La fine può attendere, invano - CAPITOLO IV

scritto da Giuseppe Palma
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Autore del testo Giuseppe Palma
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Nel libro di poesie “La fine può attendere, invano” emerge quanto la fine sia fondamentale per l’umanità, poiché rappresenta il presupposto essenziale per identificare il nostro ruolo nella storia.
- Nota dell'autore Giuseppe Palma

Testo: La fine può attendere, invano - CAPITOLO IV
di Giuseppe Palma

CAPITOLO IV

L’INDETERMINAZIONE DELL’AMORE

 

INTRODUZIONE

Forse mi sbaglierò, ma credo che non sia corretto parlare di amore tra due persone declinandolo ad un tempo futuro, essendo il presente il vero limite temporale dell’amore.

Indubbiamente è prassi diffusa fare promesse d’amore che non hanno scadenza; le canzoni d’amore più belle spesso usano avverbi che alludono ad una durata infinita dell’amore. Certo è emozionante, e ben vengano queste carezze dell’anima.

Ma nella vita di tutti i giorni, nel caso qualcosa vada storto, non si può negare che in nome dell’amore la casa più che una culla potrebbe diventare una prigione.

Dunque, la mia idea di amore è semplice, si può valutare di essere amati o di esserlo stati, ma non possiamo dire se l’amore ci sarà domani. Lo scopriremo di giorno in giorno. Un po’ come scartare un regalo tutti i giorni, il contenuto è sempre lo stesso, ma se ci emoziona ancora possiamo chiamarlo amore. Si può quindi già dare per scontato che, in alcuni giorni particolarmente difficili, quel regalo non verrà nemmeno aperto, forse volerà giù dalla finestra. In tal caso, il vero regalo per la nostra dolce metà (ma soprattutto per noi stessi) sarà la corsa per le scale, per andarlo a riprendere, prima che passino gli operatori ecologici a ritirarlo.

 

È dunque necessario essere pronti ad accettare il fatto che, in una coppia, l’amore può finire. Questo sì che è un gradino, di quelli molto alti, almeno per uno dei membri della coppia, se non per entrambi, e per il resto della famiglia.

Ancora una volta una fine da affrontare, spesso più subdola di quanto si possa immaginare. L’amore infatti può essere svanito molto prima di quando effettivamente ce ne rendiamo conto.

Ormai sappiamo però che dopo la fine c’è sempre un nuovo inizio, che ci attende se siamo in grado di accettarla, di scalare il gradino.

Nella prossima poesia si affronta proprio l’infelice epilogo di una storia d’amore, il momento in cui l’amore non c’è più, ma si fa finta di niente. Magari sono già trascorsi tanti anni di vita insieme e ormai per abitudine, e forse anche per convenienza, si continua a vivere nella stessa casa, schiavi di una quotidianità che sembra non avere alternative migliori.

Ci si rassegna quindi a sopportare l’altro, concedendogli la possibilità di sfogare la frustrazione di una giornata storta, aspettando il proprio turno!

Ma c’è sempre una cosa che mette a posto tutto…

Cosa? Il letto?

Ma quale letto…

La tavola!

 

 

Insulti prima di cena


Poiché la cagna

mai si abbogna,

famelica si arrampica

al palo della cuccagna,

e fastidiosi imbarazzi

mai ci risparmia

perché stolta non prova

alcuna vergogna

 

Dal divano,

la despota deposta,

con un urlo seppellisce

l’audace spadaccino,

che in lei cerca lo sfogo

covato sin dal mattino.

 

Ma cos’è sta lagna!!!

Che gli orli delle maniche

mi bagna!?

Queste unghie

che stridono

sulla lavagna!?

 

Un sottile silenzio

Firma un’esile tregua…

Dopo un’intera giornata

di duro lavoro

con una domanda leggera

la tensione si dilegua.

 

Che ci mangiamo

Stasera!?

 

Gli occhi si illuminano

carichi di speranza!

Da debita distanza,

riecheggia nella stanza…

 

Fai la lasagna?

 

Casalecchio di Reno, 25/05/2025

 

 

 

Ebbene sì, il rapporto di coppia può ridursi ad un impegno di collaborazione, di affetto verso il partner e i figli, di dedizione verso la famiglia, anche quando l’amore non c’è più.

 

L’amore è presenza fisica e spirituale, ma non può essere dato per scontato, va conquistato ogni giorno con piccoli gesti, magari ignoti alla persona amata, che però sente di esserlo.

L’amore è anche assenza, la capacità di mettersi in discussione, farsi da parte quando serve, saper rinunciare a ciò che è sbagliato. Nascono così le divergenze, che danno vita ai litigi, elementi essenziali nella chimica dell’amore.

Quando questi non sono la normalità, come il continuo ripetersi di un copione già visto, allora diventano uno stimolo a fare meglio, a cercare di capire cosa manca, prima che sia troppo tardi.

Chiunque può dire di aver sperimentato quel vuoto nello stomaco subito dopo un litigio, il senso di ingiustizia, perché ovviamente siamo noi ad avere ragione.

E allora si cerca un perché, si vuole provare a capire cosa è andato storto e se poteva andare diversamente, mentre intanto la notte passa insonne.

La prossima poesia è un ritornare alle origini, per rivivere le emozioni che hanno portato a scegliere una vita insieme. È la ricerca di quell’evento che avrebbe potuto metterci in guardia, per poter giustificare quel dolore che tanto ci sta facendo soffrire, con grande disappunto del nostro orgoglio.

Nella prossima poesia, dunque, si mette in discussione l’amore per dargli una nuova forma e una nuova direzione, una nuova luce.

 

Termosifoni


Da tempo non cavalcavo il mio cuore,

i tuoi occhi hanno scavalcato il cancello

perché è così che fai…

non suoni mai il campanello.

Suona invece una musica nuova

che mi fa venire voglia di

tornare ai tempi della scuola

per capire cosa è andato storto

perché sei comparsa

tra i pensieri del mio orto,

né buona né cattiva,

voce amica, erba nemica.

Ti sento ronzare e non riesco

a capire se mi stai minacciando

o semplicemente vuoi entrare

ad impollinare il mio cuore,

povero ingenuo fiore,

che resta immobile e batte più forte

quando sarebbe più sensato scappare

e chiudere tutte le porte.

Sei tu che mi dovresti salvare

ridammi il comando, prima

di ritrovarci tra le lamiere

contorte di uno schianto,

vittime colpevoli e…

Ecco! Ti sei svegliata…

Si spegne la magia

di questa bellissima poesia.

Veloce attracchi nel mio porto

in cerca di calore e un po’

di conforto.

Con il tuo morbido pigiamone

quinta essenza della passione.

 

“I termosifoni sono freddi,

come mai non sono partiti?”

 

Un po’ di comprensione amore,

ormai dovresti saperlo,

non sanno dove andare

proprio come noi, esseri smarriti.

                                                                        

Casalecchio di Reno, 23/10/2025

 

 

 

I termosifoni sono al contempo l’oggetto più freddo e anonimo della casa, ma anche il più caldo e accogliente.

Un alternarsi di presenza e assenza che rende bene l’idea di quanto siano preziosi per noi. Quando si scaldano, il calore non rimane a loro ma si diffonde per tutta la casa.

Così anche in amore possiamo riscontrare l’importanza di un dualismo, nell’alternarsi di assenza e presenza.

Ma cosa accade quando la fine arriva al momento sbagliato? Quando l’assenza diventa l’unica presenza possibile, perché la persona che amiamo non c’è più?

Ebbene di rado si pensa al fatto che il tempo passa, e per qualcuno di noi possa scorrere molto più in fretta.

Questo ci suggerisce quanto sia importante in amore vivere intensamente ogni momento, non procrastinare, ma coltivare e curare ogni giorno la vita insieme.

Quando l’assenza diventerà fatale, saranno preziosi i ricordi, che la tecnologia ci aiuterà a rivivere, ma anche le sensazioni vissute insieme, che non hanno tempo.

E così si può rivivere il calore di un abbraccio che più non può essere, per una frontiera invalicabile che ci divide dalla persona amata.

 

 

Abbraccio fetale


Basterebbe ammirare

l’incastro perfetto

dei corpi assopiti,

in questo

abbraccio fetale,

per spiegare

la curiosa attitudine

a spendere il nostro tempo

insieme.

 

Ma con iniqua misura

silenzioso

ci consuma,

mutando in frontiera

la linea che ci unisce,

quando trascini

sotto il tuo viso la mia mano

per assicurarti

che non sia altrove.

 

Ho appreso la lezione…

non attenderò

l’ipocrisia gelida

di uno sguardo

supino…

prima che cambi idea,

ti dico già che mi manchi,

ma più di ogni altra cosa

la tenera carezza

del tuo teporino.

 

Termoli, 13/08/2025

 

  

“Seguimi, lettore! Chi ti ha detto che non esiste a questo mondo l’amore vero, quello fedele ed eterno! Al mentitore sia tagliata la malefica lingua.

Seguimi, lettore. Solo me, segui. E io ti mostrerò un tale amore.”

(Il Maestro e Margherita, Introduzione al capitolo diciannovesimo, Michail Afanas'evi? Bulgakov)

 

IL MAESTRO E MARGHERITA, OVVERO L’AMORE ETERNO

Dunque, dicevo? L’amore eterno non esiste?

Ma siamo matti!!! Certo che esiste, eccome!

Chi sono io per smentire Bulgakov?

Chi sono io per negare il sogno di un amore eterno!

Non posso dire di averlo visto con i miei occhi, ma di certo l’ho sentito, attraverso la lettura, ad esempio, di libri come “Il Maestro e Margherita”. La letteratura è piena di storie di amore appassionanti che ci insegnano come l’amore vada al di là della passione che unisce gli amanti, i quali diventano strumenti di un messaggio più grande delle loro stesse vite. Le storie d’amore, quello che “muove il sole e le altre stelle” rimangono ancorate all’anima e ci accompagnano nel nostro viaggio rendendoci persone migliori.

È la magia dell’immaginazione, che distingue gli uomini e le donne da tutti gli altri esseri viventi, permettendoci di estraniarci dalla realtà e vivere in un sogno, anche solo per breve tempo.

Cosa che non riesce più a fare il Maestro, chiuso in una clinica psichiatrica dopo una crisi esistenziale dovuta all’insuccesso del suo manoscritto, nonostante la consolazione dell’amore sincero di Margherita.

Disperato crede di averla persa per sempre, non sa dov’è, come rintracciarla, finché una notte frantumata da incubi la rivede in sogno. Sopraffatto, da un pianto sincero, si affaccia alla finestra della sua stanza e urla il suo nome.

 

 

 

I miei sogni

Mi dimetto dai

miei sogni,

perché, a quanto pare,

preferisco non

dormire.

Come una barchetta di

carta, sparuta,

in un mare in tempesta

fatto di foglie d’autunno,

appaiono e scompaiono

i miei sogni,

strappi di vita vissuta,

troppo spesso incompresa,

ostinato a non farmi

bastare

quest’opera incompiuta.

 

Sono il segnalibro

dell’anima

i miei sogni…

Mi risvegliano e mi

avvolgono in

un bozzolo di lenzuola,

disperato,

perché stavolta

dopo tanti incubi,

finalmente sognavo te.

 

Casalecchio di Reno, 15/10/2025

 

 

 L’INDETERMINAZIONE DELL’AMORE

Nel corso del ‘900 la natura, si è rivelata agli occhi degli esseri umani nella sua straordinaria complessità e bellezza. Come spesso accade, proprio quando si crede di aver trovato una spiegazione sufficientemente chiara per capire l’universo che ci circonda, siamo costretti a fare i conti con situazioni inaspettate che aggiungono legna al fuoco della curiosità umana.

Due scoperte in particolare, strettamente legate tra loro hanno sconvolto la comunità scientifica all’inizio del ‘900:

1.        Il principio di indeterminazione di Heisenberg

2.        Il dualismo onda-particella di De Broglie

Premettendo che non sono un fisico, mi limiterò a riportare per quella che è la mia capacità di comprensione e lo scopo di questo libro, la spiegazione di queste due scoperte riguardanti le particelle quantistiche (tipo gli elettroni).

Il primo dice che, data una particella, ad esempio un elettrone, non è possibile conoscere con esattezza due grandezze tra loro correlate che lo caratterizzano, ad esempio la sua posizione e la sua velocità. Quindi se provo a misurare in maniera precisa la posizione dell’elettrone, non sarà possibile conoscere in maniera altrettanto precisa la sua velocità (calcolo alquanto semplice nella meccanica classica, come sanno bene i produttori di armi). In effetti questa caratteristica della materia risulta più evidente in ambito microscopico, ma vale in generale per tutta la materia dell’universo. Va sottolineato che questa indeterminazione non è dovuta alla precisione degli strumenti che misurano posizione e velocità, semplicemente è una caratteristica apparentemente bizzarra della materia.

Questa indeterminazione è una diretta conseguenza del dualismo onda-particella, cioè del fatto che una particella (sempre il nostro elettrone) può presentarsi sia sotto forma di particella appunto, cioè un qualcosa che occupa uno spazio definito, sia sotto forma di onda elettromagnetica, ma non contemporaneamente.

Nel momento in cui si osserva l’elettrone questo si mostra in uno dei due stati, onda o particella.

Quindi l’osservazione in qualche modo influenza lo stato della particella.

Questi due fenomeni curiosi, che hanno rivoluzionato il modo di vedere la natura che ci circonda, mi danno lo spunto per parlare della sensazione di indeterminazione che si prova quando si osserva l’amore o, peggio, quando si è parte di esso.

L’amore rientra sicuramente nella categoria di cose che non si possono comprare, possedere.

Quindi si può osservare da fuori, ma quando si prova a prenderlo tende a svanire, da particella si trasforma in onda e non si sa più esattamente dov’è. Si adagia nell’angosciante dubbio di non essere amati per poi riprendere forma, come una particella che si avvicina, è la persona amata.

Nella prossima poesia parlo proprio dell’indeterminazione dell’amore, che spesso si palesa nella complementarità di due amanti. Questi si completano come pezzi di un bellissimo puzzle quando sono lontani, ma quando si riavvicinano per guardare insieme il risultato, il puzzle scompare, risulta scomposto e incomprensibile.

E così, i progetti più belli, immaginati con la persona amata mentre lei non c’è, perdono il loro entusiasmo quando riavvicinandosi si fanno i conti con la realtà.

 

 

 Se ti prendo ti perdo


Eccola che arriva

l’ispirazione…

me ne accorgo perché

come un’ombra

si allunga il corridoio,

di un passo e un sospiro

dalla mia destinazione.

Ma oggi non mi prendi,

lasciami stare, che

ho bisogno di capire,

girato sotto le coperte

dal lato in cui dormi,

per poi in silenzio svanire.

 

Si alterna il tuo respiro

come l’onda sulla battigia

coprendo i miei pensieri

distinguo solo un’ombra grigia,

distratto dai tuoi capelli

che profumano di flebili viole,

oggi nere per l’occasione,

domani chissà, vestite

di candido bagliore?

 

Dunque, svaniscono le parole

che racchiudono

questo assurdo mistero

per cui dirti “ti amo”

equivale ad ammettere

che non è vero,

pronta a smentirmi come

un piccolo sasso rosso

che sfugge alle mie dita

tra i mille sassi bianchi

che riempiono questo fosso.

 

Certo è sbagliato giudicare

dalla misura del suo secchio

la profondità del nostro pozzo.

Mi tuffo con un po’ di coraggio

perché quel sasso io lo conosco!

Incomincia un lungo viaggio

per ritrovarti in fondo al cuore

come il bellissimo miraggio

di una complice passione.

 

Casalecchio di Reno, 14/01/2026

La fine può attendere, invano - CAPITOLO IV testo di Giuseppe Palma
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