Gli esami universitarî .

scritto da Michele 57
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Autore del testo Michele 57

Testo: Gli esami universitarî .
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Gli esami universitarî.

Oggigiorno, grazie alle varie riforme, si è ormai praticamente obbligati a fare passare gli esami a chiunque, indipendentemente dalla preparazione e dalla perizia dimostrate, ma una volta, correndo tempi assai più felici, non era così, anche se, talora, presso qualche Ateneo, i criterî per ottenere la promozione potevano rivelarsi legati ad accidenti davvero alquanto singolari.

A quest’ultimo proposito, molti anni addietro, fra le penombre discrete di un piano bar, il direttore della sede di un certo istituto bancario mi confidò una vicenda occorsagli, allorquando, studente presso un prestigioso Ateneo del Sud Italia, si era trovato a dover sostenere un esame, presso un celebre cattedratico, il quale, successivamente, avrebbe anche rivestito degli importantissimi incarichi istituzionali.

I candidati che lo precedevano nella lista, dopo aver sostenuto la prova, si intrattenevano un poco con il docente, il quale esordiva, chiedendo a ciascuno di loro: «Chi conoscete?» e l’interpellato, dopo aver declinato il nome di qualcuno, si sentiva congedare benevolmente con un: «Ah sì, certo, mi raccomando, mi saluti tanto X Y!»; alla luce di tale riscontro, immediatamente seguiva l’attribuzione del voto.

Giunto il suo turno, il futuro dirigente bancario, dopo aver risposto convenientemente alle domande postegli dal luminare, si sentì anch’egli rivolgere la canonica domanda: «Chi conoscete?», al che, egli, quasi con vergogna, si trovò obbligato a rispondere: «Purtroppo nessuno». A quel punto il professore, con tono quasi accorato, gli replicò: «Vi comprendo, caro figliolo, ma mettetevi nei miei panni: io qualcuno all’esame lo debbo pur sacrificare; che figura ci farei mai, altrimenti, dinnanzi all'Ateneo, promuovendo tutti?». «Ma io ho studiato!» protestò il candidato ed allora il docente, con un velo di pacata indulgenza, ebbe a soggiungere: «Ma è mai possibile che voi non conosciate proprio nessuno? Vediamo un po’ insieme...». Si misero, quindi, a risalire pazientemente alle rispettive conoscenze per circa mezz'ora, sinché, finalmente, riuscirono ad individuarne una in comune e, raggiunto tale risultato, il cattedratico gli appose un bel 27 sul libretto.

Bisogna tuttavia rilevare come non sempre le cose procedessero secondo un consimile verso. Al contrario, ad esempio, presso un altro Ateneo del Nord Italia, un reputato docente di Diritto Amministrativo, evidentemente stuccato dalle continue raccomandazioni che, nell’occasione di ogni appello, gli fioccavano fittamente sul capo come le foglie in autunno, pensò bene di esordire ad una sessione d’esami in una tutt’altra maniera. Debuttò, infatti, con la seguente affermazione: «Ritengo sia d’interesse comune offrire lettura dei messaggi che mi sono pervenuti, in relazione alla prova odierna» e, quindi, si mise a leggere agli astanti le varie lettere di raccomandazione pervenutegli, con tanto di nome e cognome dei raccomandati e dei raccomandatori. Poco a poco, si videro svariati fra i candidati mutare letteralmente di colore ed abbandonare lentamente l’aula: evidentemente, per loro, quella non era stata proprio giornata ...
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