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Quando mi domando se tornerò, la risposta è a due vie.
Da una parte c'è il pensiero di come sarebbe "se", cioè come sarebbe se tornassi, se riprendessi da dove mi sono lasciata, riagganciando gli anelli e ricreando una catena più salda di prima, che mi tenga ancorata al mio io, accompagnandomi verso il futuro.
Dall'altra c'è il sapolcro, la terra sistemata bene ed una bella guarnizione floreale sopra con tanto di dedica incisa su pietra: "Qui giace la mia me che non fui capace di andare a riprendere. È stato bello provare a farti crescere. Spero ci sarà occasione in una prossima vita, perché avevi davvero tanto da dare. Grazie per tutto ciò che è stato. Sei stata un'anima fiorita."
Come fare a decidere?
Serve la ragione, il cuore, la pancia o avverrà tutto in una maniera naturale?
Mi domando: perché questa decisione continua a permanere nella mia testa, interrompendo spesso i miei pensieri?
Vorrei avere qualcuno a cui porre questa domanda, ma non c'è, per il semplice motivo che non voglio che ci sia. Nessuno deve sentire un peso tale addosso. Devo farcela io. Che vinca o che perda. Se il mio cammino vorrà.
E allora non butto via niente, tengo tutto li, a portata di mano. La volontà, la forza, il desiderio di riabbracciarmi. E intanto mi preparo la mia casa per accogliermi e quando saprò di star ritornando, andrò a comperare un bellissimo mazzo di fiori e lo porrò al centro del tavolo in salotto e sarà una di quei mazzi fioriti di mille colori, di quelli che il profumo pervade l'aria, di quelli che quando li vedi sei certa di esser amata.
Ti aspetto cara me, abbiamo tanto da fare...