L'Appuntamento

scritto da Luisella
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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laboratorio sul dialogo con Carola Susani, Palermo 14.06.09
- Nota dell'autore Luisella

Testo: L'Appuntamento
di Luisella

Martina guardò distrattamente l’orologio da polso, sollevò meccanicamente il braccio destro e si accorse che le lancette segnavano le dodici. “Cavolo!Ho fatto tardi”, pensò , “Sarà meglio andare”. Spense il PC velocemente, si alzò dalla scrivania ed afferrando borsa e soprabito schizzò via dall’ufficio. Un mezzo sorriso alla receptionist e fu subito in strada.
Il percorso che la separava da quell’incontro tanto atteso le parve interminabile, in realtà dovette solo percorrere due isolati a piedi e fare la gincana tra le macchine posteggiate in doppia fila per ritrovarsi davanti alla trattoria “Da Pietro, specialità alla brace”. Il suo passo fino a quell’istante veloce si arrestò del tutto e la sua mano esitò impercettibilmente prima di posarsi sulla porta a vetri del locale. Un respiro intenso le diede il coraggio di un’azione, così spinse decisa l’uscio con il palmo della mano ed entrò.
Il brusio sommesso dei pochi avventori la confortò, almeno lei ed Ester non sarebbero state da sole. Un po’ spaesata si guardò intorno per individuare un tavolo, avrebbe scelto lei per entrambe visto che era stata la prima ad arrivare. Nessun cameriere le andò incontro così optò per un tavolino vicino alla finestra, le avrebbe permesso una via di fuga. Si accomodò lasciando libera la sedia davanti a se, ripose sullo schienale la borsa ma tenne indosso il soprabito, “tanto sarà una cosa breve” pensò e quasi automaticamente prese a tormentarsi il bavero con le dita. Il cameriere sopraggiunse di li a poco
– Buongiorno signora, sta aspettando qualcuno o è pronta per ordinare? - .
– Aspetto qualcuno, se vuole intanto può lasciare qui il menu –
L’uomo ripose due piccoli pieghevoli verdi sul tavolo e si allontanò con un sorriso affettato. Martina diede un nuovo sguardo all’orologio, era già tardi per lei, quel pranzo le sarebbe costato una gran fatica, avrebbe di sicuro dovuto pagare un’altra ora alla babysitter e Cecilia avrebbe frignato per ore prima di calmarsi e capire che la mamma non aveva tardato di proposito ma solo perché era stata costretta dalle circostanze, se la figurava già con le gote tutte rosse dal pianto, gli occhioni spalancati su di lei e le braccia protese . Martina si passò una mano tra i capelli come per allontanare da se quei pensieri, aprì un menu e cominciò a scorrere con lo sguardo le specialità della casa. L’occhio le cadde sui primi piatti, adorava la pasta e data l’ora cominciava ad avere appetito. Immersa nella sua lettura indecisa se scegliere tagliatelle al pesto fresco o agnolotti speck e noci non si accorse che Ester aveva appena varcato la soglia e stava per raggiungerla accompagnata da un giovane cameriere. Fu presa alla sprovvista da una mano sopra la spalla,
- Eccoti qua finalmente! – di colpo si girò
– Mamma! – esclamò Martina quasi sorpresa e poi controllò l’ora
- Si, si lo so- disse Ester – sono in ritardo, ti chiedo scusa, ma sai il traffico a quest’ora di punta … venire fin qui è stato quasi impossibile. Mar perché hai scelto questo posto? - Ester si guardò con aria circospetta, Martina rimase in silenzio, respirò profondamente e buttò fuori l’aria socchiudendo gli occhi.
– Allora mamma – disse pacata – ti trovo bene, hai cambiato colore ai capelli, il rosso ti dona –
- Credi? Io invece trovo che m’invecchi. Ma dimmi di te. Tua figlia? Il lavoro? E Tommaso? Dimmi di Tommaso, ha avuto poi quell’incarico a Roma? Io invece ti trovo spenta. Ma cos’hai? Da quanto tempo non tagli quelle code di topo!?-
Martina sorrise nervosamente, - Che ne dici se ordiniamo? Fanno delle ottime tagliatelle al pesto fresco, ho dato già un’occhiata al menu - .
Ester prese un menu e gli diede uno sguardo rapido, - Prendo un’insalata – disse seccamente.
Non appena il cameriere arrivò con le portate Martina si getto sulle sue tagliatelle fumanti.
– Ho una fame. Hanno un buon aspetto non trovi? - .
Ester la osservava con aria di disappunto. Prima di cominciare a magiare aveva i suo piccoli riti da compiere e Martina se ne era quasi dimenticata. Vederla pulire il bicchiere con il lembo del tovagliolo, riporlo con cura per poi passare alle posate, era sempre stato un gesto che l’aveva irritata fin da piccola. Dopo questa insolita toletta anche Ester cominciò a mangiare. A piccoli bocconi le foglie di lattuga entravano nella sua bocca, quindi discretamente, con impercettibili e repentini movimenti cominciava la masticazione. Martina mangiava di gusto, arrotolava goffamente le tagliatelle e portava alla bocca quasi sempre delle spropositate quantità di cibo, di tanto in tanto sbirciava fuori dalla finestra per tenere lo sguardo impegnato, ma sapeva che nemmeno quell’espediente sarebbe bastato ad estraniarla, a farle mantenere la calma.
– Comunque – riprese Ester deponendo la forchetta e passandosi il tovagliolo sulle labbra imbellettate,
- Non hai risposto a nessuna delle mie domande –
Martina non scostò gli occhi dal piatto, - Quale risposta in particolare ti preme di più?- ,
- Vorrei sapere di te è ovvio, sono tua madre-,
- Ovvio?! - ,
- Lo so, lo so – disse Ester annuendo, - E’ da tanto che non ci vediamo, non vuol dire che io non abbia pensato a te, a tua figlia, alla tua vita - ,
- Mia figlia è anche tua nipote, lo sai no!?!? - ,
- Non c’è bisogno di puntualizzare, mia nipote, mia nipote, va bene! - . Ester sorrise e cercò di sfiorare la mano di Martina che con il pretesto di guardare l’ora la ritrasse.
– Vedo che porti l’orologio ancora sul lato sbagliato – ,
- Non penso ce ne sia uno giusto – disse Martina,
- Sei sempre così …. - ,
- Così come mamma? - , il tono di Martina era diventato più duro, adesso il suo sguardo non cercava di evadere ma si posò sul voltò compito di Ester che intanto aveva ricominciato a masticare insalata.
– Tommaso l’ho lasciato, è per questo che ho voluto incontrarti, per dirtelo - .
– Che vuol dire lasciato? -.
– Non c’è molto da capire, lasciato vuol dire lasciato mamma - .
Ester smise di mangiare e si bagnò le labbra con un po’ d’acqua. Si raddrizzò sulla sedia, la guardò sgranando gli occhi e scuotendo vistosamente il capo le disse :
- Non posso accettarlo, non posso accettare una figlia che cresce da sola mia nipote - .
“Adesso era diventata sua nipote” pensò Martina,
- Bisogna che tu ti abitui mamma. Non sarò da sola, Tommaso anche lui crescerà Cecilia, mia figlia capirà.- Ester si prese il viso tra le mani e cominciò a scuotere la testa.
– Mamma smettila! - ,
- No, no e no -.
– Mamma ti ho detto di smetterla - ,
- Se ci fosse qua Carlo, se ci fosse stato lui che dolore gli avresti dato! - ,
-Mio padre avrebbe capito – sospirò Martina.
– E adesso basta con questo melodramma, non è morto nessuno! –
Martina aveva alzato la voce ed improvvisamente il brusio del locale si era zittito. Ester tolse le mani dalla faccia e la guardò, avrebbe voluto schiaffeggiarla ma si limitò a chiamare il cameriere.
– Il conto prego - ,
- Lascia, faccio io – disse Martina ma Ester non l’ascoltò neanche e quando il cameriere ritornò con il conto lo pagò e scostando la sedia fece per alzarsi.
– Devo andare – disse
- Allora ciao –
Martina la guardò, pensò che fosse sempre bellissima, i suoi occhi vivaci, il suo sorriso con gli anni non erano cambiati, avrebbe voluto correrle dietro, cercare conforto dentro le sue braccia ma rimase immobile e la guardò allontanarsi.

L'Appuntamento testo di Luisella
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