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Troppi sogni splendono stanotte, in un cielo / che ubriaca gli occhi della mente confondendo senza limiti / buio e luce. Quanti corpi agili o involuti deve opprimere di meraviglia / insieme al mio, rasentando il terrore dell'urlo finale! / Perché bruciano quelle remotissime illusioni e tacciono? / Eppure adesso qui: anteriori a tutto ciò che penseremo mai. / Non può resistere alta e febbrile la fronte, - bagnata da un respiro / di trascendente dolcezza, salmodìa che accoglie estatica /
le nostre ansie mortali... Deve aprirsi alla vertigine
di questo sfavillìo. / È un teatro stanotte l'Universo. /
Fuori e dentro una presenza si sporge sul silenzio, troppo /
divina perchè non abbia un Volto - eterno e inafferrabile, sacro, orribile, /
vivente. Compenetrato nella notte parla, dolore arcano, il suo linguaggio; / ma
fin da un quasi nulla senza notte senza tempo, la stessa algebra in viaggio /
di ogni avventurosa particella. Suo lo sguardo delle stelle: a voi / s'inchina l'anima amante. Parla i mondi / pàrlaci, tua creazione e voce! Oltre la fine sentire d'essere in Te.