Orlando Tambosi affronta in modo esaustivo ed esauriente questo argomento in "Perché il marxismo ha fallito". Viene affrontato il pensiero di Lucio Colletti, in gioventù fervente marxiano, poi passato al liberalismo moderato. Verificherò l'onestà intellettuale di questo percorso, come un'indubbia coerenza sia stata superata in età matura.
A pag. 210 Tambosi cita la frase di Popper: "Il fatto stesso che il mondo è pieno di contraddizioni ci mostra, da un'altra angolazione, che il principio di contraddizione deve essere eliminato" . Hegel pone un problema simile: se ogni cosa è auto-contraddittoria, la contraddizione in sé non è solo logica, ma reale.
Tambosi scrive: "Separando fisica ed etica, le scienze moderne hanno posto fine ad una sorta di animismo, proprio del neo-platonismo medievale. Grazie alla matematica sono state espulse dalla natura le quantità psichiche occulte che l'animismo filosofico vi proiettava".
Colletti come Popper e Max Weber distingue tra fatti e valori. Ma quanto lo Stato moderno è debitore ai vari Marx, Hegel, Platone? In "La società aperta e i suoi nemici" Popper li chiama falsi maestri, pur riconoscendo importanti i loro contributi.
Girolamo Cotroneo ha scritto nel 1981 un libro intelligente, "Popper e la società aperta", dove pone in sintonia il liberalismo di Popper con lo storicismo di Croce, operazione meno banale di quanto si pensi. Cotroneo cita questa frase di Popper contenuta in "Miseria dello storicismo": "Lo storicismo, ammettendo che in molte circostanze sociali tipiche si possano osservare ripetizioni regolari, nega che queste regolarità che valgono in sociologia abbiano a che fare con la caratteristica immutabilità della fisica"
Crotoneo a pag. 59 si chiede, a mio parere giustamente: "Cosa ha spinto Popper a schierarsi contro una tradizione che da Hegel, attraverso Dilthey, arriva a Weber e Croce?" Il ragionamento di Cotroneo è sufficientemente lungo e complesso, ma si fonda su una concezione erronea, questa volta da parte di Popper. Si tratterebbe del fatto che l'esperimento fisico non varia se ripetuto, mentre i fatti storico-sociali sì.
Certo Popper si è espresso secondo motivazioni positive e ragionevoli, ma avrebbe senz'altro ammesso con la sua consueta onestà intellettuale la validità della statistica Bayesiana. Il fatto però che Popper abbia avuto incertezze su questo ha portato la scienza ufficiale a porlo su un altro piano rispetto all'epistemologia di Kuhn.
A pag. 117 Cotroneo sostiene che, anche se senz'altro il marxismo è una teoria della cospirazione, Popper riconosce valide le istanze sociali di questo movimento, anche se per molti aspetti è rimasto al livello di un'ingenua mitologia.
Quindi secondo Tambosi la chiave della "conversione" di Colletti è la riscoperta di Kant. La distinzione tra contraddizioni logiche e reali porta comunque a colpire le radici filosofiche hegeliane, più che quelle marxiste. Ciò fa pensare che la battaglia a favore del logicismo di Colletti sia stata condotta con l'entusiasmo del neofita. Considerare l'hegelismo un errore della Storia sembrerebbe una troppo facile vendetta contro il suo stesso passato, cosa che però lo assolve da opportunismi alla B-H Lévy.
A pag. 171 Tambosi cita Hartmann, quando quest'ultimo afferma che "per contraddire bisogna dire. La contraddizione presuppone il giudizio". Hartmann non è tanto interessato alla contraddizione quanto al conflitto, perché "leggi eterogenee si scontrano con violenza in molti campi della realtà, ed un conflitto di tal sorta è repulsione reale, potendo assumere la forma di un contrasto, se non di lotta aperta"
Tambosi giudica abbastanza sterile il logicismo di Colletti, mentre attualmente sarebbe più importante scegliere tra Kant ed Hegel. Wittgwenstein ha ridotto la filosofia ad un banale gioco linguistico, mentre Hegel distingue tra lo scetticismo dei Greci e quello di Hume. Le radici filosofiche dell'Europa sono evidentemente cosa troppo seria per evitare di lasciarle alla politica spicciola.
Deleuze parla di Hume in "Empiricism and subjectivity" , in particolare a pag. 92 lo psicanalista francese definisce il concetto in un contesto legato a credenze ed invenzioni, ma anche a fattori che influenzano la mente. Infatti la mente può essere in relazione con se stessa, con gli organi di senso, con il tempo.
Considerando che in questo back-ground anche Nietzsche ed Heidegger potrebbero dire la loro, pur accettando la definizione di Popper del marxismo come "mito sbagliato", dobbiamo ammettere che esso conserva ancora il modo di suscitare attualmente illusioni.
Il bel libro di Settembrini "Fascismo controrivoluzione imperfetta" riporta a pag. 112 la frase di Mussolini: "il socialismo deve essere prima di tutto un modo di riorganizzare i rapporti di produzione secondo la legge di massimo rendimento" , cioé senza perifrasi "deve collaborare con la borghesia". Tutto questo, se porta Marx in soffitta, limita le tendenze progressiste ad un corporativismo di ispirazione saint-simoniana.
A pag. 129 Mussolini abbandona definitivamente il massimalismo socialista, preferendo però un'impostazione laica capace di correggere i propri errori all'accettazione dogmatica di un vago sentimento apocalittico. Secondo De Felice (pag. 183) il fascismo aveva maturato in se stesso le cause della propria decadenza. Se il metodo del "carciofo" gli aveva consentito di raccogliere la sua egemonia con un separato consenso con i vari centri di potere, d'ora in poi Mussolini rifiuterà l'idea di costruire una classe dirigente per l'Italia.
Mill a pag. 137 di "On liberty" traccia il sottile confine tra storicismo e liberalismo: "Pretendiamo una normativa etica quando qualcosa va male, poiché supponiamo che l'idiozia universale sia in grado di creare congiure. " Quindi il diritto positivo nasce da un substrato etico. Secondo Mill, con buona pace di Popper, esistono radici storiche comuni all'interno di credenze e tradizioni, e uno Stato laico non può o deve prescindere da ciò.
Egli continua così: "Questo è una ragione sufficiente perché tali leggi siano stabilite da un comitato ristretto. Ogni elaborazione legislativa richiede un'organizzazione di tipo sistemico con un'accurata percezione degli effetti".
Questo modello non è tanto diverso da quanto propone Chomsky in "Who rules the world?" a proposito della politica di Trump: "Esiste un micro-cosmo di tendenze nella società globale che seguono corsi differenti. Sono conseguenze che dovrebbere farci capire cosa c'è di sbagliato nel cuore degli Usa".
In contesti simili va considerato certamente progressista il Corriere di Ottone, esempio di coerenza liberal e di obiettività. Ammettiamo pure che le differenze tra intellettuali romani e milanesi potrebbero essere definite in un modello del genere più determinate da localismi che da ideologie ( a questo proposito mi incuriosisce la posizione di Malaparte), concedendo al Pd che "dulcis in fundo" se ci deve raccontare la solita favoletta è meglio che ci informi sulle cooperative.
Marxismo: fallimento o illusione? testo di Eangeloni