il giardino segreto del professor orazio

scritto da tellina
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il giardino segreto del professor orazio
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Testo: il giardino segreto del professor orazio
di tellina


Il giardino segreto
del professor Orazio
Autore Donatella Sechi

Regolarmente iscritto alla Siae Rappresentato al Teatro ferroviario di Sassari
Prima: 11 ottobre 2008
Variazioni apportate sul testo nelle rappresentazioni... il nome del Ministro della Pubblica Istruzione che da Letizia Cabbadora diventa Mariastella Cabbadora.



































Personaggi

Il professor Orazio

Gaetano, il bidello

Attilia, la preside dirigente

Beatrice Salvi, la supplente

Fabio Blasetta, il vicepreside dirigente



























Prologo

Teatro. Si spengono le luci. Buio in sala. Le spie rosse indicano le uscite di sicurezza. I soliti colpi di tosse degli spettatori. Da una poltrona al centro della platea la suoneria di un telefonino: ouverture elletroacustica della Carmen. Lo spettatore - proprietario del telefonino - si alza in piedi con evidente imbarazzo. Si fruga nelle tasche esterne e interne della giacca, nei calzoni, nel taschino. L’ouverture raggiunge l’acme. Lo spettatore estrae un telefonino, unico fascio di luce nella platea, e si avvia in fretta verso il corridoio centrale. Nel fare ciò disturba gli altri spettatori seduti nelle poltrone che si frappongono fra lui e il corridoio. Al buio il telefonino è come una lucciola che volteggia nella sala. Finalmente lo spettatore infila il corridoio centrale e si avvia in di corsa verso l’uscita principale. Proprio da qui, nello stesso istante entra un uomo dalla corporatura imponente. Un occhio di bue lo illumina e lo seguirà in tutti i suoi movimenti in platea. E’ il bidello Gaetano. Indossa un grembiule azzurro abbottonato sul davanti, pantaloni grigi e scarpe grigie. Dalla tasca sinistra del grembiule fuoriesce uno straccio da spolverare giallo a quadri rossi. Dall’altra tasca spunta un flacone di Vetril. Trucco del viso: pallidissimo. Un tratto evidente di matita nera sottolineare il contorno superiore e inferiore degli occhi. Gaetano recita utilizzando le molteplici capacità di modulazione della sua voce. Spesso decide di “straniare” le parole che dice portando il suono in maschera, tenendo il falsetto o le tonalità più basse del registro. Talvolta, mentre parla, rotea la pupilla e fissa un punto nel vuoto.

Gaetano: (bloccando lo spettatore con il manico della scopa, il gesto epico dell’armigero che impedisce il passaggio al viandante) Alto là. Dove vai?

Spettatore: imbarazzato, mostra il telefonino come per giustificarsi.

Gaetano: gli leva di mano il telefonino.

Ma, non appena Gaetano gli toglie il telefonino, ecco una nuova suoneria dalla tasca sinistra della giacca dello spettatore: la marcia trionfale dell’Aida - poche note e parte dalla tasca destra La cavalcata delle Walkirie; senza soluzione di continuità arriva dalla tasca posteriore dei calzoni La Nona di Beethoven e dalle mutande, all’altezza dei genitali, Toccata e fuga in re minore di Bach. A ogni suoneria corrisponde una luce lampeggiante dentro l’abito dello spettatore che si dimena come fosse in preda a un elettroshock.

Gaetano: Velocissimo, con la gestualità precisa e violenta di un marine che al posto di sbarramento perquisisca un presunto terrorista, immobilizza lo spettatore, cerca e trova gli altri telefonini, gettandoli via.
Sequestrati! Non penserai di uscire durante l’orario delle lezioni.
(Afferrando lo spettatore per un orecchio e riportandolo al suo posto in platea)
Questo non è un porto di mare da cui puoi andare e venire a tuo piacimento. Ricordati dove ti trovi, ragazzo! A scuola caro, sei a scuola. Qui vige un regolamento: rispetto, ragazzo, rispetto!
Gli spruzza del Vetril addosso e lo spolvera con lo straccio giallo e rosso.
(Al pubblico) La mia mansione è spolverare, passare la scopa, lavare per terra, sorvegliarvi. Tutti. (fissando minaccioso gli spettatori).
Estrae dalla tasca del grembiule una torcia elettrica e illumina con attenzione poltrone e pavimento.
Sia chiaro: non sono pagato per staccare le cingomme da sotto i vostri banchi né per raccogliere i fazzoletti di carta pieni di moccio che gettate per terra.

Mentre Gaetano parla, dal sipario ancora chiuso, esce sul proscenio il professor Orazio. Un faro azzurrino lo illumina. Orazio è alto e magro. Affascinante. Veste e si muove con disinvolta eleganza. Indossa una camicia bianca, pantaloni di fustagno nero a tubo, scarpa nera.

Gaetano: ne intuisce subito la presenza. Alza lo sguardo verso il proscenio e lo vede.
Professore, è arrivato, finalmente. Mi scusi se rubo due minuti alla sua lezione, ma lei, non si accorge proprio di niente: passa il tempo leggendo poesie a questi zotici, che non rispettano il mio lavoro. Vorrei proprio sapere se a casa loro la madre è costretta a raccogliere dal pavimento le stesse schifezze che ogni giorno trovo io qui, quando i signorini lasciano l’aula. ( evitare accuratamente la recitazione “naturalistica”: più Gaetano usa parole e espressioni tipiche di un bidello più le pronuncia come se fosse Carmelo Bene nell’Amleto. )

Orazio: sorride.
Stasera lasceranno tutto in ordine, Gaetano.

Gaetano: Si fida! Si fida troppo. Quante volte glielo ho detto! Ah fa lezione agli altri, ma lei la lezione non la impara mai. Eppure l’esperienza dovrebbe insegnarle ……

Orazio: Basta così Gaetano. E ora diamo inizio alla rappresentazione …..

Gaetano: No! Professore, ma li ha guardati in viso, ha osservato l’espressione del loro volto?
Accende di nuova la torcia elettrica e la punta sul viso di alcuni spettatori. Ne sceglie uno che abbia un look da intellettuale, possibilmente d’avanguardia. Lo illumina.
Ecco, per esempio, osservi questo, professore. E’ venuto per provare l’orgasmo da forme espressive d’avanguardia. Lo guardi! Sta godendo intensamente perché crede di assistere ad una dimensione estrema di teatro della crudeltà. Spiacente (sposta la torcia elettrica): coitus interruptus! Non farò la pipì sul pubblico stasera.

Orazio: Gaetano, mi stai rubando la scena!

Gaetano: Ha ragione, professore, ma ho perso il filo. Ci troviamo a scuola o a teatro?

Orazio: Interpretazione controversa. L’autore non ha idee chiare in proposito. Proporrei di seguire lo schema classico della commedia: questo è il prologo. Nel prologo si enuncia al pubblico l’argomento della rappresentazione. Prego, Gaetano, enuncia!

Gaetano: Assume la posa del gran cerimoniere che introduce le dame al ballo di corte: gira la scopa al contrario e batte tre volte il bastone per terra.
Signore e signori, rispettabile pubblico, stasera vi rappresenteremo… la scuola ….
S’interrompe. Vede tra la platea una signora alto borghese, scollata, seduta a fianco di un uomo. La illumina con la torcia elettrica. La voce di Gaetano cambia tonalità e assume il falsetto di una signora ammodino.
Oh, sì, finalmente anche a teatro si parla di scuola. Perché è uno scandalo, bisogna parlarne, parlarne, dobbiamo discutere, discutere, e ancora discutere, sì, di tutte queste insegnanti che si appartano con i loro studenti e si spogliano, nude, capite?. E gli stupri fra compagni di scuola? A chi li lasciamo tutti gli stupri filmati nelle aule? Non si fa altro a scuola, stupri e filmati, filmati e stupri! Ma vediamoli allora questi filmati! Analizziamoli nei particolari. Cosa aspettiamo? Finalmente uno spettacolo coraggioso. Che audience, che partecipazione, che indignazione!
Gaetano illumina l’uomo a fianco alla donna. Il registro della sua voce cambia tonalità: va di petto.
Lei è il marito? L’amante ? Il conoscente? La disconosce? Fa niente. Plachi ugualmente i turbamenti della signora. Non qui, la prego!


Orazio: (irato) Gaetano, esci subito di scena! Devo iniziare la lezione.

Musica. Cat Stevens, Lady D’Arbanville ( LP Mona Bona Jakon anno 1970) Gaetano esce da una delle porte laterali della platea.






Atto I

Scena I

Si apre il sipario. Un telo di tulle nero fitto, immediatamente dietro il sipario, delinea il primo spazio del palcoscenico: l’aula. Davanti al telo una cattedra e, dietro la cattedra, una sedia. Sulla cattedra un libro chiuso.
Orazio si siede.
La musica sfuma. Suona la campanella d’inizio lezione.

Orazio: Prende il libro in mano. Lo sfoglia. Trova la pagina. Apre e legge rivolto al pubblico come fossero i suoi studenti.

D’in su la vetta della torre antica,
passero solitario, alla campagna
cantando vai finché non more il giorno
ed erra l’armonia per questa valle.


Gaetano: (dalle quinte) Permesso? Entra. Buongiorno. (rivolto a Orazio e al pubblico)

Orazio: visivamente seccato dall’interruzione, fatica a mantenere la calma. Sì? (cercando di tagliar corto)

Gaetano: Una circolare, professore. Da leggere agli studenti e firmare.

Orazio: Lasci pure qui, signor Gaetano. Quando abbiamo finito leggeremo anche la circolare.

Gaetano: No, professore, scusi, ma è urgente. La dirigente vuole che sia subito letta e firmata.

Orazio: rassegnato, anche se al limite della sopportazione. Prende il foglio dalle mani del bidello e legge alla classe – pubblico.

“ Ai docenti
Ai discenti
- sede

Oggetto: corso di orientamento e recupero per docenti e discenti. Titolo del corso: Instaurare una sinergia attiva tra produttività e consumo.
Si comunica che, ai sensi del combinato disposto dall’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 15 – 4 – corrente anno, il Ministro della Pubblica Istruzione, onorevole Letizia Cabbadora, invita tutti gli utenti dell’istituzione scolastica, in qualità di docenti e di discenti, a partecipare ai corsi di orientamento e recupero degli aspetti attitudinali, intellettuali, volitivi e affettivi della propria psiche.
I signori professori e gli studenti dovranno compilare un modulo di partecipazione allegando copia del documento di riconoscimento, codice fiscale, impronta digitale del dito indice della mano destra.
Il modulo di partecipazione contiene una dichiarazione predisposta di pubblica abiura di quelle letture erroneamente introdotte nelle classi dai precedenti programmi scolastici.
Sarà compito del dirigente scolastico far in modo che tutte le componenti della scuola dichiarino pubblicamente, in forma scritta e orale, il carattere pernicioso, noioso, diseducativo e la completa inutilità, in funzione del consumo del prodotto interno lordo, di tutti i libri redatti da personalità moralmente depravate, quali risultano essere quelle dei signori …. (legge l’ elenco tutto di fila, quasi senza prendere fiato) Alighieri Dante, Ariosto Ludovico, Baudelaire Carlo Piero, Boccaccio Giovanni, Campanella Tommaso, Deledda Grazia, Euripide Aristotele .... (perplesso)Euripide Aristotele? ..., Freud Sigismondo, Flaubert Gustavo, Garcia Lorca Federico, Heminingway Ernesto, Ibsen Enrico, Leopardi Giacomo, Machiavelli Niccolò, Neruda Paolo, Omero Virgilio, Pirandello Luigi, Proust Marcello, Quasimodo Salvatore, Rousseau Gian Giacomo, Seneca Lucio Anneo, Shakespeare Guglielmo, Tacito Tucidide .... Tacito Tucidide?! ....., Ungaretti Giuseppe, Voltaire Francesco Maria, Wilde Oscar, Zola Emilio, (prende fiato) … e di tutti quegli altri autori espressamente indicati nell’elenco affisso all’albo e accluso al modulo di presentazione.
Il corso di orientamento , promosso e finanziato dalla Confindustria della città di Vicenza, sarà tenuto dall’imprenditore Umberto Calderone, P. O. , perito ortodontico e maggior produttore di dentiere in Italia. (nel leggere questo nome a Orazio manca la voce).

Gaetano: Professore, cosa c’è? Si sente male?

Orazio: No, Gaetano, non è niente. Mi lasci leggere tutta la circolare.
Riprende la lettura, evidentemente provato.
Il giorno 31 gennaio corrente mese avrà luogo la cerimonia d’inaugurazione del corso medesimo. (scandisce le parole: non crede neanche lui a quanto sta leggendo) Le classi, accompagnate dai docenti, dovranno assistere all’immersione del volume de Il principe di Machiavelli in una tanica colma di acido muriatico. A seguire verranno immersi nella medesima tanica gli altri libri in elenco. Si augura a tutte le componenti della scuola un felice inizio dei lavori.

Il Ministro della Pubblica Istruzione,

onorevole Letizia Cabbadora

Gaetano: Che distruzione!

Orazio (poggiando la circolare sulla cattedra. Si alza in piedi e la firma.) Ho bevuto il mio calice fino al fondo.


Scena II

Musica: God save the Queen.

Gaetano: si mette di scatto sull’attenti. Imbraccia la scopa al rovescio. Batte tre volte il manico della scopa sul pavimento del palcoscenico.
La dirigenteee!

Entra Attilia, dirigente scolastica. Indossa un abitino di maglia leopardata aderente al corpo. Al collo, ai polsi e alle orecchie vistosi monili con pendenti denti di leone africano. Labbra e seno sono particolarmente evidenziati a indicare gli eccessivi interventi del chirurgo plastico. Il viso, vistosamente truccato, ha un color marroncino per le continue esposizioni alla lampada solare. I capelli, lisci e lunghi fino alla spalla hanno meches bionde, effetto globale “dietro liceo davanti museo”. Parla con un leggero accento milanese. Lievemente poggiato sulle spalle porta uno scialle con lunghe frange, di pesante seta nera. La segue il professore Fabio Blasetta: le cammina dietro con atteggiamento servile, le aggiusta lo scialle sulle spalle, si ferma rispettosamente a un passo da lei, ascoltando ogni sua parola con reverenza. Il look di Fabio Blasetta è quello che il personaggio è convinto debba essere il look di un intellettuale: capelli appena lunghi e trascurati, sciarpa di lana lavorata ai ferri fino al ginocchio. Occhialino rotondo. Usa una tonalità di voce ricercata, con una modulazione forbita, con quel lievissimo accento romanesco, come fosse appena caduto da una cattedra della “Sapienza”. La musica sfuma.

Attilia: Buongiorno .. esimio professor Orazio.

Orazio: (alzandosi in piedi) Oh, la nostra preside dirigente .. Attilia carissima come va?

Attilia: Molto bene .. grazie.

Orazio: Si vede carissima .. ti trovo in splendida forma .. come sempre .. del resto. E questo … giovanotto?

Attilia: Ti presento il tuo nuovo collega, il nostro nuovo acquisto … Fabio Blasetta. … Passato di ruolo con la massima votazione … dottorando in teoria delle comunicazioni all’Università La Sapienza … raccomandato personalmente dal nostro Ministro della Pubblica Istruzione, (si genuflette) Letizia Cabbadora!

Orazio: (lo guarda con attenzione, frugando nella memoria) Ci conosciamo?

Fabio : Sì professore, sono stato suo alunno, si ricorda? In primo banco … proprio davanti alla cattedra.

Orazio: Fammi pensare … sezione D?…. in primo banco …. Con la mano sempre alzata, una tragedia se il tuo voto non era dieci …. ?

Fabio: Sapevo che non mi poteva dimenticare.

Orazio: No, Blasetta Fabio, … anzi ti ricordo molto bene, … e mi ricordo anche del tuo compagno di banco, … poverino!

Fabio: (Ad Attilia) Il mio compagno di banco era un ragazzo con …. forti limitazioni nell’apprendimento … una famiglia disagiata alle spalle … le solite storie … non ho mai capito perché il professore gli dedicasse tanta attenzione.

Orazio: Ti ammirava … e tu lo ignoravi … Ogni volta che tu alzavi la mano per intervenire, ti fissava incantato. …. Tu i libri non avevi neanche bisogno di leggerli: ti bastava odorarli nella biblioteca di tuo padre. Lui possedeva solo il manuale scolastico.
Non riusciva ad esprimersi … ma sapeva ascoltare la voce segreta della letteratura. … Quando spiegavo …sgranava gli occhi e non fiatava.

Fabio: Dobbiamo dare a ciascun alunno quello che gli spetta … per nascita e educazione …. Il figlio di un manovale non può avere le stesse opportunità del figlio di un avvocato!

Orazio: Hai ragione caro Blasetta Fabio. …Ricordi? .. Quando c’era compito in classe, costruivi una bella piletta di libri e la mettevi fra te e lui. … Non si sa mai che sbirciasse una parola e la copiasse nel suo compito. …. Meglio limitare le opportunità!

Attilia: ( interviene a interrompere la discussione) Orazio, … non ci incontriamo da parecchio tempo …da quand’è che non vieni a trovarmi in presidenza?

Orazio: Ma non eri qui, a scuola, …Attilia. … Eri partita… a proposito dove sei stata?

Attilia: (facendo la bocca a culo di gallina e strizzandosi le tette per metterle in evidenza) Un breve soggiorno nella clinica di chirurgia plastica del dottor Migliorini.

Orazio: Migliorini … un nome una garanzia. Bella come non mai … Attilia.

Attilia: Non sempre il tempo la beltà cancella ……

Orazio: (perfidamente ironico) Attilia, hai sessant’anni .. e più ti guardo e più mi sembri bella.
Mi pento di averti trascurata .. cara. Ma il tempo vola: che ci vuoi fare? … leggo.. studio e insegno .. è il mio lavoro.

Attilia: Non più Orazio, non più! … Leggere e studiare non serve più … per essere un bravo insegnante. … Non hai letto l’ultima circolare?: …. per la nostra scuola si aprono nuovi orizzonti!

Orazio: Letta e firmata. …. Ma (cerca di sviare il discorso) vedo che anche tu mostri nuovi orizzonti (guarda eloquentemente la profonda scollatura di Attilia).

Attilia: copre vezzosamente la sua scollatura con lo scialle.
Ti attendo domattina alla cerimonia d’inaugurazione del nuovo corso di orientamento e recupero …. per docenti e discenti…. (Progressivamente minacciosa) Bada di non mancare. … Finora abbiamo tollerato le tue numerose … stravaganze …ma d’ora in poi…
La nostra ministra Letizia Cabbadora (si genuflette) ci ha dato indicazioni molto chiare!

Orazio: Oh, sì, Letizia Cabbadora .. anche lei, come Migliorini .. che nome profetico!

Attilia: (in stato mistico) Quanto è vero ciò che tu dici, Orazio! … Letizia, il nome da solo basta a significare … gioia e gaudio per tutti noi. …. Cabbadora, … poi, ( dice le seguenti fandonie come fossero Vangelo) dallo spagnolo “cabezza de oro”, … testa d’oro. Perché come oro sono i pensieri che le attraversano la mente e rilucono sulla nostra strada, …. guidandoci … nel difficile cammino dell’insegnamento …

Orazio: Sorride malvagio. L’illuminazione del palcoscenico si affievolisce. Luci sinistre, provenienti dal basso illuminano la figura di Orazio. La scena assume un’atmosfera demoniaca. Musica: Suspiria dall’ Lp Suspira dei Gobelin. Orazio, iniziando a parlare, aggira felino Attilia, le va alle spalle e le strappa, con un gesto deciso, lo scialle nero.
Letizia … Cabbadora….. Cabbadora … Cabbadora … Tu sai chi erano le accabadore, vero .. Attilia?
Allarga lo scialle nero sopra la propria testa e fissa Attilia negli occhi.
Le accobadore vagavano sulla terra in attesa che qualcuno le invocasse.
Quando un uomo agonizzante non riesce a morire… e le prefiche hanno già sciolto i loro capelli … aspettando solo il momento per piangerlo e graffiarsi il viso … i parenti mandano a chiamare l’accabadora.
L’accabadora arriva leggera …. leggera … (Orazio ne mima la camminata) cammina a piedi nudi … sul capo ha uno scialle nero (Orazio si mette sul capo lo scialle di Attilia) … il viso nascosto tre le frange.
Quando la vedono arrivare … tutti si ritraggono inorriditi. …. L’accabadora … in punta di piedi … si avvicina al letto dell’uomo rantolante … si leva lo scialle dal capo (mima il gesto) … gli sorride, e glielo cala sul viso. (Orazio con lo scialle copre il viso di Attilia). …. E lo soffoca. (Orazio ride, mentre, con il gesto di Otello che uccide Desdemona, preme lo scialle sul volto di Attilia. Poi d’un tratto getta lo scialle a terra. Il palcoscenico si illumina. La musica cessa. Attilia ansima terrorizzata. Orazio continua a parlare, furente).
Ecco cosa significa il cognome della tua ministra, Letizia Cabbadora: come un’ accabadora è arrivata al letto della cultura … agonizzante .. e … sorridendo .. con i suoi lunghi dentoni gialli.. l’ha soffocata. … Per sempre.

Attilia: (riprendendosi dallo spavento) Pazzo! … Sei Pazzo! Tu e le tue origini isolane … sardo barbaricino ….. terrone ignorante … superstizioso e primitivo. … Ora capisco perché tua moglie fuggì con quell’imprenditore di Vicenza, … a proposito … come si chiamava l’amante di tua moglie? (Si illumina) …… Ti farà piacere incontrare … (pronuncia il nome come se stesse dando una staffilata) Umberto Calderone … domattina, e vederlo gettare … con le sue stesse mani … Il principe di Machiavelli nell’acido muriatico.. . Puntuale … Orazio… domani… puntuale … mi raccomando.

Fabio raccoglie ossequioso lo scialle di Attilia da terra e fa per coprirle le spalle.
Ma, Attilia, ricordandosi dell’accabadora, ha un brivido di paura e lo respinge. Esce seguita da Fabio, che cammina un po’ curvo dietro di lei, tenendosi a rispettosa distanza, mentre sorregge lo scialle con la punta delle dita.

Orazio: Sembra aver esaurito ogni energia. E’ seduto. Le braccia abbandonate sulla cattedra. Immobile.

Gaetano: Professore, le preparo un caffè?

Orazio: fa cenno di no con il capo.

Gaetano: E’ lui.. vero.. l’imprenditore di Vicenza … il produttore di dentiere … Umberto Calderone? …E’ lui l’uomo … quello con cui … sua moglie …

Orazio: fa un gesto con la mano come per dire di non andare oltre con quel discorso.

Gaetano: (cercando di richiamare la sua attenzione) Professore, .. mi ascolti. … Non può restare qui. … Oppure domattina sarà costretto ad andare anche lei con gli altri per veder gettare Machiavelli nell’acido muriatico. … Deve fuggire… scappare da qui .. cerchi di capirlo. … Attilia è una donna vendicativa … la distruggerebbe. .. E poi … le indicazioni del Ministero della Pubblica Istruzione sono chiarissime: … o si adegua … o…..

Orazio: Ma dove andrò? .. E loro? (indica il pubblico)… i miei studenti! Come potrò permettere che un imprenditore vicentino …Umberto Calderone … un … perito ortodontico … un produttore di dentiere … guidi e … orienti .. le loro capacità intellettive?

Gaetano: Venga con me, professore …….. venga … Ho un’idea ……. Vedrà …… Presto .. però.. andiamo ….su …. Forza …… (lo trascina fuori dal palcoscenico)



Intermezzo

Musica ouverture da La Gazza ladra di Rossini (vaga citazione del film Arancia Meccanica). Si aprono le porte dei corridoi laterali della platea ed entrano due giovani, in abito, inappuntabili come commessi della camera dei deputati. Nella mano destra la borsa per i documenti. Vengono avanti a tempo di musica con movimenti speculari, passo lievemente molleggiato. Danzano quasi, hanno il ritmo interno di chi va a compiere una violenza predeterminata. Raggiungono il corridoio centrale della platea, lo attraversano seguiti dall’occhio di bue. Mentre avanzano ogni tanto girano il capo, con sincronia, ora a destra ora sinistra, come a controllare il pubblico. Arrivano davanti alla scaletta che collega il palco con la platea, vi salgono. Una volta sul palco, si avvicinano alla cattedra e vi girano intorno. Prendono il libro dimenticato da Orazio sulla cattedra e iniziano, scientemente, a strapparne le pagine, appallottolandole e gettandole verso la platea. Alla fine, stufi di strappar pagine, fanno un’unica palla di quello che resta del libro, la lanciano per aria, la colpiscono con un calcio e la gettano fuori dal palco. Poi i due si guardano. Afferrano la cattedra ciascuno per un lato. La fanno ondeggiare per poi lasciarla cadere sotto il palcoscenico. Allo scenografo il compito di aver predisposto qualcosa di morbido si cui farla atterrare ( con le sovvenzioni di cui gode il teatro oggigiorno, comprare una cattedra nuova per ogni rappresentazione manderebbe in fallimento lo spettacolo). Vedono la sedia: senza preavviso uno dei due la rovescia dandole un colpo con il piede , l’altro capisce il gioco e lo aiuta. A calci fanno arrivare la sedia fra le quinte, e, dietro la sedia, escono anche loro.


III scena

Un anno dopo.
Il telo di tulle nero che serve da fondale al primo spazio del palcoscenico viene lentamente tirato su. Il secondo spazio rappresenta la biblioteca della scuola. Una luce bianca e tenue illumina la libreria gotica e polverosa che fa da sfondo. Solo pochi scaffali contengono ancora qualche libro. Tutti gli altri sono occupati da giganteschi calchi di gesso per dentiere. Un fascio di luce proveniente dall’alto illumina la sezione del palcoscenico davanti alla libreria. Fabio e Attilia vi stanno sdraiati in atteggiamento inequivocabile. Un attimo dopo che la luce li ha illuminati, Fabio si mette a sedere: ha i capelli sconvolti oltre ogni limite. Anche Attilia si mette a sedere; si rassetta l’abitino leopardato e i monili che indossa. Fabio e Attilia si guardano.

Attilia: (entusiasta) Mmmmm, … il fuoco non si spegne con gli anni! … Fabio …( con voce sensuale) lo avresti mai immaginato. … quando ti ho chiesto di scendere quaggiù … in biblioteca … solo con me?

Fabio: (spossato, cerca di fingere entusiasmo) Mai avrei osato sperare tanto….

Attilia: Fabiuccio mio … la biblioteca della nostra scuola è così … conturbante! (tenta di afferrarlo di nuovo)

Fabio: (indietreggiando per sottrarsi all’abbraccio, prova a riportare la conversazione su argomenti neutri) Dicono sia stata costruita … nelle segrete di un antico monastero ….

Attilia: ( avanzando verso di lui) Ah , Fabiettino, a cosa ci ha condotto la nostra bestiale follia… a commettere una profanazione! ( allunga una mano per acchiapparlo).

Fabio: (sguisciandole dalle dita, cerca di prender tempo) Una profanazione?

Attilia: Sacro … mistero …. libri antichi …. cultura ….. EROS! (gli balza addosso)

Fabio: (fa una capriola all’indietro e con un salto si mette in piedi, posizionandosi a distanza di sicurezza) Libri antichi? … Qui vedo solo calchi per dentiere! (così dicendo si avvicina a uno scaffale e prende in mano un calco enorme, le cui labbra sono incurvate a forma di sorriso).

Attilia: Umberto Calderone ci ha chiesto di poter utilizzare la nostra biblioteca come deposito …per i calchi … della sua fabbrica di … dentiere. … Ci paga un buon affitto. (si alza in piedi anche lei)

Fabio: Mi sembra un’ottima idea!… I libri sono finiti tutti nel barile di acido muriatico?

Attilia: Non tutti, … tesoro. (Prende in mano uno dei pochi libri rimasti.) L’Ars amandi del nostro Ovidio è ancora qui. … (Afferra il libro, lo apre e lo mette sotto il naso di Fabio) Leggi questo libro blu.

Fabio: (leggendo, coinvolto suo malgrado) Com’è erotico quaggiù!

Attilia: Dammi mille baci ora…..

Fabio: E poi cento e mille ancora.

Attilia: (chiudendo il libro e afferrandolo ) Quel giorno più non vi leggemmo avante!



IV scena

Entra Gaetano cantando a squarciagola Non ho l’età ( la canzone portata al successo da Gigliola Cinguetti) con la voce in falsetto. Ha la scopa in mano e, mentre canta, spazza per terra. Vede Attilia e Fabio in tutt’altre faccende affaccendati.

Gaetano: (senza scomporsi, leva di tasca una campanella e la suona) Ora di chiudere! Vogliamo far notte in questa scuola?

Rimessa in tasca la campanella riprende a spazzare per terra, stavolta in direzione di Fabio, che, al colmo dell’imbarazzo, si è appena sciolto dall’abbraccio di Attilia.

Fabio: (ricevendo in piena faccia una nuvola di polvere sollevata dalla scopa di Gaetano) Signor Gaetano … noi …. Couch … couch…. ( si mette a tossire a causa della polvere) facevamo … couch … una ricerca filologica sull’ars amandi .. couch …

Gaetano: (imperturbabile) Professor Blasetta, io e la dirigente qua presente abbiamo deciso che entro le otto di sera si chiude. … Sono le sette e tre quarti e io … devo ancora pulire la biblioteca: (lo guarda in modo significativo) è ridotta un porcile. (Tira fuori dalla tasca il flacone di Vetril , lo spruzza su un gigantesco calco di dentiera e inizia a lucidarne i denti con cura).

Fabio: Ah! …. (fa il verso a Gaetano) Io e la dirigente …. Sbaglio o il nostro signor Gaetano confonde i ruoli …. Non trovi, Attilia?

Gaetano: Io sono il custode di questa scuola da trentacinque anni!

Fabio: Oh sìììì? …E’ il custode? .. Da trentacinque anni... ma non mi dica... Lei si sta rivolgendo al nuovo ... vicepreside! .. Attilia mi ha appena nominato suo vicepreside dirigente …splendente collaboratore intraprendente.

Gaetano e Fabio si fissano negli occhi.

Attilia: (interviene a sedare la discussione) Signor Gaetano! Non mi sembra urgente … pulire adesso la biblioteca: qui dentro non scende più nessuno.

Gaetano: Mi permetta, preside dirigente, … è stata lei a dire che sta per arrivare l’ispettore ministeriale: (fa il verso ad Attilia) la nostra scuola deve risplendere!

Attila: (ripensandoci) E’ vero…. sì …l’ho detto io... verrà l’ispettore ….

Gaetano: E poi … preside dirigente … il nostro magnifico P. O. (al pubblico) perito ortodontico, grande industriale …. esimio manager di dentiere … sponsor ufficiale di questa scuola … Umberto Calderone …(si genuflette).. sarà lieto di sapere che noi qui teniamo… pulite … le sue dentiere.

Fabio: (altisonante) Umberto Calderone, che stile, che maschio, …. quale esempio per i nostri alunni la sua sottile retorica!… Ancora rammento quella storica cerimonia, … or volge l’anno, io non credea tornar per uso a udir cotali parole ……

Attilia: (sognante) Ci disse ……

Fabio: (invasato) “Oggi sono un uomo ricco e di successo.Volete sapere quando è iniziata la mia fortuna? Il giorno in cui ho smesso di leggere questi libri.”

Gaetano: E pluff! .. Machiavelli Niccolò nell’acido muriatico.

Attilia: Poi, sorridendo indulgente a noi tutti disse ….

Fabio: “In verità, in verità vi dico, non li ho mai nemmeno letti”.

Gaetano: E pluff!.. Alighieri Dante nell’acido muriatico.

Attilia: Un trionfo!

Gaetano: E pluff! … Leopardi Giacomo nell’acido muriatico.

Fabio: L’unico che non si presentò a quella magnifica cerimonia fu Orazio.

Gaetano: Dicono che fuggisse in Olanda.

Attilia: Orazio, un pazzo criminale!

Fabio: Per me, un pazzo artificiale.

Gaetano: Ma che peccato che sia pazzo! … cadde nella melanconia e il suo cervello svaporò.

Attilia: Un uomo che non seppe mai cogliere le vere occasioni della vita. … Due anni fa gli proposi di fare insieme … la ricerca filologica sul lessico dell’ars amandi. … “Non è il mio genere”, mi disse.... Peccato. …. Orazio sarebbe stato un ottimo vicepreside…. al mio fianco.

Fabio: (curvo e viscido) Attilia … cara … come ...essere così ciechi? …. Solo quel folle di Orazio ….. come poté resisterti? …. meglio …. per me … meglio. Guardami cara: io darei la testa per te ….

Gaetano: La sua testa, professore vicepreside dirigente ... Blasetta Fabio? (gli si avvicina minaccioso, brandendo il gigantesco calco per dentiera), la perderebbe? … esattamente come è successo a questa dentiera!… la sua testa non c’è più!… La guardi (gli mette la dentiera sotto il naso). Vede? … ha versato il suo cervello… Ecco perché al signor Calderone piacciono tanto le dentiere ….. perché hanno solo denti ….. e niente cervello …. (apre e chiude la grande dentiera in direzione di Fabio, come se questa dovesse morderlo) Ahm! (Fabio, vigliacco, indietreggia spaventato).

Attilia: (Frapponendosi in difesa di Fabio) Signor Gaetano! … Ultimamente la trovo molto affaticato. ….Troppo affaticato! (Dura) Credo che lei abbia bisogno di un periodo di congedo, … (minacciosa) ne riparleremo…

Attilia esce, seguita da Fabio, sempre un po’ curvo, ossequioso e a rispettosa distanza. Nell’uscire Fabio si volta indietro per controllare Gaetano. Gaetano, a sua volta, gli mostra di nuovo, minaccioso, la gigantesca dentiera, facendo il gesto di morderlo e sussurrandogli Ahm!. Fabio esce di corsa dietro ad Attilia.

Gaetano: Ah! Se ne riparleremo … quante verità usciranno allora da questa bocca… Come queste mura… se potessero parlare… e parleranno, parleranno. Io sono sicuro che un giorno di questi parleranno. Parleranno? Che dico: grideranno vendetta…( trova un foglietto per terra. Lo raccoglie. Legge) “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori” … ecco cosa resta di Ariosto Ludovico… anche lui … pluff… Acido muriatico… bocciato anche lui!”.


Scena V

Gaetano controlla che Attilia e Fabio si siano definitivamente allontanati. Si guarda intorno con circospezione. Quindi ritorna alla libreria e si rivolge verso uno dei pochi scaffali che contengono dei libri. Così facendo volta le spalle alla platea. Musica: Le vie en rose. Mentre Gaetano è intento a spostare i libri ad uno ad uno, come se cercasse di raggiungere qualcosa all’interno del ripiano, entra, sulle note della musica, Beatrice Salvi. Beatrice è bionda, flessuosa ed eterea. Indossa un tubino di seta color pastello, appena svasato sotto le ginocchia. Cammina silenziosamente, quasi in punta di piedi. Si guarda intorno. Vede Gaetano frugare nella libreria. Incuriosita si avvicina senza far rumore. Gaetano ha quasi un presentimento e si volta. Il suo sguardo incontra quello di Beatrice. Istintivamente Gaetano ha uno scatto per nascondere con il suo corpo lo scaffale dove era intento ad armeggiare. La musica s’interrompe bruscamente.

Gaetano: Chi è là?

Beatrice: (con tonalità dolcissima, quasi celestiale) Signor Gaetano, che piacere rivederla!

Gaetano: la guarda diffidente. Chi sei?

Beatrice: (mielosa) Lei non è proprio cambiato …. che bei ricordi signor Gaetano …

Gaetano: (scrutandola attentamente) Beatrice …

Beatrice: Beatrice Salvi, ricorda? Ero alunna in questa scuola ...

Gaetano: Sì ... Salvi Beatrice ..... sempre in ritardo …

Beatrice: … e lei riapriva il portone della scuola di nascosto ... solo per me …

Gaetano: (Sorridendo)Una volta ti scoprii intenta a frugare nel cassetto della tua insegnante …

Beatrice: ….. cercavo la versione di latino che quella strega ci avrebbe dato per il compito in classe del giorno dopo ….. lei non mi ha mai denunciato …

Gaetano: .. mi guardavi con quell’aria da angioletto …

Beatrice: e alla fine diventava sempre mio complice … si ricorda?

Gaetano: Beatrice …. che ci fai qui?

Beatrice: Non lo sa?

Gaetano: Non so più niente io …nessuno mi dice più niente … in questa scuola le cose cambiano ogni giorno che passa. Prima ero signor Gaetano, il custode della scuola: a metà mattina preparavo il caffè…. i professori venivano a prenderlo e chiacchieravano con me. Adesso … sono diventato…un …. personale ausiliario … chi vuoi che faccia conversazione con il …. personale ausiliario ?

Beatrice: Ho appena avuto il mio primo incarico di supplente in questa scuola, … proprio dove ho studiato da ragazzina!

Gaetano: (laconico) Auguri.

Beatrice: (continuando entusiasta)Mi hanno chiamato per sostituire il professor Orazio.

Gaetano: Quindi lo hanno sostituto, alla fine.

Beatrice: Pare che abbia avuto un tremendo esaurimento ….

Gaetano: … tremendo!

Beatrice: … per quella storia della moglie ?

Gaetano: Anche …

Beatrice: Era fuggita ..vero?

Gaetano: Con un altro.

Beatrice: E il professore?

Gaetano: Impazzito.

Beatrice: Impazzito?

Gaetano: Pazzo scatenato.

Beatrice: Pericoloso?

Gaetano: Pericolosissimo. ( cambiando discorso) Tu, invece, cosa cerchi in biblioteca? .. Una dentiera? … a quest’ora … la scuola sta per chiudere. .. E anche la biblioteca …

Beatrice: (supplichevole)Mancano ancora cinque minuti, signor Gaetano.

Gaetano: (di nuovo sospettoso) Beatrice, cosa cerchi?

Beatrice: (ingenua)Solo un vocabolario

Gaetano: Un vocabolario … che vocabolario?

Beatrice: Un vocabolario d’italiano.

Gaetano: A che ti serve?

Beatrice: La preside dirigente vuole una relazione sulla mia programmazione…. E a me … mancano le parole.

Gaetano: (paziente) Vediamo …. I vocabolari, …sì …. i vocabolari dovremmo averli ancora …. ci servono per sostenere le dentiere di Calderone….ecco qua….. tedesco ….. inglese ….. francese ….. latino…. italiano : eccolo. (le dà il vocabolario). E ora si chiude, mia giovane professoressa!

Beatrice resta un attimo imbambolata a fissare la libreria, come se cercasse di capire qualcosa. Gaetano è sempre più impaziente e quasi la spinge fuori, verso la quinta destra. I due escono. Buio sul palcoscenico.


Scena VI

La mattina del giorno dopo.
Musica: di nuovo Le vie en rose . Rientra Beatrice con il vocabolario in mano, un fascio di luce bianca la segue in tutti i suoi movimenti: si dirige verso lo stesso scaffale della libreria in cui Gaetano , poco prima, manovrava. Rimette al suo posto il vocabolario. Nel fare questo gesto passa una mano sul fondo dello scaffale. Quando Beatrice sfiora un punto preciso del ripiano, tutta la libreria inizia a scorrere da un lato e, man mano che scorre via, scopre il terzo spazio del palcoscenico, che s’intravede nella penombra. La musica si abbassa di volume e lentamente sfuma. Beatrice avanza verso l’interno del palcoscenico. Mentre procede, una figura scura la segue. Si avvicina alle sue spalle, l’afferra e, prima che possa reagire, le soffoca il grido di spavento chiudendole la bocca con la mano. Beatrice tenta inutilmente di divincolarsi. Una luce calda illumina la scena: siamo nello studio segreto del professor Orazio. Al lato destro un divanetto a due posti e una poltrona. A fianco alla poltrona una lampada a stelo. Tra il divanetto e la poltrona un tavolino basso, con sopra una pila di libri. Qualche altro libro abbandonato per terra, a fianco della poltrona. Al lato sinistro una scrivania e una sedia. Sopra la scrivania un computer portatile, due libri, penne colorate dentro un portapenne, qualche foglio di carta. Sull’intero fondale è dipinta una grande vetrata che si apre su un immenso giardino fiorito.

Orazio: (immobilizzando Beatrice) Come sei riuscita ad arrivare fin qui? .. Chi sei? ..Perché sei venuta? (le leva la mano dalla bocca) .. Parla! e bada di non gridare, altrimenti ….

Beatrice: terrorizzata sta per svenire.

Orazio: pentito, la sorregge fino alla poltrona. La aiuta a sedersi. Accende la lampada a stelo che sta vicino alla poltrona. La luce illumina il viso di Beatrice.

Orazio: (osservandola preoccupato) Signorina, mi perdoni, ho agito d’impulso …. io pensavo… che fosse ….

Beatrice: (riprendendosi) Dove sono? Chi è lei?

Orazio: Stia tranquilla. Non ha nessun motivo per essere così spaventata, mi creda. … Ha mai sentito parlare del professor Orazio?

Beatrice: (terrorizzata)Il pazzo?! Mio Dio … è lei?

Orazio: Hanno detto …. erudito e alienato…

Beatrice: certamente esagitato ….

Orazio: Poi mi hanno esaminato …

Beatrice: e la hanno esautorato.

Orazio: Non ho fatto il burattino ….

Beatrice: non ha fatto il programmino ….

Orazio : per truffare lo studente e annientare la sua mente.

Beatrice: A scuola tutti parlano ancora di lei, professor Orazio

Orazio: Ah sì?

Beatrice: Dicono ..

Orazio: Cosa?

Beatrice: …. dicono .…raccontano … che scomparve misteriosamente un anno fa…. Per un … esaurimento … sragionava … sobillava gli studenti …disubbidiva alla circolari .. e alla fine .. tentò anche di … strangolare la nostra preside dirigente!

Orazio: (ride come un folle) Ah! Ah! Ah!

Beatrice: (fissandolo preoccupata) Dicono ….

Orazio: Dicono?

Beatrice: che tutto cominciò quando sua moglie ….


Orazio : mia moglie….

Beatrice: fuggì con lo sponsor della nostra scuola: il nostro P. O., perito ortodontico .. il produttore di dentiere .. Umberto Calderone!

Orazio: Mia moglie: radiosa … bellissima … ma nel nostro matrimonio l’amore era solo da parte mia … da parte sua … un’incredibile voglia di iniziare a vivere… un desiderio subito represso … io … ero perso … dietro i miei libri … le mie poesie …. La mia cultura non poteva soddisfare la sua ansia … anzi…. aumentava la sua inquietudine … una brama insoddisfatta di un ..qualcosa …

Beatrice: .. dicono…..

Orazio: Cos’altro dicono?

Beatrice: Che quella donna la condusse quasi alla rovina …

Orazio: Era sempre insoddisfatta … di me … dei miei libri … diceva che con me si sentiva spegnere … e fu allora che …

Beatrice: …che?

Orazio: Si sentiva appagata solo quando spendeva del denaro. Comprava … comprava … di tutto: vestiti, mobili, elettrodomestici, creme … un bisogno insopprimibile di pagare … estetiste … parrucchieri…arredatori… Ma era un attimo … la sua soddisfazione durava solo un attimo … subito dopo aveva di nuovo bisogno di spendere … di comprare …

Beatrice: E lei?

Orazio: Io… l’amavo. Volevo tenerla con me. Cercai di accontentarla in ogni modo … di placare la sua furia …ma …

Beatrice: Ma?

Orazio: Sai quanto guadagna un professore? Quanto può rendere la cultura? Non è un bene richiesto la cultura… non ha mercato … per fare felice mia moglie mi coprii di debiti…finché….

Beatrice: Finché?

Orazio: Lei si rivolse alla finanziaria di Umberto Calderone. Sì, lo sponsor della nostra scuola … a quei tempi aveva anche una finanziaria … Mia moglie mi convinse a contrarre un mutuo …e divenni debitore di Calderone … poi…

Beatrice: Poi?

Orazio: I miei libri mi distraevano dalla vita … non capii quello che stava succedendo … non seppi vederlo … mia moglie divenne l’amante di Umberto Calderone e… se ne andò con lui. A me rimasero gli interessi del suo mutuo da pagare. ………………..
Ma lei, invece, (la fissa sospettoso) lei .. che sa tante cose su di me… lei .. chi è?

Beatrice: Sono la nuova supplente.

Orazio: La nuova supplente?

Beatrice: Beatrice .. mi chiamo Beatrice Salvi.

Orazio: La supplente di chi?… chi sostituisce?

Beatrice: Lei, professore

Orazio: Me? .. e perché non è in classe a far lezione? .. Cosa ci fa qui?

Beatrice: Mi serviva un vocabolario … d’italiano … sa … per una relazione …

Orazio: Non vedo nessun vocabolario …

Beatrice: Lo presi in prestito ieri sera … l’ho appena riportato in biblioteca.

Orazio: E .. dalla biblioteca come è arrivata … fin … qui?

Beatrice: Quando ho rimesso il vocabolario al suo posto … ho sfiorato qualcosa nello scaffale … non so … un pomello? … un tasto? … non si vedeva niente … la libreria ha iniziato a muoversi … e … mi sono trovata qui … con lei.

Orazio: Con me.

Beatrice: Ma … lei … non ha finito il suo racconto… come mai… perché è qui?

Orazio: (perso nei suoi ragionamenti) La follia .. un baratro in cui fui li lì per cadere … mia moglie mi aveva lasciato … per chi poi? … un usuraio … uno strozzino … un fabbricante di dentiere … A che serviva conoscere anche tutta l’arte della terra? … Dimmi Beatrice a che mi serve la poesia … se la donna che amo mi disprezza? …. Perché sono solo un professore di lettere … un fallito per tutti. …. Eppure ….

Beatrice: Eppure?

Orazio: Fu proprio il mio lavoro che m’impedì d’impazzire … Furono loro: i miei studenti … Mi ascoltavano ipnotizzati mentre …. passeggiando tra i banchi … declamavo: “Omero!… ben sette città della Grecia si contesero i suoi natali ….” Leggevamo insieme poesie, romanzi, novelle …. Le recitavamo insieme… come fossimo a teatro … ed ecco che …. un anno fa…

Beatrice: Un anno fa?

Orazio: Arrivò……..






Scena VII

Mentre Orazio sta ancora parlando, dalla quinta di destra, all’altezza della biblioteca, entra Gaetano. Si accorge che la libreria della biblioteca è stata spostata.

Gaetano:(accorre preoccupato) Professore, chi c’è con lei? (entra nella zona del palcoscenico che delimita l’appartamento segreto di Orazio. Vede Beatrice.) Beatrice Salvi? … Di nuovo? … Qui? … Con lei!

Orazio: ( giustificandola/giustificandosi) Era venuta a .. rimettere al suo posto un … vocabolario? … vero Beatrice?

Beatrice: Fa cenno di sì col capo.

Gaetano: (fissando Beatrice) Ah, è vero… il vocabolario d’italiano. … Le hai trovate … poi … le parole che cercavi?

Beatrice: (con aria innocente) E’ sempre molto difficile trovare le parole adatte.

Orazio: (cascando dalle nuvole) Vi conoscete già?

Beatrice: Ci conosciamo … da tanto tempo fa …
(cambia discorso - alzandosi dalla poltrona) Chi l’avrebbe immaginato! (si guarda attorno stupita) …Un appartamento segreto dietro lo scaffale della biblioteca …..

Orazio: (orgoglioso) E non ha visto il giardino! Venga. (la prende per mano, e la conduce verso il fondale).

Beatrice: Un appartamento! Un giardino segreto! … Com’ è possibile?

Orazio: Questa scuola fu costruita sulle mura di un antico convento. ..Quando ancora insegnavo feci delle ricerche: consultai gli antichi documenti … scoprii che dietro lo scaffale della biblioteca c’era un grande vano .. e un … luminoso cortile.

Gaetano: (cercando di farlo tacere) Professore non mi sembra il caso ….

Orazio: (ignorandolo) Un anno fa arrivò quella circolare …. Ci intimavano di distruggere tutti i testi classici … Ci proibivano di leggerli in classe … A quelle condizioni … per me … era diventato … impossibile anche insegnare. ….
Mi rifiutai di stare al loro gioco … venni considerato un sovversivo. Capii che qui …a scuola … per me… tirava una brutta aria. Ero in pericolo!
Fu il mio amico Gaetano ad avere l’idea: mi aiutò a ristrutturare questo posto. … Lo trasformammo in un piccolo appartamento. …Portammo anche della terra nel cortile e vi … impiantammo .. questo giardino.

Beatrice: Che profumo questi fiori rossi!

Orazio: Su questo giardino non si aprono altre finestre o porte che non siano le mie. .. Nella scuola tutti gli altri lo ignorano.

Gaetano: (disperato, vorrebbe farlo tacere) Professore, per favore … a Beatrice non interessa …

Beatrice: (cammina, esaminando attentamente l’appartamento. Arriva fino alla scrivania. Nota il computer,) Ha portato qui anche il suo computer (manovra per un attimo con il mouse). Ma … questo … computer è … collegato con internet … qui dentro! In questo appartamento!…com’è possibile?

Gaetano si precipita verso la scrivania, chiude il computer e spruzza Vetril su tutto il tavolo, spolverando freneticamente.

Gaetano: (isterico) Beatrice! Non toccare niente! E’ pieno di polvere … Ti sporchi! Io non capisco da dove entri tutta questa polvere! … Qui dentro bisogna sempre .. spolverare .. spolverare .. e ancora spolverare!. (Spolvera la scrivania per un po’. Poi poggia straccio e flacone di Vetril sulla scrivania e, agitatissimo, si dirige verso la poltrona, all’altro lato del palcoscenico)
E questi libri .. qui .. per terra? Se questo è un posto dove lasciare i libri!(Li raccoglie e li poggia sul tavolino di fronte alla poltrona) Che disordine! .. Professore … professore .. venga qui .. venga qui a vedere!

Orazio si avvicina. Gaetano lo prende in disparte e lo costringe a seguirlo lontano da Beatrice.

Orazio: Gaetano?

Gaetano: Gli fa cenno di abbassare la voce.

Orazio: ( Con una tonalità più bassa) Cosa c’è?

Gaetano: (in modo che Beatrice non lo senta) Professor Orazio! Così non va bene eh, non va proprio bene. … Io mi occupo di lei … lavo … stiro … preparo da mangiare. … Bassa manovalanza … mentre lei è intento alle … faccende dello spirito!… E lei .. non ha neppure letto il mio ultimo manoscritto: .. “ Alla ricerca del banco perduto”.
…. Aveva perfino promesso di portarmi a Parigi … noi due … da soli … in un bistrot del Marais … a sorseggiare tè e a rosicchiare … petites madeleines…
Invece .. adesso… adesso .. arriva questa .. ragazzetta e lei … lei subito … si scioglie … per poco non le racconta tutto. …
Vuole che scopra cosa combina ..lei professore … con quel computer? … Che cosa nasconde …lei qui dentro? … La storia di sua moglie non le ha insegnato niente? … Continua a fidarsi delle donne? .. delle facce da angioletto? .. delle vocine mielose? … Ah ma .. io … io … smetterò di aiutarla … se anche questa volta … stia lontano da quella … da quella … da quella femmina … professore!

Mentre Gaetano parla, Beatrice manovra con il flacone di Vetril, dimenticato da Gaetano sulla scrivania, e ne svita il tappo. Quindi leva dalla sua scollatura una fialetta contenente del liquido. Versa il contenuto della fialetta nel flacone di Vetril. Richiude il flacone e rimette la fialetta vuota nella scollatura.
All’improvviso suona una sirena d’allarme e nella lampada sopra la scrivania lampeggia una luce rossa.

Orazio: Qualcuno sta scendendo in biblioteca… Gaetano, ne parleremo dopo. Presto, bisogna chiudere lo scaffale! Presto …

Gaetano corre a prendere straccio e Vetril dalla scrivania e se li mette in tasca.

Beatrice: (spaventata a Orazio)Che succede?

Orazio: Non è niente cara …. Non si deve preoccupare … L’allarme suona ogni volta che qualcuno scende in biblioteca e lo scaffale è aperto. Ha già suonato altre volte …. e nessuno ci ha mai scoperto. … Gaetano vai in biblioteca, chiudi lo scaffale e controlla chi arriva. .. Anzi.. ….ho un’idea (ironico) ..… fingi di spolverare! …. Lei, Beatrice, per il momento si nasconderà qui con me. … Non voglio che nessuno l’incontri …. Altrimenti …chiunque sia … potrebbe sospettare qualcosa …. Venga … si sieda qui … vicino a me.

Gaetano non si muove, è riluttante: non vuole lasciare Orazio e Beatrice soli.

Orazio: (spingendo via Gaetano) Vai!

Gaetano esce dalla zona del palcoscenico che delimita l’appartamento di Orazio per passare alla “zona biblioteca”. Qui si avvicina alla quinta sinistra. Sfiora con la mano la parte della libreria che spunta dalla quinta sul palco. Lo scaffale inizia a scorrere fino a nascondere completamente al pubblico l’appartamento di Orazio.



Scena VIII

Gaetano va verso il proscenio: spruzza Vetril e, stizzito, sbatte lo straccio da spolverare in direzione del pubblico. Dalla quinta destra della biblioteca entra Attilia seguita da Fabio. Gaetano si appiattisce sulla quinta sinistra per nascondersi e ascolta.

Attilia: Qui siamo al sicuro.

Fabio: Ci può sentire qualcuno?

Attilia: Nessuno. Ora dimmi: quanti erano?

Fabio: Venti in tutto.

Attilia: Che facevano?

Fabio: Leggevano,

Attilia: Che cosa?

Fabio: Leopardi, “La ginestra”.

Attilia: E poi?

Fabio: Declamavano.

Attilia: Che cosa?

Fabio: Dei versi.

Attilia: Quali versi?

Fabio: “libertà vai sognando e servo a un tempo vuoi di nuovo il pensiero”.

Attilia: E dopo?

Fabio: Componevano poesie.

Attilia: Tutti?

Fabio: No. Solo due.

Attilia: Chi?

Fabio: I due più giovani.

Attilia: I loro nomi!

Fabio: Il primo si chiamava Marcello.

Attilia: E cosa scriveva Marcello?

Fabio: “Ahi serva Italia di dolore ostello, tu guardi il gran fratello e sei un unico bordello.”

Attilia: E l’altro, l’altro … come si chiamava?

Fabio: Andrea.

Attilia: E cosa scriveva, Andrea?

Fabio: “Dipinte sono in queste trasmissioni le facce dei più incredibili coglioni”.

Attilia: E i compagni, che facevano?

Fabio: Ridevano.

Attilia: I loro nomi! Tutti!

Fabio: ( le porge un foglio con i nomi) Sono questi.

Attilia: ( legge i nomi) Come sospettavo!

Fabio: Cosa?

Attilia: Il loro insegnante fu Orazio.

Fabio: La classe di Orazio!

Attilia: Gli studenti di Orazio….

Fabio: …. fino a un anno fa, quando scomparve. Dissolto nel nulla!

Attilia: Qualcuno fornisce a quei ragazzi di nascosto …

Fabio: … i libri degli autori proibiti.

Attilia: Se al Ministero della Pubblica Istruzione scoprissero cosa avviene in questa scuola…

Fabio: Aspettiamo l’ispettore da un giorno all’altro!

Attilia: E se quando arriverà …

Fabio: … troverà i nostri alunni intenti a leggere Leopardi …

Attilia: .. Dante….

Fabio: …Se l’ispettore li sentirà …

Attilia: … comporre versi …..

Fabio: … che irridono alle pubbliche trasmissioni di stato …

Attilia: Per noi sarà la fine!

Fabio: Ragion di stato vorrà la nostra epurazione .

Attilia: Dobbiamo fermare quei ragazzi.

Fabio: Devono scomparire dalla scuola.

Attilia: Devono scomparire.

Fabio: Per sempre.

Attilia: Non subito. Prima …

Fabio: Prima?

Attilia: Dobbiamo indagare ….

Fabio: Scoprire ….

Attilia: ….chi diffonde clandestinamente …

Fabio: … in questa scuola …

Attilia: … la “ Divina Commedia”…

Fabio: … chi spaccia i canti di Leopardi….

Attilia: Fingeremo di ignorare tutto.

Fabio: Faremo finta di non aver notato nulla.

Attilia: E …intanto …

Fabio: … sorveglieremo quei venti ragazzi.

Attilia: Origlierai!

Fabio: Li pedinerò!

Attilia: Gli terrai gli occhi addosso!

Attilia: …. e … alla fine …

Fabio e Attilia: (in coro)… li coglieremo con le mani nel sacco!

Attilia: …. mentre ricevono i libri proibiti!.

Fabio: …e allora …

Attilia: …solo allora …

Fabio e Attilia: (in coro) Agiremo!



Sipario

Fine atto I

Atto II

Scena I

Musica: Però mi vuole bene di Virgilio Savona, cantata dal Quartetto Cetra. ( “Lei mi voleva bene”). Si apre il sipario. Appartamento segreto di Orazio. Beatrice è seduta nel divanetto, Orazio di fronte a lei nella poltrona. Quando il sipario si apre, i due sono intenti a conversare.La musica sfuma.

Orazio: Quando hai preso servizio, Beatrice?

Beatrice: Ieri mattina.

Orazio: E Attilia … hai conosciuto … Attilia?

Beatrice: Attilia?

Orazio: La nostra eccelsa preside dirigente.

Beatrice: Ah, sì .. la preside dirigente … mi ha ricevuto nel suo ufficio …

Orazio: Che ti ha detto?

Beatrice: (imita Attilia) Buongiuoooooooorno giuooooooovane professoressa … questa è una scuola d’eccellenza …

Orazio: e vi regna la sapienza … e poi?

Beatrice: (continuando a imitare Attilia) Lei è così giuoooooooovane. …

Orazio: così .. inesperta …

Beatrice: (continuando a imitare Attilia) e ha bisogno di direttive!

Orazio: Quali direttive?

Beatrice: Precise direttive …

Orazio: Direttive coercitive …

Beatrice: Su cosa dire …

Orazio: Su cosa fare …

Beatrice: Quando in classe …

Orazio: andrai a insegnare!

Beatrice: Prima direttiva: non distrarrai i tuoi alunni con letture improduttive!

Orazio: Seconda direttiva: incrementerai nei tuoi alunni le competenze produttive!

Beatrice: Terza direttiva: indurrai i tuoi alunni al consumo di prodotti produttivi!

Orazio: Quarta direttiva: farai dei tuoi alunni ingranaggi produttivi del sistema produttivo!

Beatrice: Meraviglioso! … vero?

Orazio: Straordinario! … E … fra queste direttive … produttive … Attilia produsse mai la parola cultura?

Beatrice: Che parola grottesca … ma … professore!

Orazio: Scusa, Beatrice, hai ragione … cultura … che parola grottesca! … trasforma questa tragedia in una farsa!

Beatrice: (dolce) Orazio … non si offenda.

Orazio: Offendermi … con te? …no … cara …no .. con te no …

Beatrice: Non si adiri con me …

Orazio: Tu …che colpa hai … tu? … ripeti solo le parole di Attilia … tu..

Beatrice: Orazio … insegnami … cosa dire agli studenti … a quei venti ragazzi .. io … non so …

Orazio: Erano i miei alunni … quella era la mia classe …

Beatrice: Tra poco li conoscerò tutti e venti! .. Che confronto … dopo aver avuto te … come insegnante …tu così .. colto … affascinante. Come mi presenterò a quei ragazzi? Mi sento così … impreparata! …Non mi ascolteranno mai!

Orazio: Beatrice … te la caverai benissimo … vedrai . Ti suggerirò io cosa dire ai miei … no .. ai tuoi alunni. Anzi ti voglio rivelare … un …. No forse è meglio di no…. (è indeciso se parlare o no)

Beatrice: Un altro segreto? Orazio … oltre a quest’appartamento … a questo giardino … cos’altro nascondi? … come sei misterioso … (dolcissima) dimmi …

Orazio: (pentitosi) Ma forse è meglio che io non .. che tu … no … no … Gaetano non vuole … guai se sapesse che io ti ho ..

Beatrice: (prendendogli una mano) Gaetano è geloso di te … Orazio.

Orazio: E’ il mio migliore amico …

Beatrice: (stringendogli la mano e guardandolo negli occhi) Anch’io sarei gelosa … al suo posto. Il segreto?

Orazio: Mi posso fidare?

Beatrice: A occhi chiusi. ( gli accarezza la mano e gli sorride)….. Caro Orazio.

Orazio: Un anno fa … dopo quella circolare … quando fui costretto a nascondermi qui dentro … fui invaso da una rabbia interna … un’ira devastante.
Contro tutti i responsabili: il Ministro della Pubblica Istruzione, i suoi accoliti, i giornalisti venduti, i dirigenti della TV di stato … demoni che vampirizzano il cervello dei nostri ragazzi … li depredano dell’amore per l’arte e la poesia. Vogliono che dimentichino i capolavori del passato per essere proni all’ubbidienza in futuro.
No … i miei alunni … no … dovevo insegnare loro a disubbidire … Convincerli a leggere i libri proibiti ….

Beatrice: (non perde una parola) E … allora?

Orazio: Gaetano ebbe un’idea …. (involontariamente rivolge lo sguardo verso la scrivania)

Beatrice: (segue lo sguardo di Orazio e sofferma la propria attenzione sul computer) Il computer! … tu continui a comunicare con i tuoi studenti tramite … Internet!

Orazio: Ssss …. Beatrice! …. Per carità ….. nessuno deve saperlo! … anche se …. (sorride e si protende verso di lei) qui dentro … nessuno può sentirci …

Beatrice: (spontaneamente curiosissima) Ma … come hai fatto?…… (cambia atteggiamento e fa l’ingenua) non capisco … il collegamento alla linea digitale. …. Qui dentro?

Orazio: Fece tutto Gaetano. … La centralina dei cavi che collegano la scuola con la linea digitale passa proprio qui a fianco… in biblioteca … dietro la libreria. … Per lui fu un gioco collegare il mio computer a quella linea con un … cavo pirata….

Beatrice: (riflettendo)… così sfrutti la linea della scuola …

Orazio: (ingenuamente entusiasta)… e trasmetto ai miei studenti tutti i testi vietati …. Quelli che Umberto Calderone ha sciolto nell’acido muriatico.

Beatrice: I libri proibiti? … ma dove? …

Orazio: Dove li trovo? … già … sono stati tutti distrutti … tranne … i miei! …..(ride orgoglioso) Nell’altra stanza (indica la quinta a destra) ci sono tutti i classici della letteratura. Tutti Beatrice … tutti! Non ne manca uno. Da Omero a Joyce … da Pirandello a Eschilo … da Catullo a Montale! … I miei libri mi hanno seguito in quest’esilio ….

Beatrice: I libri proibiti!

Orazio: Vietati!

Beatrice: Censurati!

Orazio: Siiiiiiiiiiiii!

Beatrice: Ora capisco …. tu … tramite e-mail …. invii ai tuoi studenti ….

Orazio: … i capolavori della letteratura mondiale e loro….

Beatrice: … li scaricano …

Orazio: da una casella segreta di posta elettronica …

Beatrice: Una casella segreta di posta elettronica! … anche questa!… un altro segreto ….. (al pubblico) un po’ ripetitivo …. (elenca) appartamento segreto …. giardino segreto … libri segreti … posta elettronica segreta ….

Orazio: Ti dirò un segreto…. I miei alunni mi rispondono: mi spediscono …in segreto … le poesie e i racconti che compongono …in…

Beatrice: ….segreto!

Orazio: Come hai fatto a indovinare?

Beatrice: (sensuale) Intuito femminile.

Orazio: (avvicinandosi a lei) Molto femminile.

Beatrice: (allontanandosi appena da Orazio) I tuoi alunni leggono … compongono poesie …

Orazio: e non hanno più tempo per guardare la televisione ….

Beatrice: No?

Orazio: No loro no …hanno capito …. Hanno tagliato il filo dell’antenna …. Ma tutti gli altri … Gli altri invece …. … guardali (indica il pubblico) li vedi? … tutti lì … inchiodati… davanti al video ….miti e mansueti… … senza che un attimo di vita li attraversi. ..
(al pubblico) Perché non vi si rovescia lo stomaco quando guardate i loro programmi televisivi?
Perché non capite che quei maiali si servono della televisione per ghermire… …. la vostra vita … quella dei vostri figli…. ….
Vi abbruttiscono … vi iniettano un’avidità insaziabile … vi consumano con l’ambizione … vi imprigionano nella frenesia di guadagnare .. spendere .. guadagnare .. spendere .. guadagnare .. spendere … vi hanno reso i loro schiavi volontari ….








Scena II

Entra, di corsa e affannato, Gaetano.

Gaetano: Professor Orazio.. professor Orazio… presto… una cosa tremenda .. Attilia e Fabio … li ho sentito io …li ho sentiti … poco fa … li ho sentiti …(si blocca perché vede Beatrice) Oh, Beatrice! .. sempre qui?

Orazio: Gaetano, calmati, per favore.

Gaetano: Professore, non c’è tempo … è urgente. .. Dobbiamo parlare. .. Mandi via Beatrice!

Orazio: (adirato) Gaetano…. ho detto … calmati! .. Non fai altro che interrompermi! E’ sempre urgente …. Era urgente passare le circoli mentre facevo lezione. .. E’ urgente spolverare quando sono alla scrivania. .. Se leggo .. è urgente bere una tazza di tè. .. Ora è urgente troncare questa chiacchierata così piacevole .. Cosa vuoi ancora Gaetano?

Gaetano: ( profondamente offeso) Certo .. io la interrompo dalla mattina alla sera .. io la annoio .. io la infastidisco! Io che mi occupo di lei dalla sera alla mattina … io che la sopporto … sì la sopporto anche … io .. le porto via solo tempo! .. Invece questa qui .. (indica Beatrice) E’ spuntata qui, come un fungo .. e ha diritto al suo tempo .. alle sue attenzioni … con lei chiacchiera piacevolmente! … (Nervosissimo spruzza Vetril in direzione del professore e, nevrotico, inizia a spolverare divano e professore. )

Beatrice: Vedendo Gaetano spruzzare il Vetril mette una mano davanti al viso, si alza e scappa verso la scrivania.

Orazio: Gaetano! .. la spaventi! … E basta! ( si libera a forza di Gaetano, che disperatamente continua a spruzzarlo di Vetril e a spolverarlo) … Che odore questo Vetril! Ma cosa usi Gaetano?

Gaetano: Com’è che oggi si accorge dell’odore del mio Vetril? (con il tono di un’amante trascurata) Non ci ha mai fatto caso!

Orazio: (liberatosi di Gaetano, raggiunge Beatrice, che continua a coprirsi il viso con le mani per non respirare il Vetril. Con un braccio le circonda le spalle.) Non aver paura , Beatrice. (rivolto a Gaetano) Non vedi come è timida e sensibile? E .. poi .. adesso .. è nostra complice.

Gaetano: Complice?

Orazio: Le ho raccontato il nostro segreto, Gaetano.

Gaetano: sconsolato si lascia cadere seduto sul divanetto.

Orazio: Cara Beatrice, (scostandole le mani dal viso) tu terrai la lezione ai miei studenti come se a parlare fossi io …

Beatrice: Non capisco, Orazio.

Gaetano: (imitando il tono di voce usato da Orazio e da Beatrice) tu? .. cara Beatrice .. Orazio! … Orazio? (senza speranza) Lei lo chiama Orazio e ..sospira! Si tengono le mani … si danno del tu … si guardano negli occhi!

Orazio: Ai miei studenti le e-mail non bastano più. … Hanno di nuovo bisogno di sentire una voce.. di vedere dei gesti .. di percepire uno sguardo .. Tu, Beatrice, parlerai a loro .. parlerai al mio posto …lo farai per .. me.. vero cara?

Gaetano: (non credendo alle proprie orecchie) Che cosa?

Beatrice: Non ci riuscirò mai, Orazio.

Orazio: Ti insegnerò io, vedrai.

Gaetano: E’ impazzito!

Orazio: Beatrice … farai agli studenti una lezione sul Principe di Machiavelli: il primo libro che Umberto Calderone ha gettato nell’acido muriatico. … Machiavelli: l’autore che gli dà più fastidio. … Il principe: il libro più proibito di tutti …

Gaetano: (lo smorfia) Beatrice .. in te mi sono compiaciuto .. tu sarai l’eletta che terrà la lezione in mia vece … ( a Orazio) perché lei e non io?

Orazio: Ma, Gaetano, lei è una professoressa … una vera insegnante .. anche se così giovane .. così .. bella … tu… sei una brava persona .. ma ..

Gaetano:.. io sono solo un .. personale ausiliario… è così … anche lei … la pensa come gli altri. Ci interroghi, professore. (si precipita alla scrivania) Avanti ci interroghi: vediamo chi dei due conosce il Principe di Machiavelli. Io o questa … Beatrice che tanto gentile e tanto onesta pare .. pare professore .. pare! Ma la guardi! … lei è convinto che sia davvero venuta da cielo in terra a miracol mostrare? Lei è un idiota, professore!

Orazio: Senza gli idioti il mondo è perduto, Gaetano.

Gaetano: Mi interroghi, professore, avanti! .. Da tanto tempo voglio essere interrogato da lei… ma lei non mi chiede mai niente. (Costringe Orazio a sedersi dietro alla scrivania. Afferra Beatrice e la sistema, in piedi, al lato destro.
Poi lui stesso si mette al lato sinistro) Ci esamini! Sapremo subito chi di noi due sa tenere una lezione sul Principe di Machiavelli Niccolò…

Orazio: Ma Gaetano.. non mi sembra il caso..

Gaetano: Ci interroghi o… (lo minaccia con il Vetril)

Orazio: Va bene…. faremo come vuoi, Gaetano…. Beatrice, mi sai dire cosa scrive Machiavelli nel diciottesimo capitolo del Principe, a proposito di “ quomodo fides a principibus sit servanda?”

Gaetano: (alzando la mano) Io lo so .. io lo so!

Beatrice: tace, guarda disperata Orazio e non risponde

Orazio: Allora, Beatrice?

Beatrice: (guardandosi i piedi) Non sapevo che interrogava …

Gaetano: Non si studia solo in funzione dell’interrogazione! .. Lo chieda a me professore … io lo so a memoria quel capitolo …

Orazio: Beatrice?

Beatrice: ( scoppiando in lacrime) Non lo ricordo più … l’avevo studiato ..ma non ho avuto il tempo di ripassare …

Gaetano: La nostra piccola Beatrice! .. ecco come si prepara per sostituire il professor Orazio! … Professore mandi me in classe a fare lezione ai suoi alunni … io la lezione l’ho gia pronta… la so a memoria … ascolti… ascolti … (recita a memoria) “quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede, e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende….”

Orazio: (interrompendolo) No, Gaetano, per carità ….smettila … così non ti ascolterà mai nessuno! …. Non si insegna così.… Beatrice… non c’è motivo di piangere … (si alza dalla scrivania) …. Farò io la lezione
( Va verso il proscenio, rivolto al pubblico)….. Ragazzi…. Alunni…. Studenti…. prestatemi cinque minuti d’attenzione! ….. Sono venuto a seppellire il Principe di Machiavelli, non a farne l’elogio… Il vostro ministro della pubblica istruzione, Letizia Cabbadora, ha detto che è un libro inutile … e il nostro sponsor Umberto Calderone l’ha distrutto…. E loro sono persone potenti. … sanno quali libri distruggere per il vostro bene! … non desiderano che la vostra serenità sia turbata.
A che vi serve infatti leggere il Principe di Machiavelli ….. leggere degli uomini che ingannano continuamente i propri simili con false promesse e giuramenti?…. comprendere che la gente è disposta a farsi ingannare da questi uomini e…anzi … desidera credere alle loro false promesse e ai loro falsi giuramenti…? ….. è forse opportuno sapere … che gli sguardi di tutti si fermano all’apparenza? …
A che vi serve conoscere che … ormai è …. superflua …. ogni legge morale? …. la moralità! …. non è importante possederla …….è importante farne sfoggio! ….
Meglio non leggere …. meglio non comprendere … meglio non sapere … meglio non conoscere …. e meglio di tutto è … non avere intelligenza ….
O volete voi forse diventare come quei pochi che hanno compreso… quei pochi che leggono ….quei pochi che conoscono ….. quei pochi che sanno …. soli … frustrati e…inascoltati…? … infatti … non possono opporsi all’opinione dei molti …. … il giudizio del vulgo si arresta alla parvenza delle cose…. e.. nel mondo… non è … se non vulgo!

Gaetano:Bravo!

Orazio: Grazie.

Beatrice: Bravo!

Gaetano:Grazie.

Orazio: Brava!

Beatrice: Grazie!

Gaetano: Bravo!

Orazio: Grazie!

Beatrice: Bravo!

Gaetano: Grazie!

Orazio: Brava!

Beatrice: Grazie!

Gaetano: Bravo!

Orazio: Grazie!

( Continuando a dire “bravo – grazie” i tre si riuniscono in circolo davanti alla scrivania, mettono un braccio l’uno sulle spalle dell’altro e concludono dicendo in coro un ultimo “bravo –grazie”)

Orazio: (sciogliendosi dall’abbraccio) Che capogiro!
Orazio, evidentemente stordito, va al divanetto e vi si lascia cadere mezzo sdraiato. Beatrice si siede a fianco a lui. Gaetano è in piedi dietro il divanetto.

Beatrice: Non stai bene?

Orazio: (passandosi le mani sulle tempie) La testa…all’improvviso … un dolore sottile qui…. alle tempie …

Gaetano: Sono quei fiori, professore … io l’avevo avvisato.

Beatrice: Dal tuo giardino arriva un profumo così intenso …toglie il respiro …

Orazio: I fiori …sono i fiori del giardino … quei fiori rossi …

Gaetano: Fiori velenosi … professore … io gliel’ho detto …

Orazio: Il loro profumo si diffonde … inebria l’aria di una magia dolce e crudele…

Beatrice: Dovresti farne a meno …

Orazio: No .. non potrei più farne a meno …

Gaetano: Ma si guardi professore …

Beatrice: è pallidissimo!

Orazio: Ora mi passa … Gaetano … poco fa …eri così agitato … cosa mi volevi dire?

Gaetano: Guarda Beatrice in modo significativo

Beatrice: (accorgendosi dello sguardo di Gaetano) Gaetano … si fidi di me … Orazio mi ha raccontato tutto ... dei libri .. delle e-mail agli studenti .. tutto ..

Gaetano: (a Orazio) Tutto?

Orazio: Fa cenno di sì con il capo.

Gaetano: Poco fa … quando ho chiuso lo scaffale … mi sono nascosto in biblioteca e ho ascoltato quello che dicevano Fabio e Attilia… Fabio … ha spiato i suoi ragazzi, professore… li ha sentiti … mentre declamavano le poesie di Leopardi … non solo … li ha sentiti comporre versi…. Attilia e Fabio hanno capito che c’è qualcuno … qualcuno che clandestinamente gli fornisce … i libri proibiti …. Sono decisi a scoprire chi è!

Orazio: I ragazzi! … sono in pericolo …bisogna avvisarli …

Gaetano: No ..professore … loro non corrono un pericolo immediato … a loro Fabio e Attilia penseranno dopo …

Beatrice: Dopo?

Gaetano: …dopo aver scovato chi corrompe gli studenti. (a Orazio) Cioè lei professore!

Orazio: E mi scoveranno…. mi scoveranno …. Fabio non ci metterà molto a capire che gli alunni scaricano quei testi da Internet ….

Beatrice: Lo … capirà ?

Orazio: Fin da studente Fabio è sempre stato abilissimo con il computer. Risalirà alla fonte delle email … fiuterà la traccia … e ..prima o poi arriverà fin qui.

Gaetano: Cosa possiamo fare… professore?

Orazio: Niente.

Beatrice: Niente?

Orazio: No …non è vero … c’è una cosa da fare … avvisare subito i miei studenti … dir loro di nascondere le prove … di mettersi al sicuro … di fuggire … di nascondersi … Fabio e Attilia non avranno pietà…

Gaetano: Sono solo ragazzi …

Orazio: Quei ragazzi mettono a rischio la reputazione della scuola … della scuola di Attilia e Fabio …

Gaetano: Fabio e Attilia aspettano la visita dell’ ispettore ministeriale… da un momento all’altro.

Beatrice: Un ispettore!

Orazio: Appunto. …. Se l’ispettore scoprisse …cosa circola tra gli studenti … Attilia e Fabio …la preside dirigente e il suo vice … sarebbero indicati come incapaci…

Gaetano: ..epurati …

Orazio: condannati anche loro … il sistema non può permettersi schegge impazzite … li accuserebbero di non aver saputo sorvegliare i propri alunni …

Beatrice: ma sono solo venti alunni …

Orazio: … una piccola falda destinata a espandersi … se qualcuno non vi pone riparo … Immagina Beatrice … la corruzione si diffonde … a quei ragazzi se ne aggiungono altri … e poi altri ancora .. leggono i libri proibiti … non guardano più i loro programmi televisivi … non si curano delle offerte d’acquisto …

Gaetano: Un’utopia!

Orazio: No… un disastro ... un tracollo economico …. una società in crisi… Guai a chi mette a rischio il sistema … deve essere eliminato … per sempre.
Siamo tutti condannati! …. io per primo … i miei alunni … li stessi Fabio e Attilia … se l’ispettore scoprirà che non hanno saputo vigilare …
Quanto a me … ci penserà il primo che riuscirà a scovare il mio … giardino segreto.

Beatrice: Orazio … non puoi restare qui …

Orazio: Ti preoccupi per me …. Beatrice?

Gaetano: Partiamo professore … mantenga la sua promessa … andiamo a Parigi. La porterò a vedere il tramonto dal campanile di Notre Dame … io e lei … noi due insieme… finalmente soli …

Orazio: …con venti giapponesi intorno…stretti stretti … tutti ordinatamente in fila … sul terrazzo del campanile di Notre Dame … a fotografare il sole che tramonta su Parigi … come sei romantico Gaetano …

Beatrice: Gaetano ha ragione … potrei venire anch’io a Parigi…

Gaetano: Assolutamente .. no!

Orazio: (guardandola) Forse non ci sono poi tanti giapponesi in giro a Parigi … in questa stagione.

Beatrice: Prepara il bagaglio ..Orazio… partiremo stasera stessa …

Gaetano: Partiremo?

Orazio: Tutti e tre a Parigi!

Gaetano: Tutti e …tre?

Orazio: Qualcosa non va .. Gaetano?

Gaetano: No ..professore … Parigi … in tre … lei ..io e ..Beatrice …tutti insieme … perfetto! ... molto francese!

Beatrice: Orazio … fai i bagagli …presto ..

Orazio: Non ora .. Beatrice … questo dolore alle tempie … la luce … m’infastidisce

Beatrice: Un po’ d’influenza…

Gaetano: La giapponese!

Orazio: Sarà … ho solo bisogno di riposo … e poi Beatrice … tu non puoi restare ancora qui …

Gaetano: Oh … finalmente se n’è accorto!

Beatrice: Ma … non stai bene …

Orazio: Mi passerà … … Beatrice … … in questa scuola …tu … sei una nuova supplente … Attilia vorrà nuovamente vederti .. prima che tu entri in classe a far lezione …vorrà ancora parlare con te …. darti altre istruzioni … ti potrebbe cercare … e se non ti trovasse? … potrebbe scendere quaggiù a cercarti … è pericoloso …

Gaetano: Sentito? … Devi andar via .. (ironico) cara.

Orazio: Anche tu ..Gaetano.

Gaetano: Anche … io?

Orazio: Anche tu … Gaetano … devi andare. … Hai sentito? … Cos’hanno detto Attilia e Fabio? … Sta per arrivare l’ispettore. … Attilia vorrà la sua scuola tirata a lucido … Avrà urgente bisogno del tuo Vetril e del tuo straccio per la polvere … da bravo Gaetano …

Gaetano: E lei ..professore?

Orazio: Io …io … mi riposerò un poco e … poi … preparerò il tè. Vi aspetterò qui … con il tè caldo … lo prenderemo insieme … Gaetano ci sarà anche un vassoio di … petites madeleines …per te … vedrai che buone … Poi faremo le valigie… e … via! … tutti a Parigi … Ma ora andate … sono così stanco …

Beatrice: (Alzandosi per andar via, gli manda un bacio con la punta delle dita) Ciao … Orazio.

Gaetano: (spegne la luce della lampada a stelo vicina alla poltrona) Professore?

Orazio: Arrivederci … Gaetano .

Gaetano: A dopo … professore.

Le luci sul palco si abbassano. Musica: Paris Sera Toujours Paris.
Gaetano e Beatrice escono dall’appartamento di Orazio. Passando per la biblioteca, Gaetano sfiora con la mano la parte di scaffale che spunta dalla quinta sinistra. Lo scaffale, appena toccato, inizia a muoversi e si chiude. Beatrice esce dalla quinta destra della zona biblioteca. Gaetano avanza verso il proscenio. Quando esce dalla zona del palcoscenico che delimita la biblioteca e arriva sul proscenio, dietro di lui cala il telo di tulle nero.


Scena IV


Mentre Gaetano sta per uscire dalla quinta sinistra del proscenio, si sente la voce di Attilia dalla quinta destra

Attilia: (entrando in scena) Signor Gaetano!

Fabio, sempre a un passo di rispettosa distanza, entra dietro Attilia,.

Gaetano: Dica, preside dirigente!

Attilia: Ha forse visto quella supplente?

Gaetano: Quale, preside dirigente?

Fabio: Salvi Beatrice, plausibilmente.

Gaetano: No, preside dirigente.

Attilia: La vada a cercare immantinente!

Gaetano: Immediatamente, preside dirigente! (esce)

Attilia: (si assicura che Gaetano sia lontano, quindi, a Fabio) Che hai scoperto?

Fabio: … Di soppiatto ho … indagato.

Attilia: Ebbene?

Fabio: Mi sono appostato …

Attilia: E hai notato?

Fabio: Gli studenti andare e venire …. venire e andare …. andare e venire ….. venire e andare …andare e venire …. un andirivieni….

Attilia: Da dove ? … Per dove?

Fabio: Ho indagato …

Attilia: E allora?

Fabio: Ho spiato …

Attilia: E quindi?

Fabio: Ho ascoltato …

Attilia: Cosa?

Fabio: Ho fiutato…

Attilia: Indizi?

Fabio: E ho indovinato!

Attilia: Dimmi!

Gaetano, entrando con Beatrice, interrompe la conversazione.

Gaetano: La professoressa supplente, Beatrice Salvi, preside dirigente.

Attilia: (a Beatrice)Buongiorno, giuooooovane professoressa.

Beatrice: (facendo un inchino) Buongiorno o nostra preside dirigente.

Attilia: (solenne, a Fabio e a Beatrice) Personale docente … (solenne, a Gaetano) personale ausiliario ….. vi ho oggi qui riunito in seduta plenaria straordinaria per informarvi che …da un momento all’altro …. sarà qui …. l’ispettore ministeriale!

Fabio, Beatrice, Gaetano: ( in coro) Eeh?!

Attilia: (confidenziale) Ho avuto la notizia da appurata fonte riservata….

Fabio, Beatrice, Gaetano: ( in coro) Aah!

Attilia: (confidenziale) Verrà in incognito ….

Fabio, Beatrice, Gaetano: ( in coro) Ooh!

Attilia: Ma noi non ci lasceremo cogliere impreparati!

Fabio, Beatrice, Gaetano: ( in coro): Noo!

Attilia: La nostra è una scuola di eccellenza ….

Fabio, Beatrice, Gaetano: ( in coro fanno l’eco): …eccellenza… eccellenza …. eccellenza…

Attilia: e lo dimostreremo!

Fabio, Beatrice, Gaetano: ( in coro): Sìì!

Attilia: Peeersonalee ausiliarioo!

Gaetano: Pronto senza rinvio!

Attilia: Gaetano, questa scuola è un’immondizia!

Fabio: Dappertutto c’è sporcizia!

Gaetano leva dalla tasca il flacone di Vetril. Beatrice, appena vede Gaetano levare dalla tasca il Vetril e prepararsi a spruzzarlo, scappa dall’altra parte del palcoscenico, coprendosi naso e bocca con le mani.

Gaetano: Spazzare … spolverare …. (spruzza Vetril verso il pubblico)
spolverare …. spazzare …. (spolvera l’aria in direzione del pubblico)
lucidare ….. smacchiare …. (spruzza Vetril su Fabio e Attilia)
smacchiare …. lucidare …. (spolvera Attilia e Fabio)
lucidare …. lucidare …. ( afferra Fabio e lo lucida con particolare accanimento)

Fabio: Mi lasci andare! .. Attilia, aiuto!

Attilia: Signor Gaetano, lo ha bastevolmente lucidato!

Gaetano: (smette di lucidare Fabio, lo fa rigirare su se stesso, lo controlla, soddisfatto) Lucidato discretamente o mia preside dirigente!

Attilia: Cooorpo docente!

Beatrice corre a mettersi a fianco di Fabio. I due scattano sull’attenti.

Fabio e Beatrice: (in coro) Comandi, o preside dirigente!

Attilia: L’ispettore presenzierà alla lezione… (a Beatrice) Supplente! …avete pronta la lezione per l’occasione?

Beatrice: Non ho la competenza … mi manca l’esperienza.

Attilia: Vicepreside da burletta.. caro mio Fabio Blasetta… hai tu la lezione pronta per l’occasione?

Fabio: Certamente, preside dirigente! … Al corso d’aggiornamento andai ….e la lezione nuova riportai.

Attilia, Gaetano e Beatrice: (sedendosi sui gradini delle scale che uniscono il palco con la platea, in coro) E noi ci veniamo qui a riunire perché la tua lezione vogliamo udire.

Fabio: Farò lezione seguendo la più aggiornata propedeutica didattica…. Regola prima: per essere persuasiva che la lezione sia sempre interattiva… (a Gaetano, Beatrice e Attilia seduti sui gradini della scala che unisce il palco alla platea) Fate loco e lasciatemi passare a che in mezzo agli studenti io possa stare ...(i tre si spostano un poco e Fabio scende in platea) Attenzione … attenzione …. (rullo di tamburi come al circo prima di un triplo salto mortale)…. ragazzi…(rullo) alunni …(rullo) studenti ….(rullo) discenti ….(rullo)… Ciò che oggi imparerete potenzierà la vostra competenza (rullo) … giammai turberà la vostra coscienza … (rullo)… ma amplierà le vostra conoscenza ….(rullo) .

Gaetano, Beatrice, Attilia: (in coro) Oh, inesauribile fonte di sapienza!

Fabio: (leva dalla tasca interna della giacca una pergamena e la mostra al pubblico) Ora espongo l’argomento!

Gaetano, Beatrice, Attilia: (in coro) Ah che componimento!

Fabio: (srotolando la pergamena e leggendo al pubblico, con arte istrionica) “I segreti della carne fresca” … direttamente dalla dispensa del professor Fabio Blasetta… Studenti… alunni … discenti udite! … La carne bovina si divide in due grandi categorie ….la carne rossa e la carne bianca … per carne rossa s’intende …. il vitellone … la manza … la vacca … e ..il toro!

Gaetano, Beatrice, Attilia: (in coro) Muuuuu!

Fabio: E ora …la prima verifica!

Gaetano: Sììì .. la verifica .. sìì , per favore … sììì … la verifica … sììì!

Fabio: Mi si indichino dunque le forme universali a priori della carne bovina!

Gaetano: Io le so… io le so….forme universali a priori della carne bovina s’intendono essere la carne rossa e la carne bianca…. (al pubblico) Bella risposta, vero?

Fabio: Carne bianca è quella del vitello che succhia ancora il latte….. ma studenti… alunni e discenti…. la carne più succulenta è quella del….. vitellone…. carne rosso vivo …. soda ed elastica …. con quei piccoli filetti di grasso …. carne che copre la schiena e i lombi …

Gaetano: La verifica, professore … la verifica!

Fabio: Gaetano, sai tu dirmi qual è la carne più succulenta?

Gaetano: (in estasi) Succulenta …succulentissima … è la carne di vitellone …. professore … la carne che copre la schiena e i lombi … m’interroghi…ah.. sìì …. m’interroghi …professore … che godimento …. che godimento …

Fabio: (al pubblico, indicando Gaetano) …. la gratificazione conseguente a una corretta verifica facilita l’apprendimento.

Beatrice e Attilia: (in coro, applaudendo Fabio) Che talento ….che talento… della natura è proprio un portento …! …. che talento ... che talento … della natura è proprio un portento …!

Fabio: S’inchina come un direttore d’orchestra che ringrazi pubblico e orchestrali.

Attilia: (alzandosi in piedi, rivolta a Beatrice) Prenda esempio…. Prenda esempio … mia giuoooooovane professoressa … prenda esempio … così si deve insegnare!

Attilia fa per risalire i pochi gradini della scala che la separano dal palcoscenico, ma barcolla.

Beatrice: (alzandosi in piedi, la sorregge) Sta male preside dirigente?

Attilia: (portandosi la mano alla fronte) Solo un piccolo capogiro ..

Gaetano: (alzandosi in piedi e sorreggendo Attilia dall’altro lato) Sarà stata l’emozione per questa bella lezione …

Attilia, Beatrice e Gaetano risalgono sul palcoscenico.

Fabio: (risalendo la scaletta dalla platea al palcoscenico) Ecco di cosa ha bisogno la scuola… la società …. la massa … di argomenti freschi … concreti … comprensibili …. succulenti … direi sanguinolenti … altro che Alighieri Dante … Leopardi Giacomo … Machiavelli Niccolò ! …Questo ci chiedono … carne fresca! … questo dobbiamo dare!…. sangue! sangue! E ancora sangue! .. Ah!(si blocca all’improvviso, portandosi le mani alle tempie e barcolla)

Gaetano: Professore, che c’è?

Fabio: La luce … che fastidio … mi ha abbagliato …

Gaetano: E’ l’illuminazione divina, professore. Lo Spirito l’ha illuminata e lei ha parlato …

Fabio: Mi gira tutto … che nausea …

Gaetano, lasciata Attilia a Beatrice, corre a sostenere Fabio e lo aiuta a salire sul palcoscenico.

Attilia: Mi sento così stordita…(si appoggia a Beatrice) Una fitta improvvisa … qui ..alle tempie

Baetrice: Un po’ d’influenza …

Gaetano: E’ la giapponese!

Fabio: E’ la cinese!

Gaetano: La giapponese!

Fabio: La cinese!

Gaetano: La giapponese!

Fabio: La cinese!

Gaetano: La giapponese!

Fabio: La cinese!

Gaetano: La giapponese!

Attilia: Silenzio!

Gaetano: Adesso sono tutti in giro … cinesi …giapponesi …

Attilia: No ..non è l’influenza … lo so io cos’è!

Beatrice: (preoccupata) Cos’è preside dirigente?

Attilia: Il malocchio!

Gaetano: ( al pubblico) E’ un’illuminista la nostra preside dirigente.

Fabio: Il malocchio?

Attilia: Sono stati loro … tutti quei professori …invidiosi … tutti con le pezze al culo … insegnanti ingialliti … che passano il loro tempo ad ammuffire in cattedra … pieni d’invidia … mentre io.. io … io sì …io … scalavo i gradini per diventare preside dirigente … e loro .. loro .. se ne stavano lì a marcire …fannulloni … loro hanno gettato la fattura … la fattura sì … su di me … e sul mio Fabio … il mio Fabietto che si avvia anche lui … grazie a me … verso una gloriosa carriera.

Gaetano: Oh … nostra preside dirigente … lei .. con le sue parole.. lei ..sì … lei … dissolve le tenebre dell’ignoranza!

Attilia: Per anni mi sono applicata alla negromanzia … alla chiromanzia … alla rabdomanzia … alla fattucchieria … ho creato amuleti portentosi in grado di rimuovere ogni malocchio!

Beatrice: Amuleti?

Attilia: Questa collana che porto al collo … (tocca la collana)… guardate … tutti denti di leone africano … magia sciamanica! … Un amuleto prodigioso …finora … ha sempre respinto ogni fattura …

Fabio: (piagnucoloso) Mi sento male …

Gaetano: (al pubblico) Più male di così non si può stare …

Attilia: Ma io ho ancora altre risorse …

Beatrice: Altre risorse?

Attilia: (a Gaetano) Signor Gaetano!

Gaetano: Dica preside Dirigente!

Attilia: Porti qui un bicchiere d’acqua!

Gaetano. Subito .. preside dirigente!

Gaetano lascia andare Fabio, che ricade su Beatrice.

Beatrice: (sostenendo contemporaneamente Attilia e Fabio) Presto signor Gaetano … per carità.

Gaetano esce dalla quinta sinistra e ritorna subito con un bicchiere pieno d’acqua. Rientrato porge il bicchiere ad Attilia. Attilia prende il bicchiere. Beatrice si libera di Fabio gettandolo verso Gaetano che l’afferra al volo.

Attilia: (smettendo di appoggiarsi a Beatrice) Mi lasci pure .. professoressa Salvi .. va già un po’ meglio … e adesso …

Gaetano: Adesso?

Attilia: (tendendo il bicchiere verso il pubblico) Adesso :… L’acqua dell’occhio!

Gaetano: L’acqua di che?

Beatrice: L’acqua dell’occhio.

Gaetano: Ah! …. Ora è tutto limpido!…

Le luci si abbassano. Un faretto illumina Attilia e il bicchiere che questa tiene in mano, un altro faretto illumina Gaetano, Beatrice e Fabio

Attilia: Ho qui … un talismano miracoloso … ( con la mano libera si fruga nella scollatura) … proprio qui … ma dov’è finito? … ah eccolo! (tira fuori dalla scollatura un enorme corno di caprone e lo mostra al pubblico) …

Fabio: (terrorizzato) Cos’è?

Attilia: Corno di caprone muflone!

Gaetano: (al pubblico) Ecco cosa mancava alla nostra scuola: il corno di caprone muflone!

Attilia: Ora reciteremo insieme la formula di rito!

Fabio: (sconsolato)La formula?

Gaetano: Lei reciti …professore …reciti …

Attilia: Divinum caput mentulae ….

Gaetano, Beatrice, Fabio: (in coro) … divinum caput mentulae ….

Attilia: … splendide administre …

Gaetano, Beatrice, Fabio: (in coro) splendide administre ….

Attilia: … pubblicae scholae …

Gaetano, Beatrice, Fabio: (in coro) … pubblicae scholae …

Attilia: … libera nos a fascinatione …

Gaetano, Beatrice, Fabio: (in coro) … libera nos a fascinatione ….

Attilia: … amen!

Gaetano, Beatrice, Fabio: (in coro) … amen!

Attilia immerge il corno di caprone nel bicchiere d’acqua. L’acqua nel bicchiere inizia a ribollire, fuoriesce da bordi.

Attilia: Guardate come bolle … ribolle … bolle … quante bolle … ogni bolla una fattura … una fattura ogni bolla … (solleva il bicchiere in alto, quindi, con un ampio gesto, lo porta alla bocca e beve) … Bevi anche tu … Fabio .. bevi con me!

Gaetano: (al pubblico) E chi non beve con lei .. peste lo colga!

Fabio: Che schifo!

Gaetano: (immobilizzando Fabio, prende dalle mani di Attilia il bicchiere e lo costringe a bere) Beva … professore … e beva … ingoi tutto … così …. bravo …tutta salute!

Il palcoscenico progressivamente s’illumina.

Beatrice: Signor Gaetano … forse …. dopo questa … acqua dell’occhio … abbiamo tutti bisogno di uno dei suoi … caffè.

Fabio: Sì … un caffè … per favore …un caffè!

Attilia: Signor Gaetano!

Gaetano: Dica .. preside dirigente.

Attilia: Ci prepari subito un caffè!

Gaetano: Volentieri ..preside dirigente. .. Venite tutti nel mio sgabuzzino e vi preparerò un ottimo caffè.

Fabio con Gaetano, Attilia con Beatrice, escono.


Fine II atto.

Sipario.


















III Atto

Scena I

Musica: Guastav Maheler, Sinfonia n.5, “ I. Abteilung-1.Trauermarsch”. All’apertura del sipario il telo di tulle nero è tirato su. Siamo nella biblioteca. La libreria è chiusa. Fabio e Attilia sono proprio davanti alla libreria. Fabio la sta esaminando da una certa distanza. Attilia guarda Fabio intento a osservare la libreria.La musica sfuma.

Attilia: Quando hai capito?

Fabio: Non appena mi è passato quel terribile mal di testa …

Attilia: Un dolore così improvviso …

Fabio: ..e nello stesso istante …

Attilia: … a te e a me ..

Fabio: … che strana influenza …

Attilia: … il malocchio …

Fabio: Attilia …per carità .. non ricominciare …

Attilia Va bene …Fabietto … cuoricino mio … il caffè di Gaetano però era ottimo …

Fabio: Dopo quel caffè ho ripreso a ragionare e …ho trovato .. il bandolo della matassa …

Attilia: Cioè?

Fabio: Quell’andare e venire … quel venire e andare degli studenti .. dentro e fuori dal laboratorio d’informatica … e poi … quel far scivolare da una mano all’altra fogli appena stampati … quel sussurrare di frasi … quel declamare versi sottovoce …

Attilia: Cosa hai fatto?

Fabio. Ho aspettato che finisse l’orario delle lezioni. …. Quando tutti gli alunni sono andati via … mi sono introdotto di soppiatto nell’aula d’informatica.

Attilia: E lì?

Fabio: Ho acceso tutti i computers … ho aperto tutti i files … finché … l’ho trovata!

Attilia: Cosa?

Fabio: Una casella segreta di posta elettronica.

Attilia: E sei riuscito … a scoprire …

Fabio: .. la parola chiave per aprirla?

Attilia:Ci sei riuscito?

Fabio: Sì.

Attilia: E .. l’hai .. aperta?

Fabio: Sì.

Attilia: Cosa conteneva?

Fabio: Indovina …

Attilia: Cosa …Fabio?

Fabio: Le pagine dei libri più depravati … poesie … poemi … romanzi … trattati filosofici … drammi … commedie … tutti i libri che Umberto Calderone aveva gettato nell’acido muriatico … in quella casella di posta … Attilia … c’erano tutti! Ti dico …tutti! … I fiori del male … L’Odissea …l’Eneide … La divina commedia … Guerra e Pace … Sulla brevità della vita … Amleto … Sei personaggi in cerca d’autore … non ne mancava neanche uno!

Attilia: Mio Dio!

Fabio: … Quei venti alunni … non fanno altro che scaricare … stampare … e … leggere!

Attilia: Quando lo saprà l’ispettore … Fabio …è la fine.

Fabio: No .. Attilia .. nessuno … lo verrà mai a sapere .... noi non lo permetteremo …

Attilia: Chi è stato? Chi ha spedito quella roba ai nostri ragazzi?

Fabio: Tra poco lo scopriremo.

Attilia: Come?

Fabio: Ho seguito le tracce telematiche.

Attilia: Dove portano?

Fabio: Non lontano da qui …

Attilia: Che significa?

Fabio: La comunicazione è avvenuta via Intranet … da un computer che si trova dentro questa scuola.

Attilia: Come?

Fabio: Qualcuno si è collegato alla nostra linea digitale senza che nessuno se ne accorgesse…

Attilia: In che modo?

Fabio: Con un cavo pirata … il bandolo della matassa!

Attilia: Cosa vuoi dire?

Fabio: Dobbiamo solo trovare quel cavo pirata … e questo ci condurrà dritti dritti … dal … colpevole.

Attilia: Ma dove? … Quel cavo può passare ovunque … la scuola è enorme!

Fabio: No… sono stato nell’archivio … ho consultato tutti i documenti … ho esaminato tutti i progetti di ristrutturazione di quest’edificio …

Attilia: E allora?

Fabio: La centralina per la linea telematica si trova esattamente qui … in biblioteca … nel muro dietro questa libreria …

Attilia: La centralina?

Fabio: Certo … il punto di collegamento … il cavo pirata deve per forza passare per questa centralina …

Attilia: Dobbiamo trovarla!

Fabio: Controlliamo la libreria.

Attilia: Cosa devo cercare …esattamente?

Fabio: Il coperchio di una scatola a parete …

Attilia e Fabio esaminano con attenzione la libreria.

Attilia: Fabio!

Fabio: Che c’è?

Attilia: Guarda!

Fabio: Cosa?

Attilia: In questo punto dello scaffale … c’è un inserto di legno di colore diverso …

Fabio: Fa vedere … aspetta .. (leva dalla tasca della giacca un cacciavite. Mostrandolo ad Attilia) L’ho portato con me per l’occasione … mi serve per far leva sul tappo della centralina … vediamo un po’ … così … ecco! (Fabio fa saltare il tappo della centralina. Una massa di cavi neri si rovescia sulla libreria, fra questi ve n’è uno solo più grosso e rosso) Guarda! … E’ lui! .. Questo rosso! … Il cavo pirata!

Attilia: ( guardando il cavo perplessa) E ora?

Fabio: Ora dobbiamo seguirlo.

Attilia: In che modo? .. Passa dietro la libreria ..

Fabio: Fammi vedere. (Infila la testa dentro lo scaffale) Attilia! … è come se in fondo … dietro la libreria … una luce .. debole …

Attilia: (bussando sulla parete della libreria) Suona vuoto …

Fabio: Attilia … non capisci? … dietro la libreria non c’è nessun muro.

Attilia: Non è possibile …

Fabio: Controlliamo meglio tutti gli scaffali.

Fabio e Attilia riprendono a esaminare la libreria. Attilia osserva lo scaffale dove Gaetano prima e Beatrice subito dopo avevano armeggiato.

Attilia: Fabio .. guarda questo scaffale .. che disordine … vocabolari … dentiere … tutto rovistato … qualcuno è arrivato qui prima di noi.

Fabio: Dove?

Attilia: Qua …(con la mano tocca le pareti dello scaffale) … c’è un pomello …

Fabio: Prova a girarlo …

Attilia: Sì …si muove …


Scena II

Musica: riprende la Sinfonia n.5, “ I. Abteilung-1.Trauermarsch” di Guastav Maheler. La libreria scorre verso sinistra rivelando lo studio di Orazio. Lo studio è illuminato da una luce soffusa dalle tonalità calde e accoglienti. Orazio legge stando seduto nella sua poltrona. Davanti a lui , tra la poltrona e il divanetto il tavolino è apparecchiato per il tè: una tovaglia bianca, tre tazze, teiera, zuccheriera, fettine di limone in un piattino, piccola lattiera, un vassoio colmo di petites madeleines.
Attilia e Fabio al vedere l’appartamento di Orazio restano immobili, senza parole. Orazio, non appena la libreria smette di scorrere, solleva lo sguardo dal libro, allunga una mano e accende la lampada a stelo al suo fianco. Una luce gli illumina il viso. La musica sfuma.

Orazio: Accomodatevi. Attilia ( si alza in piedi)… che piacere … Fabio … da quanto tempo …

Fabio e Attilia: continuano a restare immobili come statue di sale.

Orazio: .. Prego …non restate lì .. così … al buio … gradite una tazza di tè?

Attilia: Orazio!

Orazio: Che battuta originale … Attilia … pronunciata con la giusta intonazione…

Fabio: Il professor Orazio!

Orazio: Battuta ripetitiva … Fabio … la commedia brillante non fa per te …

Attilia: Orazio …

Orazio: Cos’altro aggiungere? … potrei suggerirti un … “non eri fuggito all’estero?” … oppure preferisci un … “ avrei dovuto immaginarlo! ” ?

Fabio: L’avevo capito!

Orazio: Battuta sublime, Fabio … chi te l’ha scritta?

Attilia: (avanzando verso di lui) Orazio!! .. ti abbiamo scoperto ..

Fabio: ( avanzando dietro Attilia) ….. finalmente!

Orazio: Ah … l’autore delle vostre battute .. impagabile … Ma .. Attilia … carissima .. (le va incontro) vieni qui a sederti. (la prende cortesemente per un braccio e la fa accomodare nel divanetto, quindi si siede nella poltrona, di fronte a lei. Vedendo poi Fabio, torvo, restare in piedi dietro il divanetto) Fabio .. non stare lì .. così .. in piedi .. siediti .. con noi … per favore.

Fabio: si siede poco convinto.

Orazio: versa il tè nelle tazze.

Attilia: (guardandosi intorno) Un grazioso appartamento!

Orazio: Trovi?

Fabio: (cercando d’inserirsi nella conversazione) C’è anche un giardino …

Attilia: (guardando verso il giardino) Quanti fiori!

Fabio: (inspirando profondamente) Che profumo intenso!

Orazio: (duro) Attento Fabio!… Dai fiori di questo giardino … si esala un odore … che passa col vento …

Attilia: … un odore di fragole rosse!

Orazio: … ed è molta la dolcezza … molta … tanto che … vedi … se ne può .. anche … morire …

Fabio: (scacciando un lungo brivido) Non si preoccupi per me … professore. … Io sono .. insensibile … a qualsiasi … profumo.

Orazio: (guardandolo fisso) Ne sono certo … Fabio … conoscendoti … (Versa il tè nelle tazze) Attilia … latte o limone?

Attilia: Una fettina di limone …grazie.

Orazio: E tu .. Fabio .. limone o latte?

Fabio: Latte ..latte …

Orazio: (ad Attilia) Zucchero?

Attilia: Due cucchiaini …

Orazio: Fabio?

Fabio: No ..grazie … niente zucchero … Oh insomma … Attilia … io non ti capisco …perché siamo venuti fin qui? … per prendere il tè con …Orazio?

Attilia: Calma … Fabio .. calma!

Fabio: Professor Orazio! … (respinge seccato il vassoio di petites madeleines che Orazio gli sta offrendo) Chiudiamo questa farsa!

Orazio: Non è una farsa …

Attilia: Fabio! ..Non essere tragico!

Fabio: Vogliamo fare conversazione? … va bene … Conversiamo … Orazio … parliamo delle … e-mail che lei spedisce regolarmente a quei venti … sciagurati … studenti di questa scuola.

Orazio: Conversazione … anche quelle …solo conversazione …

Fabio: Una conversazione …letteraria … però …

Attilia: E’ vietato conversare di letteratura …

Fabio: Si instaurano relazioni …

Orazio: …pericolose?

Fabio: Pericolosissime! … Ora professore … mi dica …( mentre parla si alza in piedi e inizia a esaminare attentamente l’appartamento) dove nasconde tutti quei libri?

Orazio: Libri? … quali libri? … Il vostro Umberto Calderone li ha sciolti tutti nell’acido muriatico!

Fabio: Non mi prenda in giro professore … lei qui … da qualche parte … cova

Orazio: Covo?

Fabio: Sì … Orazio … lei qui cova … volumi su volumi … testi vietati … parole proibite … pensieri corrotti … e li trasmette … alle generazioni future! (continuando a camminare e a guardarsi intorno va verso la quinta destra)

Orazio: Sono sempre stato un cattivo maestro … sai cosa diceva Socrate sui cattivi maestri … Fabio?

Fabio: Socrate! … lei farà la stessa fine … professore …

Orazio: Socrate diceva che i cattivi maestri sono quelli … quelli … che insegnano ai giovani .. a non adorare gli dei falsi …. i falsi dei … davanti a cui tutta la città si prostra …

Fabio: Dove tiene quei libri … professore? (sbircia verso la quinta destra; qualcosa cattura la sua attenzione; guarda meglio: vede) Attilia! (indicando la quinta destra) … qui c’è un’altra stanza … tutti i libri ..sono qui … è piena … pile di libri sino al soffitto …

Orazio: Si alza in piedi di scatto e corre a frapporsi tra Fabio e la quinta destra per impedirgli di entrare nella stanza dei libri.

Fabio: (ridendo) E’ inutile … caro professor Orazio…. Stermineremo i suoi libri … e …poi … poi … distruggeremo anche lei …

Orazio: (irato) Fino a quando … Fabio … abuserai … della mia .. pazienza? … Fino a quando … ancora … noi tutti .. ti sopporteremo? … Fin dove ti spingerai? … O tempora! O mores! … Questo pubblico qui … che ora siede in questo teatro … ti vede … ti riconosce … sa chi sei … capisce che cosa tu trami … tu … con i tuoi complici del Ministero … e … nonostante ciò … ti … permette …di … agire.
A nessuno … sfugge .. che tu … per strisciare verso … il potere … bruci .. la nostra cultura … bruci … che dico? …. La prostituisci! …. In nome del profitto ne hai fatto una … baldracca! … nessuno di questi signori … qui presenti lo ignora… e … tuttavia …. nessuno …te lo impedisce.

Fabio: (fronteggiandolo) Si sposti .. professore … mi lasci entrare!

Fabio e Orazio stanno per venire alla mani.

Attilia: Fabio! … Basta così … torna qui a sederti!

Fabio: Ma Attilia!

Attilia: Fabio! … non si discute in questo modo. … Hai ancora molto da imparare … se vuoi diventare preside dirigente! … Orazio … anche tu … per favore … non mi sembra il caso … di far raffreddare il tè … questi dolci hanno un aspetto delizioso … come si chiamano?

Orazio: (tornando a sedersi) Petites madeleines …

Fabio: (sedendosi anche lui) Lo vedi .. Attilia … anche i dolci … una citazione letteraria .. e delle più perverse!

Attilia: (sgranocchiando un dolcetto) Però sono così buoni … ottimi con il tè. … Ora .. caro Orazio … ragioniamo insieme … tu e io.

Orazio: Sarà un piacere … cara Attilia.

Attilia: Che proposte hai?

Orazio: Ci mancherebbe … Attilia … dimmi tu cosa vuoi fare.

Attilia: (si fruga nella scollatura) Ho qui un foglietto …

Fabio: (indicando la scollatura di Attilia) Scusa … Attilia … perché non usi una borsetta … invece di tenere tutto … lì?

Attilia: (ignorando Fabio. A Orazio) Sai cosa c’è scritto in questo foglietto?

Orazio: Una poesia d’amore? … per me?

Attilia: Ti piacerebbe … caro … no … mi dispiace … Questo è un elenco!

Orazio: La lista della spesa? … come sei prosaica ..

Attilia: E’ l’elenco completo con i nomi di quei venti alunni a cui .. tu … mio caro Orazio … hai spedito le tue e-mail!

Orazio: Ci sono tutti?

Attilia: Non ne manca neanche uno.

Orazio: Che precisione!

Attilia: Sai cosa rischiano questi ragazzi … per quello che hanno fatto … anzi … Orazio … per quello che .. tu … li hai .. istigati a fare?

Orazio: Riguarda il ..codice penale? … non conosco le ultime normative …

Attilia: Un atto di ribellione così grave alle leggi dello Stato ha come conseguenza l’annullamento totale … la scomparsa definitiva dei colpevoli. .. Quei venti ragazzi devono sparire … per sempre!

Orazio: I loro genitori li cercheranno …

Attilia: Inutilmente … alla fine si dovranno rassegnare … questo vuole la legge.

Orazio: Alternative?

Attilia: Una … forse.

Orazio: Quale?

Attilia: La rieducazione.

Orazio: E’ possibile?

Attilia: Sono ancora molto giovani … il loro cervello è malleabile … Fabio ed io potremmo recuperarli … Fabio sa tenere certe lezioni …

Orazio: Posso immaginare …

Attilia: Ma c’è un ostacolo che impedisce il loro recupero.

Orazio: Un ostacolo rimuovibile?

Attilia: Dipende …

Orazio: Da chi?

Attilia: Da te.

Orazio: Se rimuoviamo quest’ostacolo i ragazzi continueranno a vivere?

Attilia: Sì.

Orazio: Chi lo garantisce?

Attilia: Uno scandalo travolgerebbe anche me e Fabio. .. Sarebbe molto difficile far scomparire quei venti alunni … senza renderne conto al Ministro della Pubblica Istruzione. …
Letizia Cabbadora vorrebbe sapere di quale colpa si siano macchiati … quei venti ragazzi.
Fabio e io dovremmo dare delle spiegazioni … ci sarebbe uno scandalo … Io e Fabio dovremmo pagare … per non aver saputo sorvegliare gli studenti . …Dal ministero potrebbero decidere di far sparire anche noi … per sempre!

Orazio: Quindi … nell’interesse di tutti …sarebbe meglio …

Attilia: … rimuovere l’ostacolo e rieducare gli alunni.

Orazio: Per una volta ..sono d’accordo con te. … Qual è l’ostacolo, Attilia?

Attilia: E’ chiaro … sei tu!

Orazio: Non l’avrei mai pensato!

Attilia: Finché ci sarai tu …

Orazio: Finché ci sarò io?

Attilia: Finché tu sarai in vita …

Orazio: Ora sei più chiara …

Attilia: Non saremo mai sicuri. … I nostri studenti … anzi … i tuoi studenti … non saranno al sicuro. … Se li vuoi salvare …

Orazio: Cosa devo fare?

Attilia: fruga nuovamente nella propria scollatura

Fabio: (osservando il gesto) Ancora? … Attilia… ma .. non ti vergogni?

Attilia: (continua a frugare, ignorandolo) Eppure ricordavo di averla messa qui … ah … trovata … volevo ben dire! (tira fuori una scatola di pillole, la mostra a Orazio e la poggia sul tavolino)

Orazio: Cos’è?

Attilia: Pillole.

Orazio: Che pillole?

Attilia: Sonniferi.

Orazio: Cosa dovrei fare io con questi sonniferi?

Attilia: Ingoiarli … tutti … adesso … con il tè … ti addormenterai … sognerai …forse …

Orazio: … ma quali sogni?

Attilia: Io e Fabio ce ne andremo piano piano …senza disturbarti … chiuderemo la libreria … ti lasceremo qui … a dormire …per sempre … con i tuoi libri … con il profumo dei tuoi fiori … nessuno saprà mai niente di questa storia …

Orazio: I miei alunni …

Attilia: Ti dimenticheranno in fretta … sono così giovani … altri interessi … nuovi amori … la letteratura? … il professor Orazio? … solo un vago ricordo.

Orazio: Vediamo queste pillole. (Apre la scatola delle pillole, le leva a una a una dal contenitore, mettendole ordinatamente in fila sul tavolino)



Scena III

Mentre Orazio sistema ordinatamente le pillole sul tavolino, dalla quinta destra della biblioteca entrano Gaetano seguito da Beatrice. Osservano per un attimo la scena restando nel buio.

Orazio: Con una mano solleva la tazza di tè. Con l’altra fa il gesto di mettere in bocca la prima pillola.

Gaetano: (Facendo irruzione) Professore .. no! (dà un colpo deciso alla mano di Orazio, facendogli cadere la pillola)

Orazio: Gaetano … anche questa volta … non andremo a Parigi.

Gaetano: Smetta di dire idiozie … professore.

Fabio: Gaetano … questa è insubordinazione!

Gaetano: Questa è quella che mi pare … caro il mio professor Blasetta … Barbetta … Caghetta … Troietta!

Attilia: Gaetano … ritorni nei ranghi:

Gaetano: Come no … preside dirigente … i miei ranghi … le mie mansioni …. spolverare … lucidare … una volta spolveravo libri … ogni tanto ne aprivo uno …lo leggevo … un altro … leggevo anche quell’altro … li so tutti a memoria …io … i libri … che una volta erano in quella biblioteca. …
Poi … è arrivata …quel ministro … Letizia Cabbadora … e quell’altro grande … imprenditore … … sponsor … manager delle mie dentiere … come si chiama … ah …sì … Umberto Calderone …e nella nostra biblioteca sono rimasti solo i vocabolari … l’ars amandi … e … le dentiere … le enormi dentiere prodotte dalla fabbrica dell’impareggiabile … Umberto Calderone. …
Le dentiere sì… hanno presto il posto dei libri …. per un anno non ho fatto altro che lucidare denti di gesso … dalla mattina alla sera.
… Ora è finita preside dirigente … voi siete finiti!




Scena IV

Mentre Gaetano parla, Beatrice avanza felpata dalla biblioteca verso l’appartamento di Orazio. Nel momento in cui Gaetano finisce il suo monologo, un faro illumina Beatrice, immobile davanti al gruppo composto da Orazio, Attilia, Fabio e Gaetano. Beatrice impugna una pistola e li tiene tutti e quattro sotto tiro.

Gaetano: (vedendo Beatrice)Bravissima … Beatrice … non sapevo che avessi anche una pistola … una pistola … è proprio quello che ci vuole … Così … sei grande … tienili sotto tiro … ci penserò io a loro … intanto lei …professore .. vada di là … nell’altra stanza … prenda quello che le serve … in fretta …eh … l’indispensabile … professore … e ..partiamo …partiamo … a Parigi .. a Parigi!

Orazio: E questi due?

Gaetano: Chiuderemo lo scaffale della biblioteca … e li lasceremo qui dentro … legati e imbavagliati … in attesa di tempi migliori …

Orazio fa per alzarsi e andare di là , verso la quinta, Gaetano si sta per lanciare su Fabio e Attilia.

Beatrice: (continuando a tenerli sotto tiro tutti e quattro) Fermi … non muovetevi … o .. sparo!

Orazio: Beatrice?

Beatrice: Non chiamarmi più Beatrice … Ebbene sì ..io …sono …

Gaetano: … Edmond Dantes … il Conte di Montecristo!

Beatrice: No .. io ..io .. sono …

Gaetano: … Honorata Van Guld … la regina dei Carabi!

Beatrice: No .. no.. io .. sono ..

Gaetano: … Milady … l’amante diabolica di D’Artagnan!

Beatrice: Noooo … io … sono …

Gaetano: … Iolanda … la figlia del Corsaro Nero!

Beatrice: Io … io …io …sono …

Gaetano: …. le due orfanelle!

Beatrice: No! Io … io …io …sono…

Orazio: … la perla di Labuan!

Beatrice: Per favore! .. Io … io …io …sono….

Attilia: … Robison Crousoe!

Beatrice: Nooo! .. Io … io …io …sono …

Fabio: … Incompreso!

Beatrice: Volevo dire …io … io …io …sono …

Gaetano: … Il capitano Nemo!

Beatrice: No.. no …io … io …io …sono …

Orazio: … Oliver Twist!

Beatrice: (piangendo e singhiozzando) Io sono … io sono …

Orazio: Dicci …cara … chi sei tu?

Beatrice: (tra i singhiozzi) Non me lo ricordo più!

Orazio: Hai ragione … cara ..

Attilia: Siamo stati troppo irruenti …

Fabio: Le abbiamo creato un disturbo nella personalità…

Gaetano: Ha difficoltà d’identificazione …

Orazio: Rilassati … siamo qui per ascoltarti … con calma … rifletti … non ti lasciar condizionare da noi … ti ripeto la domanda … chi sei tu?

Beatrice: Io … io … sono …l’ispettore!

Orazio, Fabio, Gaetano e Attilia: (in coro) L’ispettore! … che stupore … l’ispettore! … che stupore … l’ispettore!

Beatrice: …Da parecchi mesi .. al Ministero .. si erano accorti che qui qualcosa non andava per il verso giusto…

Attilia: Da cosa l’hanno capito? …

Fabio: Non è mai trapelato niente …

Beatrice: I dati auditel …venti ragazzi di questa scuola avevano … completamente smesso di guardare la televisione. … Al Ministero della pubblica Istruzione s’insospettirono …

Orazio: E mandarono un ispettore … anzi un’ispettrice!

Attilia: Ti presentasti nel mio ufficio come la supplente di Orazio …

Beatrice: Una copertura …

Gaetano: Quella sera … quando venisti in biblioteca .. a cercare quel … vocabolario

Beatrice: Una scusa … non pensavo di trovare nessuno … in biblioteca … a quell’ora ..

Orazio: Ma perché proprio .. in biblioteca?

Beatrice: Anche io avevo consultato .. le antiche mappe della scuola … avevo dei sospetti …

Gaetano: Avrei dovuto immaginarlo … fin da ragazzina …quand’eri un’alunna … in questa scuola … avevi quel viso d’angioletto … quell’aria ingenua … e invece… dietro … quante bugie …

Beatrice: Ma .. Gaetano… lei non mi denunciò mai …neanche allora … coprì sempre le mie marachelle ..

Gaetano: E’ vero. … Alla fine imbrogliavi sempre anche me …

Beatrice: Quella sera …arrivai di soppiatto e .. la vidi … Gaetano … intento ad armeggiare in uno scaffale della libreria …

Gaetano: Dopo ci ritornasti … da sola …

Beatrice: Bravo! … finsi di andar via con lei …Gaetano …. e … invece … la mattina dopo ritornai nella biblioteca … con la scusa di riportare il vocabolario … il vocabolario che lei … Gaetano … mi aveva prestato.
Non c’era nessuno. Potei frugare tranquillamente nello stesso scaffale … in cui la sera prima lei … era intento a controllare … allora non sapevo bene … cosa.
Poi … toccando le pareti dello scaffale … trovai il pomello … lo girai … e …

Orazio: .. e .. arrivasti qui … da me.

Beatrice: Con te è sempre stato tutto .. molto semplice … Non c’era bisogno di farti nessuna domanda … eri ansioso di raccontare … venni a sapere tutto … tutto quello che ... al Ministero interessava conoscere.

Gaetano: Cosa le dissi ... quel giorno ... professore … ricorda? … non si fidi di una faccia d’angioletto … di una voce mielosa … invece … lei …ingenuo .. testardo … non appena vede una bella donna … non mi dà più retta!

Orazio: Ma … il viaggio a Parigi?

Beatrice: Anche questo .. una bugia …

Orazio: Una bugia!

Beatrice: Serviva per distrarre Gaetano … e …allontanare te da questa scuola.

Orazio: Non capisco …

Beatrice: A Parigi non sareste .. mai arrivati … né tu .. né lui. … Per Gaetano sarebbe bastato un colpo di pistola … al momento opportuno. … Quanto a te … sei destinato … a non andare più da nessuna parte. … Appena concluso con voi due … io sarei ritornata qui … in questa scuola … a …occultare …i cadaveri degli altri due … le illustri salme di Fabio e Attilia.

Fabio: Le … le … salme?

Attilia: I .. i cadaveri?

Beatrice: Vi ricordate ... quell’improvviso dolore alle tempie? ... la nausea? ... la sensazione di essere abbagliati?

Attilia: Il malocchio!

Orazio: L’influenza!

Fabio: La cinese!

Gaetano: No la giapponese!

Beatrice: Erano solo i sintomi iniziali … come vi sentite … adesso?

Attilia: Abbastanza bene … grazie …. Vero Fabio? (Fabio fa cenno di sì col capo)

Beatrice: E tu ..Orazio ... come stai?

Orazio: Bene ... grazie … quel malessere è completamente passato.

Beatrice: Come da manuale … ora siete nel momento di stasi … in quest’ istante nessun sintomo .... nessun sintomo …per ora … (controlla l’orologio al polso) La crisi finale dovrebbe .. sopraggiungere … fra una decina di minuti….circa.

Fabio: La crisi …finale?

Orazio: Beatrice … di cosa stai parlando?

Beatrice: Avvelenamento da .. polonio 210 .. radioattivo .. naturalmente. … Orazio, Attilia, Fabio: siete stai avvelenati tutti e tre!

Orazio: Ma quando … in che modo?

Beatrice: Il Vetril .. Gaetano .. il suo Vetril … lei lo ha spruzzato addosso a tutti e tre … Fabio …Attilia … Orazio … non c’è che dire … li ha spolverati a puntino!

Gaetano: (disperato) Ma era Vetril … solo Vetril.

Beatrice: Fu la prima volta che entrai qui dentro. … Ti ricordi, Orazio? … Gaetano … per parlare con te … per metterti in guardia contro di me … lasciò il Vetril incustodito sulla tua scrivania … mio caro Orazio. ….

Gaetano: Sì … fu quando … con la scusa di mettere in ordine quei libri … presi il professor Orazio in disparte e tu … rimanesti sola … vicino alla scrivania del professore … fu un errore … l’unica volta che lasciai il mio Vetril …. io che non mi separo mai da lui!

Beatrice: Mentre tu e Gaetano discutevate … io aprii il flacone di Vetril … e … vi versai dentro il contenuto di questa fiala (leva una fiala vuota dalla scollatura)

Fabio: (isterico)Oh .. ma allora è un vizio … anche tu Beatrice …adesso tiri fuori la fiala da lì … ma …insomma … una borsetta .. una tasca …dove tenere le vostre cose … Beatrice e Attilia non ve l’hanno data .. eh?

Orazio: Beatrice …cosa conteneva quella fiala?

Beatrice: Polonio 210 … appunto.

Gaetano: E quindi ..io ..

Beatrice: Lei … proprio lei … Gaetano … ha avvelenato .. il suo più caro amico. … Ha avvelenato il professor Orazio .. e .. dopo ... anche Fabio e Attilia. Ogni volta che lei … spruzzava il suo Vetril … loro (ride) … inalavano polonio radioattivo … letale … velenosissimo.

Orazio: L’odore insolito di quel Vetril! … che mi spruzzò addosso Gaetano per … spolverarmi. .. Ora ricordo! .. Poco dopo ebbi quel dolore terribile alle tempie.

Gaetano: Non capisco ..e .. io? ... Perché io ... non ho avuto ... nessun sintomo?

Beatrice: Lei ha spruzzato il Vetril su ... Orazio ... Fabio ... Attilia ... non su se stesso ...

Attilia: E ... adesso?

Fabio: Attilia! Di cosa parlate? … Cosa sta per succedere? … non capisco!

Beatrice: Ora non ci resta che aspettare ... la crisi definitiva ... non tarderà ...

Fabio: La crisi ... definitiva?

Beatrice: Secchezza del palato ... tachicardia ... difficoltà respiratoria ... senso di soffocamento ... perdita dei sensi ... morte.

Orazio: Beatrice ....

Beatrice: (incurante di lui) Nel frattempo ... mancano alcuni particolari ... per terminare il mio lavoro. ... Attilia .... ( fa cenno con la pistola ) quel foglietto ... la lista ... lì ... sul tavolino ... me la dia ...

Attilia , come un automa, prende il foglietto dal tavolino e lo porge a Beatrice.

Orazio: (capendo) No .. i nomi dei miei alunni ..no!

Beatrice: prende il biglietto, lo guarda, lo piega e lo infila nella scollatura

Fabio: Eh ancora! .. e lo mette lì il bigliettino ... di nuovo lì ... ancora lì ... torno a ripetere ... una borsetta ... una tasca almeno ... questo vizio di farle uscire senza borsetta! .. Dov’è il costumista? Chiamate il costumista! … Che le dia una borsetta! .. Una vera signora ha sempre .... la borsetta. ... I corni di caprone muflone ... i bigliettini ... le fiale di polonio radioattivo ...altrimenti … dove li deve tenere ... una signora? ... In borsetta li deve tenere!... Non lì ... tra le .... nella scollatura!

Orazio: Cosa farai di quella lista?

Beatrice: La leggerò con molta attenzione.

Orazio: E poi?

Beatrice: La studierò a memoria .... come una .. poesia.

Orazio: E poi?

Beatrice: Andrò a trovare ... tutti i ragazzi della lista .... a uno .. a uno .. sono la loro nuova professoressa ... d’altronde.

Orazio: Li andrai a ...trovare?

Beatrice: La vostra influenza ... la giapponese ... o.. la cinese? ... o preferite chiamarla ... malocchio? … Sai … Orazio … è una malattia molto contagiosa. ... Ci saranno altre venti vittime. ... Peccato! ... Saranno vittime così giovani ... solo ragazzi .. ma già così ... improduttivi ... corrotti dai libri che tu ... Orazio ... li hai convinti ... a leggere! ... Dovresti sentirti responsabile!.

Orazio: Dammi quel foglio… Beatrice.

Beatrice: ride

Orazio: Distruggi quel foglio … ti prego … Beatrice .. forse è vero … forse ci hai davvero avvelenati … ma … quando hai versato … quel … polonio radioattivo … nel … Vetril di Gaetano … questa rappresentazione era appena iniziata …. avevi … appena … scoperto il mio giardino .. il mio appartamento. … Non avevi scelta … dovevi eseguire gli ordini del tuo Ministro … non potevi agire diversamente … anche tu … sei così giovane … non è colpa tua … hanno plagiato anche te … Beatrice!
Ma dopo cara … abbiamo trascorso insieme quelle ore … ti ho raccontato tutto … mi sembrava che anche tu … (si accorge che Beatrice resta impassibile) …no .. non è possibile … ma io … in tutto questo tempo … ho parlato davvero con … te?
… Cerca di capire… quei venti ragazzi sono l’unica speranza che ci resta … quando fuggii .. e mi rifugiai qua dentro … io avevo tutto quello che mi serviva …per continuare a vivere tranquillo: i miei libri .. il mio giardino. … il mio amico .. sì il mio unico amico .. il mio Gaetano. …
Che bisogno avevo di … comunicare ancora con gli studenti ?
Ma … quei libri là .. in quella stanza … mi bruciavano le dita.
Beatrice … io non so farne a meno … mi piace parlare di libri …raccontarli agli altri … e allora ho iniziato a scrivere ai miei studenti … a spedire a quei ragazzi le pagine che Letizia Cabbadora aveva vietato di leggere … le pagine che Umberto Calderone credeva di aver distrutto per sempre …
Se hai detto la verità … noi fra poco moriremo … ma quei venti ragazzi … dimenticali .. cara Beatrice.
Anche loro … vedrai … dimenticheranno in fretta: … altri interessi … nuovi amori … di me e dei miei libri non resterà che un vago ricordo … un buon ricordo …

Beatrice: Il sistema non si può permettere schegge impazzite! …. Non m’imbrogli, Orazio. Il buon ricordo … la didattica del buon ricordo!.. Ma chi credi di prendere in giro?
Tra dieci anni … quindici forse … qualcuno di quei ragazzi si ricorderà delle pagine che tu lo hai convinto a leggere … Se ne ricorderà con piacere. .. E vorrà ritrovare quei libri .. per riprovare lo stesso piacere.
Forse .. cercandoli .. scenderà quaggiù .. scoprirà il passaggio segreto .. il tuo appartamento.. la tua stanza dei libri.
I libri gli parleranno … lo inciteranno alla rivolta … sarebbe la fine. … una piccola falla destinata a espandersi …
Immagina Orazio … la corruzione che si diffonde. … Il nostro sistema non tollera nessuna falla! Quei venti ragazzi devono sparire!.. Per sempre!

Orazio: Dammi quel foglio.

Orazio si lancia su Beatrice. Tra i due c’è una colluttazione. Parte un colpo di pistola. Beatrice si accascia per terra. Orazio ha in mano il foglietto.

Fabio: (isterico ad Attilia) Cosa ti avevo detto? … Vedi cosa succede poi? …Ci vuole una borsetta! Non si mettono i foglietti lì … fra le … nella scollatura!

Gaetano: (accorre da Beatrice. S’inginocchia per terra. La controlla) E’ … morta.

Orazio: (come se la cosa non lo riguardasse) Questo foglio … Gaetano … dobbiamo distruggerlo.

Gaetano: ( ancora inginocchiato) Lo strappi.

Orazio: No .. Gaetano … non basta .. un’altra spia del ministero potrebbe venire qui … sarebbe capace di ritrovare tutti i pezzettini … d’incollarli fra loro … di risalire ai nomi …i nomi dei miei ragazzi …no .. dobbiamo essere sicuri … non ne deve restare traccia … presto Gaetano … prima che … il polonio inizi ad agire su di me …

Gaetano: (alzandosi in piedi) Di là … in biblioteca .. c’è ancora un barattolo di acido … l’ha lasciato Umberto Calderone … il giorno della cerimonia … un anno fa … il resto era stato utilizzato tutto per … dissolvere i libri. …
Ci diede il barattolo e .. disse … “tenetelo voi … potrebbe servirvi ancora … se qualche pagina fosse sfuggita … potrete sempre scioglierla qui dentro!”

Orazio: Vai a prendere quel barattolo.

Gaetano va nella zona del palcoscenico destinata alla biblioteca. Si dirige verso la quinta sinistra dove sporge una piccola parte della libreria. Si china. Prende un barattolo e, con quello in mano, ritorna da Orazio.

Orazio: Aprilo.

Gaetano apre il barattolo. Orazio vi fa cadere dentro il foglietto.

Orazio: Dissolto … come i libri.

Gaetano richiude il barattolo e lo poggia con cura sul tavolino.

Orazio: Gaetano portami via da qui:… non riesco più a … restarci. … Il mio … giardino segreto … il profumo di quei fiori rossi … i miei libri … Beatrice … qui per terra …e .. quei due … Fabio e Attilia: due salme sul mio divano … voglio andare via …

Orazio, appoggiandosi lievemente a Gaetano viene avanti lentamente verso il proscenio.

Fabio: Attilia … dammi ancora del tè … ho le labbra secche …

Attilia: Fabio … non posso .. non riesco più a muovermi … l’aria …non respiro … è come se … avessi un macigno sui polmoni. Ah. (muore)

Fabio: Attilia! Cos’hai ? Attilia , per favore! … ho la bocca asciutta … dammi il tè .. (vedendo Orazio e Gaetano che vanno via)Voi! … Dove andate voi? … ho paura… non lasciatemi qui ..da solo… tornate indietro!

Orazio e Gaetano arrivano sul proscenio. Cala il telo di tulle nero alle loro spalle. Fabio striscia dietro di loro fino al telo. Un faro l’illumina per un attimo: è dietro al telo e vi si aggrappa con le mani. Il faro si spegne.

Orazio: Dove .. ha previsto l’autore che io debba…morire?

Gaetano: Sicuramente… in un punto visibile da tutto il pubblico …

Orazio e Gaetano si guardano intorno. Vedono la scaletta che collega il palcoscenico con la platea.

Orazio: (affaticato, indicandola) Forse potremmo sederci qui.

Orazio e Gaetano si siedono sui gradini. L’occhio di bue li illumina. Tutto il resto è al buio.

Orazio: (al pubblico) Mi vedete tutti? … Dalla platea? …dalla galleria? … i palchi? … il loggione? … come mi vedete? …bene? … Mi sposto un po’? … a destra …? a sinistra? …. per la mia morte preferite la posizione … alla … Ettore Fieramosca… posa plastica dell’eroe morente con il capo lievemente reclinato all’indietro? (assume la posa plastica) … o la posizione alla … Jacopo Ortis… posa plastica del poeta suicida con il dorso della mano sulla fronte? (assume la posa plastica) … non so … quale posizione vi .. eccita di più?

Gaetano: L’autore … non poteva scrivere … un altro finale?

Orazio: Per esempio? …

Gaetano: … per esempio .. io entravo in scena e gridavo … “La rivolta! …tutti gli alunni in rivolta! Stanno gridando : Viva Dante … Viva Machiavelli … Viva Leopardi … Vogliamo il professor Orazio”

Orazio: E poi?

Gaetano: Alle mie grida Beatrice si distraeva … io la disarmavo … gli studenti facevano la rivoluzione … lei era salvo …

Orazio: E il polonio radioattivo che ho inalato? …. Inalato con il tuo Vetril … Gaetano …ti ricordo … l’ho sempre detto che tu spolveravi troppo!

Gaetano: Si scopriva che il polonio radioattivo era solo acqua colorata messa nel mio Vetril … un’invenzione di Beatrice per spaventarla … d’altra parte nessuno di noi … ne conosceva l’esistenza … fino a poco tempo fa …

Orazio: Il tuo finale va bene per la recita all’oratorio … Gaetano… non per questo spettacolo.

Gaetano: Professore … e adesso … che dobbiamo fare?

Orazio: Io … presumo di … dover morire.

Gaetano: Si appoggi a me professore … così … una faccia sofferente …da bravo … sì … una mano al petto .. direi … così … è più credibile … d’altra parte … tra poco le mancherà l’aria … la mano sul petto indica …per l’appunto … mancanza d’aria … sì … lo sguardo? .. Dove rivolgerà il suo sguardo? … (al pubblico) Voi cosa dite? … In punto di morte è meglio guardare nel vuoto … o … sollevare gli occhi verso il cielo?

Orazio: Preferirei nel vuoto.

Gaetano: Sì…in questa situazione .. anch’io direi che è meglio il .. vuoto.

Orazio: E ora … cosa dico?

Gaetano: Come … cosa dico? … Cosa vuole dire?: … sta morendo… quando uno sta morendo … muore.

Orazio: Appunto. .. ci vuole una frase … un ultimo pensiero commovente … romantico … il pubblico ha pagato … vuole piangere … ha bisogno della catarsi finale …

Gaetano: “Il resto è silenzio” … potrebbe andare?

Orazio: E’ già stato detto.

Gaetano: E se lei dicesse …“Così, in un bacio muoio” ? (fa per baciarlo)

Orazio: (sottraendosi al bacio di Gaetano) Già detto.

Gaetano: Proporrei un … “Perché dovrei restare … in questo basso mondo?”

Orazio: Detto .. detto …e ancora detto. …

Gaetano: “Riposo chiedono le mie ossa…”?

Orazio: Detto.

Gaetano: “Il tempo di dire una preghiera” ?

Orazio: Troppo tardi: già detto!

Gaetano: Se qualcuno del pubblico avesse qualche suggerimento …… una preferenza …

A eventuali suggerimenti del pubblico si risponderà sempre con un “già detto” oppure “scontato” o “banale” o “ma lei morendo direbbe così?” … alla prontezza d’improvvisazione degli attori.

Orazio: ( con voce soffocata) Gaetano …non è rimasta neanche una parola .. vergine. … Tanto vale morire. (muore)

Gaetano lo poggia con delicatezza sui gradini della scala. Si alza in piedi. Prende il Vetril dalla tasca del grembiule e, spruzzandolo verso il pubblico, scende i gradini della scala, attraversa il corridoio centrale della platea, esce dalla porta in fondo. L’occhio di bue lo segue durante tutto il tragitto. Quando Gaetano esce l’occhio di bue si spegne. Buio in sala.

Voce metallica: Plin plon. Il pubblico è pregato di lasciare la sala in modo ordinato e di avviarsi lentamente verso l’uscita centrale … senza panico. …. Il personale addetto controllerà con le apposite apparecchiatura il vostro livello di contaminazione da Polonio radioattivo 210…
Signore e Signori siamo lieti di augurarvi …un buon proseguimento della serata. Lo spettacolo è finito. Plon Plin.


Fine



Testo registrato alla SIAE nella sezione DOR
















il giardino segreto del professor orazio testo di tellina
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