Quei tre maledetti scalini

scritto da Rimedio
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 2 anni fa
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Alla nonna sconosciuta
- Nota dell'autore Rimedio

Testo: Quei tre maledetti scalini
di Rimedio

Firmai la condanna alla follia, salendo tre scalini di un tram in una ripida via, il mio aguzzino il bigliettaio seduto, porse la mano per prendere un soldo e un saluto.  Sorrise con labbra sottili e occhi smeraldo, era un bel giovane fascinoso e spavaldo. Che vergogna sentire una fiamma nascente bruciarmi le guance, il cuore, il ventre.  Che cercavo?  Ero amata da sempre da un ragazzo buono e gentile vicino di casa, anch'egli mezzadro come tanti a quei tempi, ma per lui mai provai quei bollenti tormenti. 
Lo lasciai senza indugio, presa da brama che fretta reclama.
Mi urlò contro: "Ingrata, non avrai mai fortuna, il male che m'hai fatto ti tornerà indietro e brucerai di rimorso come piretro!" Non credetti per un solo momento al maleficio gettato dal promesso irato e respinto. 

Dopo anni d'intesa felice, Umberto questo il nome del mio nuovo moroso, partì per la guerra.  Sfangò i cannoni e sfangò la spagnola, tornò illeso dal fronte ma perse il lavoro, il suo posto fu dato all'eroico mutilato, che sopra una mina fu mezzo scoppiato!

Dopo due anni sposai il mio bello, senza lussi, carrozza e castello.  Sempre diceva che Trento e Trieste non valeva una guerra, che vide in trincea ventenni marcire e tremanti impazzire e che vide membra indenni e vitali in un attimo farsi a brandelli, vide sangue, tanto sangue e budella!
Tornò vincitore di battaglia subita, ma vinto a condurre una vita smarrita, frustrato, incattivito dal duro mestiere, costretto dagli eventi, da scelte impotenti: i campi d'arare e la semina e i raccolti, la stalla, le vacche da mungere ogni giorno per due volte. La canapa!  Oh!  La canapa non vi dico, non potreste capire quella fatica!

Tre figlie sfornai al mio sposo, ma nella secondogenita non ravvisò somiglianza, me lo disse gridando e rompendo l'alleanza. M'accusò d'adulterio convinto, il suo livore mai ebbe respinto.  Mi ricoprì d'ingiurie, d'ignominia, di male parole di giorno e di notte.  Giurai sui miei occhi che mai l'ebbi tradito, che certe sconcezze non stavano nel mio mondo e l'amavo e la bimba era nata dal suo seme fecondo.

Pareva quietato, poi un mattino di nebbia ci levammo dal caldo giaciglio per la vendemmia.  Ricominciò a insultarmi, raggiunsi la scala per non udire l'affronto... ed ecco che egli furente mi raggiunse… infierì con tale violenza, ruzzolai come balla di fieno per la ripida rampa!

In una pozza di sangue il mio corpo spaccato, muto, inerme, fiaccato!

Fui portata al più vicino ospedale, dissero al dottore che m'ero inciampata, perchè mezza assonnata.  Nessun inquirente indagò, ognuno in famiglia il vero occultò. Lì, restai per due settimane, tornai a casa e tutti mi scrutavano con sospetto misto a timore.  Mi chiesero se me la sentivo di sbrigare i lavori nell'orto, nel pollaio, nei campi, nella stalla.  Mi sentivo spossata ma volli impegnarmi, dovevo reagire, non intendevo poltrire.  Era d'autunno, raccolsi lumache e le posi in letargo nel comò della stanza da letto, in un caldo cassetto... chi le scoprì m'accusò d'essere matta! 
Venne l'inverno e il tempo d'ammazzare il maiale, raccolsi le setole e le riposi nello stesso cassetto.  Un olezzo nauseabondo fece la spia della mia stolta mania.  La famiglia al completo si riunì per un concitato consulto, chiamarono anche il prete e il dottore come convitati d'onore.  "Non sentirti scacciata ma non puoi rimanere". Mi dissero in coro.  "È per il tuo bene, per il nostro decoro, sarai curata in un posto adeguato e tornerai per la Pasqua dalle tue bimbe, dai tuoi cari, dai tuoi animali".  Mio marito con quale entusiasmo e animo puro mi blandiva e mi encomiava, diceva che mi amava, che sarebbe venuto a trovarmi ogni domenica santa, che non dovevo sentirmi affranta.  Ma che affranta!  Gli saltai in groppa urlante, lo volevo trozzare, era lui che mi aveva conciata a quel modo e spezzata la vita!  Ci separarono dopo lotta agguerrita, arrivò l'ambulanza prenotata per tempo, il mio ricovero in manicomio era stato orchestrato con ampio consenso!  M'infilarono la camicia di forza e a nulla valse dimenarmi e sputare. Fui trasportata a sirena spiegata a Bologna in via S. Isaia, là, c'era l'ospedale per la pazzia!

Lasciai le mie bimbe amate, la più piccina di soli tre anni al mio assassino, alle zie, alle nuore, alla nonna, nelle mani di questa bravissima donna sarebbero state al sicuro.  Mi rinchiusero tra le mura di quel luogo scuro e spettrale, al sentire incessante d'anime perse gridare, piangere, sghignazzare, imprecare!  Farmaci a iosa più del buon pane, dottori, elettroshock, tutto per farmi quietare.  Riuscirono con vari espedienti a farmi tacere, a farmi stringere i denti.

Giungevano in visita parenti leali, conversavo gentilmente, poi ad un certo momento una nebbia crescente saliva dagl'inferi a ottenebrarmi la mente.

Quando il mio carnefice ogni tanto appariva, tutto lustro con camicia e cappello, io con occhi di brace lo strattonavo per la cravatta e gli urlavo: "Porco, schifoso, mendace".  Astuto si mise a venire privo di orpelli, allora gli artigliavo i capelli mostrandogli odio feroce, lui per tutta risposta chiamava a gran voce ben due infermieri per issarmi in croce!  La mia croce la camicia di forza, che smorza il livore, che oltraggia l'ultimo filo d'onore.  E poi stava lì, a guardarmi beffardo senza fiatare, con impercettibile smorfia sulle labbra sottili, quelle labbra, che quel giorno sul tram m'apparvero buone e gentili.

Entrai nel 33, dieci anni durò il mio inferno in terra e sfoltì le nazioni un'altra stupida guerra.  Fame, sete, bombe, freddo, buio colpirono tutti, figurarsi se per noi, miserabili reietti vi fossero pani sufficienti e a chi avremmo confidato dei nostri stenti, chi ci avrebbe ascoltato e rifocillato?

Nella primavera del 43, a dieci giorni dalla Pasqua mi spensi... morta per fame e per disumana empietà... maledicendo quei tre scalini del tram.



Pia Scurani

Quei tre maledetti scalini testo di Rimedio
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