Contenuti per adulti
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Calcificazioni del passato pendono come foglie su alberi canuti.
Cerco tra loro le cose da dire, ma dirle poeticamente sarebbe un altro modo per tacerle: le coprirei di rugiada fino a renderle irriconoscibili.
Questo inviolabile scoglio avrebbe un altro nome soltanto se possedessi una mente diversa.
Ma il male è aperiodico e, soprattutto, ingenuo;
così, nelle nuove memorie, non rimane che un briciolo spaurito di banalità.
Poso le mani sul fogliame e ricordo quante volte anche da verde sono caduto.
Poi risalgo, pensando allo spreco che continuo a fare.
Guardo la luce come qualcosa che si inocula nei nervi: se non fosse per questo, potrei confonderla con un sogno.
Allora sì, alleggerirei lo sguardo.
Lo vedrei affacciarsi da lontano, divincolato dalle mani esperte della coscienza.
Quale piacere mi inonderebbe se potessi rovesciarmi dentro quella pozione luminosa, berla fino all’ultima stilla e non distinguere più il sonno dalla vita.
Ma giungo a queste conclusioni quando il tempo è ormai scaduto.
E, soprattutto, mia moglie mi intima di spegnere la luce.