Sono qui, seduta nell’immenso, a stretto contatto con la cosa che amo di più al mondo: il cielo. Io sono così, ho bisogno di trovarmi in qualcosa di infinitamente grande, per meditare sulle mie questioni infinitamente piccole. E’ come se mi ridimensionasse.
Faccio dondolare distrattamente un piede oltre il muretto rosso arroventato dall’ultimo sole caldo prima del vero autunno, guardo lo spettacolo che ho davanti: Roma. Ma, soprattutto, il cielo, azzurro e infinito che si estende ben oltre i confini della città. Questa posizione, così in alto, sospesa tra la caotica metropoli e il tranquillo cielo, calma, in pace, eppure allo stesso tempo con mille pensieri che mi agitano la testa, è perfetta. Finalmente non sono più un pesce fuor d’acqua…chiudo gli occhi.
Ero qui d’inverno, mentre il vento gelido mi arrossava le gote. Facevo dondolare il piede al solito modo, ma avevo le scarpe e sotto a me non c’era acqua. Ero lì per riordinare i pensieri, già per me quel luogo rappresentava un’abitudine, una tappa obbligatoria dopo ogni giornata particolarmente faticosa.
Capita a volte che ti si aprano voragini nella mente, come enormi buchi neri che inghiottono tutto ciò che devi fare, dire o pensare, tutto ciò che hai pensato ultimamente è come se cominciasse a vorticare, detto idealmente, non riesci più a pensare a ciò che volevi, ma devi sottometterti alle idee che ti sfrecciano in testa, senza però alla fine ricavarne niente di comprensibile o di utile.
E’ il caos mentale che negli individui normali precede il sonno, che li accompagna a passo lento verso la loro riunione con il cuscino. Il problema è trovarli, questi individui normali. Il problema è quando tutto ciò non avviene mentre vai a dormire ma in un qualunque momento della giornata, magari anche spesso. E ti fai delle domande, ti rendi conto di te stesso, dopo tutto questo caos, perché avere un caos nella mente ti fa prima di tutto scoprire che ce l’hai una mente.
In uno di questi momenti di confusione, quasi di stordimento che ti è capitato di vivere, ti capita di domandarti: si può essere cinici eppure ottimisti? Magari ti rispondi di no. Oppure sì? Le due cose non sono agli opposti perciò perché una dovrebbe escludere l’altra? L’opposto di ottimista è pessimista, non cinico. In ogni pensiero trovi il dubbio dato dall’incertezza e dall’ignoranza. Dal cattivo senso di osservazione a volte. Dalla pigrizia, perché no.
E allora, poniti delle domande e datti delle risposte, ma non dare fastidio a me che sto tanto bene così.
Non sono qui testo di Bianca Art