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Mi sono svegliato stamattina e ottobre gocciolava dal soffitto.
Era di nuvole maestose e piogge itteriche, era di un sole stanco che colava giù dai pioppi.
Era un parco vuoto, d'acqua tra le foglie, era di una panchina abbandonata.
E c'era uno stendino che giaceva nella sua solitudine, sdraiato.
Poi ho fatto il caffè, ed era un caffè da ottobre, caldo, forte.
Era tutto più lento, e forse pesava di più.
Forse denunciava aromi da decompressione, o smarrimenti; non saprei.
Mi sarei voluto dissolvere con leggerezza di sakura al vento.
La mia umanità mi ha poi chiamato e non ho saputo dire niente.
Era nostalgica e fiammante, era rosolio e gin. Ma non era che una brezza.
Tra i vetri sporchi ho visto il viso della morte ed era il mio, e aveva mille volti.
E tra mille pendolari, ognuno aveva il viso della morte -e ognuno era il mio.