Un uomo due montagne

scritto da Dalassio
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Testo: Un uomo due montagne
di Dalassio

Vi era, molto tempo fa, sulle montagne dell'isola Kyushu in Giappone un monastero nel quale si praticava il Buddhismo della scuola Soto zen.
In questo Monastero viveva ormai da molti anni un monaco di nome Shin Riyu.
Nel periodo che stiamo narrando egli aveva 32 anni ed era entrato in monastero molto giovane e di lui si diceva che fosse un nipote o lontano parente dell'Imperatore del Giappone.
Era di statura non alta ma vedendolo con solo un asciugamano intorno alla vita quando alla sera,finita la giornata di lavoro, si apprestava a fare il bagno rituale, l'Ofuro, che precedeva le ore di meditazione, la sua pelle glabra e i suoi grandi muscoli ricordavano alcuni personaggi del disegnatore Richard Corben piú che quelli di un culturista.
Shin Riyu trasmetteva una calma e serenitá che scaturivano dal suo interno e che erano parte della sua natura.
Per lui le giornate erano sempre giornate buone, non era influenzabile dai cambi di tempo, da pulsioni o da fattori esterni, e affrontava tutto con la stessa condizione d'animo.
Anni e anni di lavoro, studio e meditazione sotto grandi Maestri come ad esempio l'abate del monastero di quel tempo, Koho Watanabe, lo avevano portato ad essere un uomo e un monaco che viveva totalmente nel qui ed ora senza lasciarsi influenzare da nulla.
Nei rari momenti liberi dalle attivitá quotidiane e dalla rigida regola monastica praticava arti marziali e in quelle occasioni spesso praticava il Kendo con il Roshi Watanabe.
Aveva lineamenti perfetti che sembravano scolpiti e quando alla sera i monaci si riunivano a cerchio seduti sui tatami per decidere i lavori del giorno seguente e la composizione delle varie squadre che li avrebbero eseguiti lui sedeva immobile con l'espressione dura come certi personaggi dei film di Kurosawa e a chi lo avesse visto senza conoscerlo avrebbe trasmesso un certo timore.
Invece aveva la dolcezza e la modalitá senza rudezza, quasi quella di un bimbo intesa come bontá e composta semplicitá d'animo.
Gli altri monaci in quelle occasioni lo prendevano spesso in giro per esempio perché nella vita non si era mai ammalato salvo una volta in cui aveva mangiato troppe mele e aveva avuto problemi intestinali, si trattava di mele  molto grandi e molto costose,le Sekai-Ichi, che erano state donate al monastero,e ogni volta che veniva fatta la lista di ció che doveva essere acquistato al paese piú vicino qualcuno aggiungeva sempre :
- E le mele per Shin Riyu -
Tra le risa dei monaci e dello stesso Shin Riyu.
Nel monastero in quei tempi viveva un cavallo di nome Yusei, era un cavallo bizzoso, che per il suo comportamento difficile costó la frattura di una gamba ad un monaco occidentale,solo pochi riuscivano a cavalcare Yusei, uno di essi era il Roshi Watanabe che lo sellava e faceva lunghe cavalcate ma anche lui aveva avuto talvolta dei problemi ed i monaci erano sempre in apprensione quando il Maestro si allontanava in groppa a Yusei.
Shin Riyu quando aveva tempo e voglia di montare Yusei semplicemente lo slegava balzava sulla groppa a pelo senza redini né sella, tenendosi alla criniera, insieme salivano sulla montagna e una volta ridiscesi legava la corda faceva due buffetti a Yusei e si allontanava e mai il cavallo diede segni di nervosismo o cercó di sgropparlo sicuramente sentendo che nella sua tranquilla serenitá Shin Riyu nascondeva una forza che l'animale percepiva e riconosceva come piú forte della sua stessa.
Si narra che una volta durante un sesshin, cioé un periodo di meditazione che dura alcuni giorni con molte ore di meditazione al giorno, il Roshi Watanabe si addormentó, cosa di per se abbastanza rara, ma ancor piú raro anzi quasi impensabile, Shin Ryu si alzó dalla sua posizione, camminó veloce fino al posto dell'abate Watanabe e diede un calcio violento al cuscino su cui lo stesso sedeva facendolo ruzzolare sulla schiena e dicendogli :
- Neteita no ! -
Stavi dormendo!
Tra l'altro usando un modo di dire che un monaco non dovrebbe mai usare nei confronti dell'abate perché detto in forma poco rispettosa.
Ma Shin Riyu non se ne curó né si venne a sapere poi, cosí si dice, che il Roshi ebbe alcun che da dire, semplicenente Shin Riyu agiva, che fosse con il cavallo o nel fare ció  che nessun monaco si sarebbe mai sognato di fare.
Le informazioni in nostro possesso non ci dicono se poi venne mandato in qualche altro monastero o se venne incaricato di aprirne uno o se semplicemente restó ancora in quello sulle montagne dell'isola Kyushu ma l'immagine che ci resta é quella di un uomo totalmente in armonia con il suo corpo, che ha rasserenato la mente, che non sa cosa sia la malattia, e che sotto l'espressione di durezza del volto nasconde bontá e gentilezza e che trasmette calma e serenitá in un corpo di forza scattante.
Non per niente il soprannome con il quale veniva chiamato dagli altri monaci era:
Un uomo, due montagne.


Scritto a Jinotepe 30 novembre '25

Un uomo due montagne testo di Dalassio
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