Moleste e invisibili

scritto da Deaexmachina
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Deaexmachina
Autore del testo Deaexmachina
Immagine di Deaexmachina
... esperienze di stagione
- Nota dell'autore Deaexmachina

Testo: Moleste e invisibili
di Deaexmachina

Moleste. Per Mario, tali erano le cicale. Moleste e invisibili, in misura direttamente proporzionale.
Sì, perché per Mario, già dopo poche ore dall'arrivo nel luogo di vacanza, il fastidio per quel cicaleccio animale (e umano, a tratti) era tanto insopportabile da indurlo a macchinare piani di guerra; ed ecco il nodo della questione: tanto moleste, quanto invisibili, le cicale.
In aggiunta, in vacanza non ci era andato da solo, figurarsi!
La moglie, sempre più ciarliera in proporzione agli anni anagrafici, sembrava seguire un bioritmo in cui il massimo della felicità svettava esattamente nei mesi estivi, come se il caldo lasciasse trasudare gioia dai pori, anziché sudore.
Sì, ok... qualcuno avrebbe potuto vaneggiare d'amore, asserendo che la radiosità dell'annosa compagna di vita fosse dovuta alla ritrovata intimità, possibile soltanto durante le agognate ferie... Al contrario, a Mario sembrava di essere costantemente in marcia verso la gogna, con tutti quegli sforzi di allegri passatempi di stagione, inviti socialmente utili a combattere la misoginia, e cicalecci in ogni dove.
La vera, meritata vacanza, per lui, sarebbe stata altrove e in solitudine, magari in uno chalet bello fresco con le pareti insonorizzate, dove le odiose cicale non avrebbero avuto chance di sopravvivenza. Non che Mario ne capisse poi molto di fenomeni naturali e animali, ma gli piaceva accarezzare l'idea di un luogo tutto suo, lontano dagli schiamazzi della vita.
Cosa c'era di sbagliato nella sua ferrea volontà di ozio e silenzio?
Le cicali, moleste e invisibili, avevano da ridire almeno quanto la moglie.
Non avrebbe retto molto; sicuramente, non per tre settimane già pagate in quel resort a pochi passi dal mare, con un depliant dettagliato con tutte le attività offerte che non ci si poteva lasciar sfuggire (era un peccato, a detta della moglie, non usufruirne, visto che erano comprese nel prezzo). Sarebbe stato inutile battibeccare sul fatto che ci si dedicasse da sola, puntando sulla sua conclamata giovialità che propendeva a fare sempre nuove entusiasmanti conoscenze; avrebbe piagnucolato sui soliti discorsi da casalinga frustrata dal sacrificio della solitudine, finendo col rinfacciargli la sua assoluta compiacenza/comprensione in un periodo di tempo lavorativo nettamente superiore a quello vacanziero: diagrammi di flusso dalle letture differenti.
Lui avrebbe voluto decidere delle sue ferie, finalmente; lei voleva decidere delle sue vacanze, finalmente.
Beati i figli che, a parità di diritto alla libertà e ad una fetta di stipendio paterno dettata dalla soglia ancora lontana della maggiore età, potevano decidere per un campeggio full optional e un viaggio culturale alla scoperta dell'Europa (entrambe cose che lui non invidiava, se non nella misura dell'indipendenza).
Ma era lì, ormai, concorrente perdente alla mercé delle pretese della vincitrice, magnanima una tantum e intransigente al vespro: Mario era libero fino all'ora di pranzo, raramente nel pomeriggio, mai la sera.
La vittoria di Pulcinella si palesava nell'apoteosi del concerto di cicale, moleste e invisibili. Non avrebbe retto a lungo.
Tappi: ovattavano ma non risolvevano.
Cuffie: i decibel della musica lo rendevano agitato, di qualsiasi genere.
Alcool: ottundeva verso il sonno ma sollecitava fastidi diuretici.
Infissi serrati: ormai era permeato di cicaleccio... filtrava aggressivo!
Chissà come, gli era venuto in mente Van Gogh; non ricordava esattamente il motivo del folle gesto di amputarsi l'orecchio (o erano entrambe?) ma, all'improvviso, Mario sentiva di non escludere l'ipotesi del fastidio delle cicale. Vero era che, con quella mania per i campi di grano assolati, i girasoli e tutto quel giallo accecante, se l'era cercata, aveva imboccato la via per il regno di quei molesti e invisibili insetti.
Troppo remissivo, debole, sciroccato dall'afa, quel Van Gogh! Non come lui.
Mario non avrebbe retto e, almeno contro quelle bestie, avrebbe vinto. Ne andava della sua salute mentale, delle sue ferie e della sua dignità.
Con piglio deciso, preso un poderoso sigaro da leader, con zippo altrettanto dignitoso, spalancò la porta finestra, atteggiandosi a super eroe con mantella svolazzante, deciso a debellare le nemiche.
I villeggianti erano tutti in spiaggia, probabilmente: non si vedeva anima viva nei vialetti tra i bungalow.
L'esercito molesto e invisibile si nascondeva tra gli alberi e lì si diresse, col passo felpato degli infradito.

Era imbarazzante, trovarsi lì, nell'ufficio della direzione, per rendere conto dell'accaduto, visionando il filmato, quell'unico testimone che lo additava come unico responsabile; Mario si sentiva come un monello dal preside, e sperava soltanto che non si presentasse la moglie, a dar man forte al nemico, con ossequiosa deferenza.
Sperava di risolvere la questione con una lavata di capo e, al massimo, una mano al portafoglio; in fondo, la situazione si era risolta presto e con pochissimi danni, tenendo conto che, rinsavito dall'acredine del fumo, Mario si era adoperato ad estinguere il fuocherello, facendosi scudo con mani e piedi (il video mostrava chiaramente, e in modo esilarante, come avesse sì appiccato le fiamme all'albero, partendo dalla corteccia screpolata, ma poi si era pur levato la camicia batik e pestato gli esili infradito sui lapilli scoppiettanti).
L'unico martire poteva dirsi lui, esasperato dai canti interminabili del coro molesto e invisibile, cicale in combutta con la moglie per rovinare le sue ferie, per ostacolare il suo bisogno di pace e silenzio.
L'intenzione da piromane muoveva la sua curva sul diagramma meno nettamente rispetto all'intenzione della meritata serenità; Mario avrebbe voluto spiegarsi proprio con un disegno, le statistiche e i sondaggi erano il suo pane, ma la mano fasciata bruciava troppo e le piante dei piedi si dannavano ancora dell'inferno superato; non da ultimo, bruciava lo scherno del filmato.
Assodato che il buon direttore non avrebbe denunciato l'accaduto alle autorità (i danni erano davvero irrisori, si era intervenuto prontamente), dopo aver ricevuto la ramanzina, Mario si era alzato, con fare compito e contrito, cercando di guadagnare l'uscita il più rapidamente possibile.
- Ma cosa aveva intenzione di fare? -, lo raggiunse la fatidica domanda.
La verità avrebbe aggiunto beffa al filmato: meglio evitare.
"Se il nemico preme, menti spudoratamente!", si disse Mario.
- Sono un appassionato di canti della Natura ed ero curioso di vedere da vicino queste invisibili artiste di stagione: le cicale -.
L'omissione sulla molestia, a parer suo inaccettabile, era stata necessaria; sarebbero servite altre curve di spiegazione sul diagramma del flusso della sua vita!
Moleste e invisibili testo di Deaexmachina
34

Suggeriti da Deaexmachina


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Deaexmachina