Il padre del Padreterno

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Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Se il Padreterno ha un figlio, deve avere anche un padre, o no? Buona lettura.
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Testo: Il padre del Padreterno
di vecchioautore

Il padre del Padreterno

«Se il Padreterno ha un figlio, deve avere pure un padre!» esclamai nel buio della stanza, riflettendo a voce alta.
E se le cose stanno così, il mistero del creato non è più tale… perlomeno al mio elucubrare, pensai ancora, cercando di penetrare il mistero del padre del Padreterno.
Poi, m’addormentai, sognando l’impossibile… o forse no!

«Questo è ciò che io sono riuscito a realizzare, guarda e ammira, figlio!» disse il padre del Padreterno, mostrando il creato al suo figliolo.
«Che bello!» esclamò estasiato Padreterno. Aggiungendo prontamente: «Quando sarò grande, ne edificherò un altro, immensamente più splendente».
«E quando ti deciderai a diventare grande? Sono due milioni di secoli che passi il tempo a giocare a dadi con cherubini e serafini!» sbottò il padre.
«Non è così, quelli che tu chiami giochi, son futuribili progetti… punti fermi del mio personale universo, che presto andrò creando», ribatté l’abbacchiato Padreterno.
«Mi fa piacere saperti all’opera per creare un secondo e più grande universo… ma dimmi, figliolo, descrivimi a grandi linee codesto tuo, ingegneristico capolavoro», lo esortò l’inorgoglito genitore, mettendosi all’ascolto comodamente adagiato sopra una soffice, candida nuvola.
«La prima cosa che farò, sarà eliminare tutte queste rotondità… ne ho abbastanza di veder palle rotolare nel vuoto interstellare, mi danno il capogiro», esordì, davanti all’allibito babbo. E aggiungendo: «Voglio crear pianeti e stelle a forma di dado!» lo sconvolse definitivamente.
«I dadi vanno bene per giocare con quegli angioletti perditempo, non certo per farli rotolare intorno alle stelle», obiettò, sospirando, lo sconfortato padre.
«Beh, se non potranno rotolare, staranno fermi, fin quando non mi degnerò di prenderli e farli avanzare, lanciandoli sopra il nero tappeto dell’interspazio», replicò. E ribadì l’idea rafforzando il concetto: «Il mio universo sarà un capolavoro d’arte moderna, le nubi che l’attraverseranno non saranno di baroccheggiante aspetto, ma un trionfo di spigoli a scendere e salire».
«E tu, per ammirar la vita che scorre al suo interno, dove ti siederai, sopra un’acuta punta?» domandò ironicamente il padre, galleggiando mollemente dentro una comoda e morbida nuvola.
«Il rango di creatore, m’imporrà d’osservar la vita scorrere dall’alto in basso, deliziato dal canto dei cherubini, seduto sopra un trono retto da serafini», rispose l’impettito figlio.
«Potrei sapere se la vita, almeno quella, sarà qualcosa di normale, oppure avrà anch’essa l’aspetto di un elettrocardiogramma?»
«No, la vita così come la concepisti, potrebbe anche soddisfarmi…»
«Meno male, credevo d’aver sbagliato proprio tutto, ad iniziare da te stesso», l’interruppe il padre con sarcasmo.
«Anche perché, avendola riempita di alti e bassi, mi sa che t’ispirasti proprio ad un elettrocardiogramma, disegnandola», replicò a tono il figlio. «Il fatto è che ti sei fatto prendere la mano, e la bulimia del creare ti ha portato a mettere troppa carne al fuoco», concluse, completando l’impietosa analisi di ciò che fu fatto nel breve volger di sei giorni.
«O bella! E quali ingredienti avrei immesso in sovrabbondanza, da renderti indigesta la pietanza?» chiese ancora il padre, non rinunciando a una punta di sarcasmo.
«La morte!» esclamò con tono grave il figlio. «Nel mio universo, si vivrà felicemente in eterno.»
«Bel progetto», convenne il padre. «Ma, purtroppo, irrealizzabile!» lo cassò subito dopo. Prima di spiegargli che: «L’avrei voluto creare pur io, un simile capolavoro, ma non si può mica fare… e gl’infelici che van cercando il suicidio, dove li metti? E gli assassini, i pugnaci in cerca della bella morte nel cuore della battaglia, e di tutto l’ambaradan che gira intorno alla morte, che ne farai?»
Il figlio rifletté: “E’ già, non ha mica tutti i torti, se devo metter dentro il presepe universale solo chi è felice veramente… mi sa che non mi rimarrà che guardarmi dentro lo specchio… sperando di veder riflesso ciò che vo cercando".
E mentre ancor pensava come togliersi d’impaccio, il padre lo mise KO, dicendo: «E poi, come si fa con quel povero diavolo di Lucifero, al quale io a nome anche dei miei eredi, promisi un certo numero di clienti se avesse gestito per l’eternità le terme dell’inferno. Ci pensi tu ad andare a dirglielo laggiù, eh?»
Conoscendo il carattere fumantino del soggetto, il figlio pensò bene di soprassedere, rinunciando, di punto in bianco, al progetto di un universo, forse più bello, certo più giusto, ma d’impossibile realizzazione visto i contrastanti interessi in gioco.
«Forse è meglio che mi limiti a gestire l’universo di famiglia, limitandomi a qualche piccolo aggiustamento», iniziò col dire. Poi, osservando lo sguardo corrucciato del padre, aggiunse contrito: «Magari nemmeno a quelli, lascio tutto com’è, e mi limito all’ordinaria manutenzione».
«Bravo figliolo!» esclamò entusiasta il padre. «Questo volevo sentirti dire. Mandare avanti un universo, è un impegno mica da ridere; ed io, comincio ad essere un po’ stanchino. Domani stesso ti consegnerò le chiavi; io mi ritiro a villa Paradiso, a prendermi cura del profumato e colorato, giardino delle anime», chiosò felice, il padre del Padreterno.

«Chissà quant’altri milioni di secoli dovranno trascorrere, prima che il Padreterno ceda il bastone del comando al figlio… ma poi, ci sarà un altro figlio disposto ad assumersi il gravoso impegno, oppure quando il Padreterno si stancherà di sopportare il nostro comportamento antisociale e autodistruttivo, pianterà baracca e burattini?» mi chiesi, svegliandomi da quello che iniziato come sogno, rischiava di concludersi in incubo.

FINE


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