Pallore di un volto che ha bocca vermiglia splendore sepolto del tempo remoto riemerge le membra da questa fanghiglia riscatta al ricordo un sogno ch’è ignoto. Riemerge, riemerge, dal fondo si affanna beltà tutta nuda al colle notturno le luci, nel freddo, l’umore che appanna la veste del mondo che torna diurno. Le mani alla vita, sospiro di voce cascate, capelli! Non ha reticenza, calore che brama, né il freddo più nuoce ha il seno già turgido, annaspa, s’innalza… Se vieni di notte, all’erba, alla terra, tu, morta e sepolta, riappari a tormento divieni piacevole, al cuore fai guerra che non quando in vita godesti a lamento furente, snervante, io viva non t’ebbi né volli finanche se il corpo s’offerse, platonico amante alla morte io crebbi bramai le tue membra da vanga sommerse che ho fatto, che ho detto al tuo corpo tornato che tu mi porgesti al secondo possesso? Io voglio, desidero… l’ho divorato, so amare la carne non solo per sesso.
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