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Come decido di andarmene, ritorno,
tra le pareti del mondo, in strada,
con la mente appannata le mani
svoltano, una cintura che preme,
le vertebre che pulsano
occhi si annodano, volti sepolti,
come sabbia nel mare, mi unisco alle
vite dei feriti e rimango vicino alle voci,
ma certezza non sento: “il tram sta per
arrivare”.
Latenti respiri che nascono,
rimangono come brina sui vestiti e
apro le narici, uno spazio infinito,
mi presento e mi estirpo.
Di facile strappo, con il chiodo là fermo,
scalzo, cammino per i vuoti miei moli,
allo stop mi devo lasciare, se vola via
un altro mio aspetto.
Apro le finestre, serro i denti, il soffio
del fuori mi contorce come un nodo e
di sofferenza mi vesto, per una festa
che celebra il matto.
Il parabrezza stanco guarda interdetto,
tutto sembra virgola, la vernice si può
togliere.