"Consideriamo il passo di Matteo "Ama il prossimo tuo come te stesso" poichè ho sempre pensato che amore-carità è sempre una relazione, tanto che la stessa natura di DIO, Deus caritas est, anticipa il mistero trinitario come comunità di amore, un amore che non ritorna mai su se stesso, come posso fare un parallelo fra l'amore che intercorre fra me e il prossimo e l'amore che posso avere per me stesso? Fra me e il prossimo è una relazione fra due persone ma fra me stesso...? Ha forse Matteo usato una forma contratta che sta per "Ama il prossimo tuo come vorresti che il prossimo amasse te stesso"? Chi mi dà la soluzione? (Pavel)." Ho ricavato questa domanda circa tre anni fa, nel corso di una lunghissima serie di polemiche scambiate con i parrocchiani della chiesa dell'ateismo e dell'agnosticismo, da uno dei loro siti ufficiali (non ricordo l'indirizzo: il sito si chiama apocalisse laica). Mi sembrava una domanda importante e una richiesta di meditazione e riflessione altrettanto importanti, sebbene estratti da un contesto provocatorio e tendenzioso, quindi meritevole comunque di riflessione e approfondimento. L'amico ateo non riesce a risolvere il problema perchè concepisce l'amore come una relazione. L'amore non è una relazione: la relazione è un rapporto che nasce fra due persone per il fatto di scambiarsi l'amore, ma l'amore in sè non è una relazione. Se io amo una persona non è che amo meno o il mio amore svanisce se l'altra non mi ricambia; se l'altra mi ricambia nasce la relazione, altrimenti resta solo il mio amore, ma l'amore resta. L'amore è donare all'altro, è offrire, è un'emozione che nasce nell'interiorità di chi ama e ha valore per sè, per il fatto stesso che è provata e vissuta. L'amore non è dono di cose esteriori, non è offerta di regali, oggetti, cose materiali; ma è il dono di sè stessi, l'offerta del proprio essere. Se amo una persona, per comunicarlo ho il mezzo della parola, dei gesti fisici e del dono di oggetti; ma non è l'oggetto che ha valore: se uno dice a una persona "ti voglio bene", l'amore non è la grammatica, la sintassi o il lessico , ma l'emozione interiore che si intende comunicare attraverso le parole. "Ama il prossimo tuo come te stesso" significa esattamente questo: ama il prossimo tuo fino al punto di donare tutto te stesso a lui, la tua disponibilità, la tua attenzione, le tue cure, i tuoi pensieri, i tuoi gesti. Ama il tuo prossimo fino alla rinuncia totale di te, fino al punto di annullare te stesso per lui, fino al punto di rinunciare a tutto te stesso per lui. Non ci sono più io e il prossimo, non siamo più in due ma una cosa sola: sono io che divento lui, e se sono ricambiato, lui che diventa me; non c'è relazione ma unità, unificazione. "Ama il prossimo tuo come te stesso" significa quindi: ama il prossimo tuo come se lui non fosse lui, cioè un'entità diversa da te, ma come se lui fosse te stesso. Chi non concepisce l'amore in questo modo, chi non è disposto a rinunciare nemmeno a un pezzettino di se stesso a favore di un altro, chi concepisce l'amore solo come possibilità di prendere e non di donare e offrire all'altro, non riuscirà mai a comprende fino in fondo la profondità e il mistero dell'amore. Per questo motivo moltissimi altri passi del vangelo risultano incomprensibili anche alle persone sinceramente credenti e, purtroppo anche a molti ecclesiasitici. In Matteo 7, 22,23 si dice "Molti verrano da me in quel giorno (il giorno del giudizio, nda) e mi diranno, Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e compiuti molti miracoli nel tuo nome? Io però diro loro: non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi, operatori di iniquita". Le cose che quegli uomini hanno fatto nel nome di Gesù sono cose buone e hanno fatto del bene; ma quegli uomini non hanno fatto quelle cose per aiutare le persone, non hanno inteso donare quelle cose belle e una parte del proprio tempo a chi aveva bisogno; lo hanno fatto per acquistare meriti davanti a Dio, lo hanno fatto per se stessi, per aumentare la loro importanza, con la speranza di essere messi ai primi posti nel regno di Dio. Agli altri si può dare e donare tutto; ma quello che veramente conta è il dono di se stessi, e la rinuncia a se stessi, anche di una parte piccolina a favore degli altri. Chi avesse voglia e tempo di leggere la famosissima enciclica di Papa Giovanni XXIII, la "pacem in terris", resterebbe meravigliato: perchè in quel testo non si trovano le cose che solitamente si dicono quando si parla di pace, non si trovano inviti a mettere pezze bianche appese alle finestre delle case; ma si trova l'invito a dare il meglio di sè, sempre, anche sui luoghi di lavoro, nei rapporti con i colleghi, a donare se stessi per il bene di tutti in qualsiasi luogo, in qualsiasi occasione. E' questo il senso vero dell'amore e della pace, di cui oggi tutti parlano ma senza conoscerne il fondamento: essere disposti a dare anche una sola briciola di se stessi per il bene degli altri e per il bene comune. Si dice sempre e si ripete un giorno si e l'altro pure che l'amore è la forza che fa muovere l'intero l'universo. Ma in genere si dimentica che l'amore che muove l'universo è una forza che spinge ogni cosa a dissolversi nell'altra, a beneficio del tutto. Nello stesso vangelo Gesù dice "se il seme messo nel terreno non muore, non da vita alla pianta. L'amore universale è una spinta di ogni elemento a donare parte di sè o tutto per la vita dell'intero, dell'universo intero. Ogni cosa nell'universo obbedisce a una forza che lo fa essere una parte del tutto, a disposizione del tutto, a beneficio del tutto. L'amore, come lo intendiamo oggi, è esattamente il contrario: è desiderio di trarre piacere, "profitto" dall'altro, è egoismo, è voglia di soddisfare se stessi, è affermazione della propria individualità. "Non c'è amore più grande", dice Gesù, di chi dà la virta per un amico": dare la vita, quindi tutto se stesso per l'altro, annullardi totalmente e completamente. L'esempio più grande, perfetto dell'amore l'ha dato proprio (e come potrebbe essere diversamente) quel Dio Onnipotente, che tanti ormai pregano dicendo parole a memoria che non vengono dal cuore, quel Dio che per amore degli uomini ha rinunciato a tutta la Sua onnipotenza per farsi in tutto simile all'uomo. per accettare della condizione umana anche le peggiori sofferenze, i dolori, le lacrime, le paure, le peggiori umiliazioni, il supplizio più infamante e doloroso. Per amore degli uomini ha rinunciato a se stesso e alla sua onnipotenza fino alle conseguenze estreme, fino al punto di accettare dell'uomo persino la sua ribellione contro Dio, fino al punto di gridare dall'alto della croce tutta la rabbia e la protesta dell'uomo contro Dio stesso: "Dio mio, Dio perchè mi hai abbandonato".
Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato...?! testo di enzopalmieri