La fine può attendere, invano - CAPITOLO VII

scritto da Giuseppe Palma
Scritto 17 giorni fa • Pubblicato 8 giorni fa • Revisionato 8 giorni fa
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Autore del testo Giuseppe Palma
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Nel libro di poesie “La fine può attendere, invano” emerge quanto la fine sia fondamentale per l’umanità, poiché rappresenta il presupposto essenziale per identificare il nostro ruolo nella storia.
- Nota dell'autore Giuseppe Palma

Testo: La fine può attendere, invano - CAPITOLO VII
di Giuseppe Palma

CAPITOLO VII

LA TUCLAT

L'INSEGNAMENTO DELLA TUCLàT

La tuclàt è una parola del dialetto banzese che tradotta letteralmente vuol dire "scossone", "scuotimento", dando però enfasi non soltanto al momento esatto dell'evento ma anche a ciò che avviene dopo, contenendo in sé un senso di suspance che la rende unica e speciale.

Non credo esistano in italiano parole che possano esprimere in maniera efficace il suo reale significato.

In senso figurato, per capire questa parola può essere utile immaginare un bellissimo vaso di fiori che per sbaglio viene urtato ed inizia ad oscillare. Tutti si fermano a guardarlo e un attimo diventa eterno, mentre oscilla non si sa come andrà a finire. Dunque, la tuclàt non è tanto il colpo che ha provocato il movimento del vaso quando il movimento stesso e l'esito di quel movimento. Se il vaso, dopo aver tenuto tutti con il fiato sospeso, torna nella posizione iniziale, allora si può parlare di tuclàt, e si può tirare un sospiro di sollievo.

Se invece il vaso cade, allora non si può parlare di tuclàt. Per questo tipo di eventi esiste comunque un vocabolario ricchissimo e colorito di frasi che di solito iniziano con "Mannaggia a...", ma non è questo il momento di approfondirle, magari nel prossimo libro.

Si può dire quindi che la tuclàt, nonostante la potenziale drammaticità dell'evento che racchiude, porta sempre a un lieto fine, e un avvertimento, che il più delle volte può essere visto come un insegnamento.

Guardandola da un punto di vista più filosofico è utile dire che questa parola non viene associata solo ad oggetti, ma anche a persone. Non di rado si sente dire, con il geniale sarcasmo che contraddistingue la gente di paese, che una persona colpita da ictus o infarto "ha avuto una tuclàt!"

Questa persona ha in effetti avuto uno "scossone" che ha messo in stand-by per un attimo la sua vita, la quale poi torna alla normalità in un tempo più o meno breve.

Allora qual è l'insegnamento?

La tuclàt non si dimentica, ci mette per un attimo di fronte al fato, che in maniera più o meno consapevole ci siamo costruiti. È lo scampato pericolo, che ci fa dire, "da domani si cambia registro", "basta fumare/bere troppo", ad esempio.

Quando arriva la tuclàt sei già nelle mani del fato, è troppo tardi per cambiare idea, troppo rapida per pentirsi dei propri peccati, si può solo attendere che quell'attimo finisca, per scoprire cosa il destino ha in serbo per noi.

MAMMA, ROSINA E TERESA

La prossima poesia è ambientata nel primo dopoguerra, in una piccola casa a Banzi, in un giorno di festa. Le tre protagoniste, la Mamma e le due figlie Rosina e Teresa, sono alle prese con le faccende di casa, quando la mamma manda Rosina a riempire la bottiglia di vino nel seminterrato della casa (la grotta), accessibile dall'esterno, come per molte case di Banzi.

E' qui che Rosina vive una disavventura, sperimentando l'angoscia della tuclàt, e riflettendo sulle parole della madre, che diventano così per lei un insegnamento, proprio grazie alla tuclàt.

Devo precisare che durante questa poesia nessun animale è stato maltrattato!

La tuclàt

(Mamma)

Manè va ign u mìr

Ca non facem cum a ìr

Dattant mo sarrteir da la chiazz

Cud u saj cum fac, po pigl e s'ncazz!

(Rosina)

E semp sol aggià shei, chess non fac nint?

Ej nutl ca t vut e fai fint ca non sint..

Cum la pigl la damgian?

I teng sol duj man!

(Teresa)

Tu aìr non me jutat

Mo t s già scurdat?

No u saj ca a sant Roc

Non s cant sol all'andat?

I aggià munnà i fasulet

Muvt, muvt ca u mir t'aspett!

(Mamma)

Rosì non la piglià

addur e mnted...

Mitted u sciallet

Ca inta la grot fac fred

Qua staj u chiavin,

E rcurdt u muted!

(Rosina)

Quant ej pesant sta damggian

L'anm d'atant atant attan!

L'aggia tenè pur spslàt

Ca cud la buttllje la vol pregntat...

Ma la sfrtun non ej frnùt,

ecc la at, da do s trasùt?

Guard na pont a sta shcfos

U saj che t faz s t peigl!

Scìn mo stess da u chiangaridd

Mo c la cod fai cadè la buttllje!!!

Accussè pass la vit

jent au timp d na tuclàt

Na at c'à zumpat,

nu lucl e na stampat!

La buttiglj par ca mo cad,

Mo par ca non cad!

Ma s lass la damggian

Osc a maldit faz na frttat...

Agg capìt... mo me sò 'mparat!

Ten ragion mam quannn dic ca

Na man lava l'aut...

S' aìr ajutaje a sorm

a guvernà i coneglj

Osc èd m'ajutaje a mè

a egn la buttigl...

Ma mo m'ajut sòl la Madon

E qualc sant n' paradeis!

S m voln fa stà grazje

A la cas port u mìr,

e pur nu surreis.

TRADUZIONE IN ITALIANO DI "La tuclàt"

(Mamma)

Signorina vai a riempire il vino

Non facciamo come ieri

Tuo padre stà tornando dalla piazza

Sai poi come fa, si arrabbia!

(Rosina)

Ma devo andarci sempre sola, lei non fa niente?

E' inutile che ti volti e fai finta di non sentire

Come sollevo la damigiana?

Io ho solo due mani!

(Teresa)

Tu ieri non mi hai aiutata

ti sei già dimenticata?

Non sia che alla festa di san Rocco

non si canta solo all'andata?

Io devo mondare i fagiolini

Muoviti, muoviti, che il vino ti aspetta!

(Mamma)

Rosina non tergiversare...

Mettiti lo scialle

che nella grotta fa freddo

questa è la chiave,

e ricordati l'imbuto!

(Rosina)

Quanto è pesante questa damigiana

L'anima del padre di tuo padre!

Devo anche tenerla sollevata,

papà vuole la bottiglia completamente piena...

Ma la sfortuna non è finita,

ecco la gatta, da dove sei entrata?

Guarda un po' questa schifosa

lo sai cosa ti faccio se ti prendo!

Scendi immediatamente dello sgabello,

adesso con la coda fai cadere la bottiglia!!!

Così passa la vita

Dentro il tempo di una tuclàt

Una gatta che ha saltato,

Un urlo e un calcio!

La bottiglia sembra che stia per cadere,

Ora sembra che non cada!

Ma se lascio la damigiana

In questo maledetto giorno faccio una frittata...

Ho capito... adesso ho imparato!

Ha ragione mamma quando dice che

una mano lava l'altra...

Se aiutavo ieri mia sorella

a pulire i conigli

oggi lei aiutava me

a riempire la bottiglia...

Ma ora mi aiuta solo la Madonna

e qualche santo in paradiso!

Se vogliono farmi questa grazia

a casa porto il vino,

e anche un sorriso.

Casalecchio di Reno, 19/04/2026

Ebbene con questo simpatico siparietto, qui finisce il libro "La fine può attendere, invano".

Anche la tuclàt ci insegna con non è mai detta l'ultima parola, c'è sempre un'altra possibilità.

Già, certo, è tutto molto bello... avere il coraggio di non mollare, la forza di reagire... tutto molto bello.

Bello si, ma non banale!

Il mio ultimo pensiero va a chi non ce l'ha fatta. A chi ci ha provato in ogni modo ma è sceso così tanto in profondità da non avere abbastanza fiato per rivedere la superficie del mare. Per loro la tuclàt non dura un attimo ma una vita, e non c'è un lieto fine. Il dolore che portano dentro è, per queste persone, un peso talmente grande da rimanerne schiacciati.

Anche per loro però la fine può attendere invano, certo! Tant'è che sono nei nostri ricordi e li ritroviamo nell'ultimo messaggio di salvezza, una "ghost track" che non compare nell'indice, come si faceva con alcuni vinili, musicassette, CD, sino agli anni 90, quando poi è cambiato il modo di distribuire la musica.

Io in particolare ricordo ancora con piacere la sorpresa ascoltando l'album Nevermind dei Nirvana.

Le tentazioni del Reno

Ogni giorno sperimento
con tormento
un turpe fallimento.

Passeggiando,
sotto il ponte adagio,
il Reno si apre e
rivela il suo disagio.
Un masso aguzzo
dal basso mi chiama
mentre il suono delle
rane dipana
un'ormai sopita trama.
Di certo è la vita,
che aspira a
chiudere questa
scomoda partita.
Non sono qui per questo!
Vado, solo, in cerca
di un po' di fresco.

Un sussulto scalpiccia
e protesta,
la mente rimesta
violenta il pensiero.
Serrano le mani
la balaustra, ma ripeto
l'ora non è questa!

Con il caldo cocente
la solitudine riaffiora,
indifferente,
ed un alito di pace
mi sfiora.

Casalecchio di Reno, 16/07/2026

La fine può attendere, invano - CAPITOLO VII testo di Giuseppe Palma
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