Myriddyn era perfettamente impassibile, ma dentro di sé sogghignava mentre osservava la sua compagna di vita intenta a distruggere quell'essere immondo che, passato attraverso una Porta, apertasi chissà come fra il suo Universo e quello degli umani, di quei particolari umani, aveva seminato terrore e povertà nel territorio.
I contadini del luogo erano, sì, avvezzi a combattere contro invasori altrettanto decisi a prendersi le loro vite, a distruggere i loro beni ed in più a portarsi via quanto di prezioso su cui avessero la ventura di imbattersi. Invasori umani.
Ma un demone, o mostro, o qualunque cosa fosse quel coso enorme dall’aspetto legnoso, ebbene, questo era decisamente troppo per quei coraggiosi e robusti villici. Per questo motivo avevano spedito un messaggero ad Avalon.
Il ragazzo aveva corso a perdifiato per ore prima di giungere al maniero. Lì, era stato accolto dalla dolce Brigit, alta sacerdotessa di Avalon. La gentile signora l’aveva tranquillizzato con una coppa di latte caldo e con un poco di … serenità da lei stessa regalata al ragazzino, affannato, terrorizzato e piangente. Finalmente in grado di esprimersi in un modo comprensibile, il giovane Áengus aveva raccontato di come il mostro fosse apparso improvvisamente all’alba di due settimane prima. Aveva ridotto in fin di vita il fabbro Ayamonn nonostante questi fosse l’uomo più forte del villaggio. Ayamonn aveva colpito il mostro con il suo maglio, ma senza alcun risultato.
Poi, le aggressioni si erano ripetute, e ancora, e ancora.
Tre morti e otto fattorie distrutte avevano convinto anche i più coraggiosi che quello era un cliente fuori dalla loro portata.
Naturalmente, Myriddyn e Morgana erano immediatamente partiti per quel villaggio sperduto sulle colline verdi che circondavano Avalon. Il loro naso magico non aveva avuto problemi ad individuare la traccia del demone. Lo avevano trovato verso sera mentre si stava sgranocchiando …, oh, per Epona! Era proprio una gamba umana!
Beh, non se la sarebbe gustata, quella cena!
Le sfere di energia che Morgana lanciava senza sosta contro il demone lo stavano smontando, quasi letteralmente. Ah! I bardi suoi colleghi, pensava Myriddyn, appunto noto anche come Taliesin il bardo, avrebbero a lungo cantato di quella lotta.
Mentre quella bella donna, sacerdotessa, maga, strega secondo alcuni, compiva il suo lavoro, Merlino lasciò vagare la sua mente e vide …
Quel giovane mezzo elfo aveva stampata sul volto un’espressione di assoluta beatitudine. Accanto a lui, Drona dormiva saporitamente, sfinita dalla più piacevole delle fatiche. Ushar no, proprio non gli riusciva di dormire. Ancora non si poteva convincere che quella creatura avesse scelto proprio lui come compagno per vivere la propria vita.
Suo fratello Goshar e le sue sorelle Anna e Deia l’avevano accolta come una nuova sorella, felici per la felicità del loro strano fratello. Avevano durato fatica a comprendere perché mai se ne fosse partito, così, improvvisamente, senza motivo apparente.
Il motivo, se l’era portato a casa. Ed i tre giovani salicesi l’avevano subito amato, quel motivo dai corti e folti capelli neri.
Purtroppo, quelle foreste folte relativamente poco esplorate – oh, certo, i sentieri erano ben segnati; ma cosa si nascondesse nella macchia più impenetrabile, di fatto nessuno lo sapeva con certezza – erano spesso ben disposte a dispensare sgraditi doni.
Ed era raro che i lupi aggredissero le persone. D’inverno, a volte, spinti dalla fame. Raramente durante la bella stagione.
Ma raramente non significa mai.
“Per la miseria! Sveglia!”
L’urlo stridulo di Ushar riportò Drona alla realtà in modo brusco. Lei non era come lui, quasi una creatura dei boschi, dal risveglio rapido. La ragazza sbatté le lunghe ciglia diverse volte prima di mettere a fuoco: “Oh, merda!”
Quei tre lupi grigi, evidentemente vecchi ma ancora temibili, esitavano ad attaccare le bestie a due zampe. Conoscevano, anche se non per esperienza personale, le armi affilate di cui quelle bestie si servivano con abilità. Ma avevano fame.
Ringhiando, con il pelo irto, si avvicinavano ai due, subito in piedi e con i lunghi coltelli protesi in avanti. Così armati, i due giovani sarebbero stati degni avversari di soldati ben equipaggiati, ma erano in due contro tre predatori scaltri e ricchi di esperienza.
Lontano nello spazio e nel tempo, Myriddyn aggrottò la fronte. Sapeva, senza sapere come, che nel futuro, il suo ed il loro, avrebbe avuto a che vedere con i due giovani. Sapeva che doveva aiutarli, ma come?
“Non lo senti?”
La voce di Morgana, che aveva terminato di cuocere il mostro, il cui corpo senza vita lentamente stava svanendo per tornare nel suo Universo, svegliò il settimo, o forse l’ottavo senso di suo marito.
Egli individuò la creatura, le mandò un messaggio attraverso i mondi, e la creatura capì.
Proprio mentre i tre lupi attaccavano, la durchia sbucò dal folto della foresta ed impattò con il suo corpo tozzo e robusto contro il più grosso degli attaccanti.
La lotta si scatenò.
I lupi erano forti e veloci, pieni di esperienza accumulata nelle lotte contro i cervi, forti e combattivi, contro gli orsi che tentavano di rubar loro le prede, o contro i leoni di montagna, cui i lupi a loro volta cercavano talora di sottrarre il frutto della caccia.
Ma i due umani non erano come gli altri della loro specie, spesso lenti a muoversi ed a reagire. Rintuzzavano gli attacchi dei lupi con arretramenti seguiti da rapidi scatti in avanti mentre i lupi, ognuno impegnato in un duello, si trovavano un po’ spaesati. Loro erano abituati al lavoro di squadra: uno attacca, poi arretra mentre un altro aggredisce alle spalle.
Ed in effetti, le pellicce dei due che fronteggiavano gli umani erano già sporche di sangue. Del loro sangue.
Un guaito disperato li fece arretrare di qualche passo, e ciò che videro li spaventò: non avevano mai visto quel bestione, quello che fino a poco tempo prima era stato il capo del loro branco, ridotto in quello stato; neppure quando aveva perso il trono e se n’era andato. Lo avevano seguito: erano troppo vecchi per cambiare la loro guida.
Eppure, il valoroso lupo grigio era steso al suolo, con la gola straziata, mentre la durchia, con il muso feroce sporco del suo sangue, li osservava con i suoi occhi che parevano … non so … giallastri ma con lampi color sangue.
La durchia ringhiò un avvertimento, ed i lupi compresero. Diedero le spalle al campo di battaglia e fuggirono, pensando che un coniglio fosse una soluzione più che adeguata per la cena.
“Ma tu guarda!", disse lei, "Stavo pensando che i tuoi racconti sulle durchie fossero, come dire, voli di fantasia. E invece ...”
Ushar, mentre la moglie puliva il suo coltello, sorrise e si avvicinò alla durchia. La ragazza era un po’ perplessa. Vero, l’animale li aveva aiutati, ma … beh, insomma, non è che per caso contasse su di loro per motivi alimentari?
Ushar era tranquillissimo mentre estraeva il suo fazzoletto, lo bagnava d’acqua utilizzando la sua borraccia, ed iniziava a pulire il muso della durchia: “Ecco, così gli insetti non ti daranno fastidio. Un muso insanguinato non ti dona, amica mia. Oh, no, tu sei un maschio. Scusa l’errore.”
La durchia, che pareva godersi quell’operazione di toilette, parve sorridere. Pulita che fu, ringraziò Ushar leccandogli la faccia.
“Ahi, ma hai una lingua ruvidissima!”, rise lui pulendosi a sua volta. “Vieni, Drona, che ti presento questo amico.”
Lei si avvicinò, sempre alquanto perplessa, e si inginocchiò vicino all’animale, dalle dimensioni di un grosso cane da pastore, un po’ più tozzo, in realtà.
“Piacere di conoscerti. Come possiamo ringraziarti?”
‘’Ma sono matta? Sto parlando con un animale?‘’, pensò. ‘’Non può capire!‘’
Che capisse oppure no, ed Ushar non aveva dubbi in proposito, la durchia parve nuovamente sorridere e leccò a lungo Drona dopo averla buttata a terra con il suo peso, mentre lei rideva e si dimenava: “Ushar, dai, toglimelo di dosso, mi sta lavando!”
Il giovane fabbro non ci pensava neppure, a salvare la sua donna da quell’assalto affettuoso.
Mentre lei si dimenava sotto il peso della durchia, più notevole di quanto poteva sembrare, lui aprì la sua borsa ed estrasse un bel pezzo di prosciutto affumicato.
Dopo un po’, decise di salvare sua moglie: “Che ne dici, amico mio, posso offrire?”
La voce di Ushar, e sicuramente anche il profumo del prosciutto, distrassero la durchia che, vedendo il generoso pezzo che l’uomo le offriva, interruppe la sua battaglia e si avvicinò all’uomo, annusò con un’espressione distaccata il prosciutto e, dignitosamente, lo prese in bocca ed iniziò a masticare con cura.
Terminato che l’ebbe, si leccò il muso, diede un’occhiata ai due, sorrise, sì, non si può dire diversamente, si girò e si allontanò trotterellando.
“Tutto bene”, annunciò Merlino.
“Sì, l’ho percepito.
“Chi era quel giovane? Chiaramente, ha ascendenze elfiche. E la donna? Ha un’aura che … non ho mai avuto modo di vedere prima d’ora”, s’interrogò Morgana.
Merlino scosse la testa canuta: “Non so, ma so che prima o poi lo incontrerò.
“Tu stai bene, luce della mia vita?”
Morgana sorrise al suo uomo. Non se l’era presa perché lui non l’aveva aiutata. Ambedue sapevano che quel mostro era forte, fortissimo, ma neppure lontanamente all’altezza del potere di Morgana.
“Certo. Torniamo e portiamo la bella notizia al villaggio.”
Le prime avventure di Ushar, Drona e Merlino sono narrate nell’e-book “Il Lungo Viaggio o Il Secondo Libro Dell’Apprendimento”, autopubblicato sotto lo pseudonimo di Horatio Hammerfield.
Vi presento Ushar e Drona testo di Marboxer