scrutò bene quell’ammasso pulsante di carne prossimo al rigor mortis e cercò di capire chi era che ancora riusciva a respirare. Passò in rassegna più di una volta con lo sguardo, ma riuscì a vedere solo il sangue che fuoriusciva dai buchi delle pallottole.
L’uomo riuscì a trovare la forza di spiccare un leggero balzo per arrivare nel corridoio dove c’erano gli ultimi due cadaveri, li sorpassò e arrivò in cucina. Si sdraiò sul divano. Si sentiva spossato, forse sarebbe morto d’infarto prima che fossero arrivati i soccorsi. Allungò un braccio e prese il telefono. Parlando con voce soffocata avvertì i carabinieri di ciò che era successo in casa sua e disse che li avrebbe aspettati lì sul divano dove si trovava.
Posò il telefono e restò longo con le mani incrociate dietro la nuca. Gli venne spontaneo di pensare che in questo modo aveva lo stesso dato la celebrità a quelle ragazze. Le vittime dello scrittore più famoso degli ultimi venti anni. Ne avrebbero parlato tutti, giornali, televisioni, la notizie sarebbe arrivata anche all’estero. Forse dopo qualche settimana sarebbero state dimenticate come tutte le vittime degli omicidi domestici… ma purtroppo non si poteva avere tutto dalla vita.
HAREM testo di ciommo82
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