La dama d’umore nero oltre l’uscio della fenditura sgolava il pianto
Pien d’angoscia trapuntava il suo filato,perforandosi le dita con l’affilato ago.
Inferma osservava la fine sua prematura, oltre quel varco di specchi.
Prese tra le braccia l’angelo dormiente sul letto di spine, si chinò e gli baciò la fronte, l’avvolse se nel suo manto e rassegnata lo abbandonò tra le ali di un corvo nero inchiostro.
“Figlio,fonte di tali lacrime non essere padrone di un campo spoglio a primavera, non essere allevatore di vacche morenti, non portarti dietro la carovana di un monarca vendicativo”.
La donna morente continuò la supplica: “Sii invece l’ago che unisce i fili per formare il più bello degli arazzi, il primo fiore che sboccia al mattino, sii l’alba di una terra fiorente”.
La donna chiuse gli occhi e sospirando attese il calar della notte.
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