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Steso sul materasso,
le braccia pendono ai lati,
m’immagino gavettone che
informe si adegua al peso insonne.
E una sottile guaina di gomma
mi separa dal non esistere.
Altrove raggi e radiazioni mi attraversano:
suoni, luci, pensieri, sorrisi
vincono la resistenza dei granelli di sabbia
che nel respiro affannano la mente.
Chissà perché oggi sconfino,
nulla si scioglie
e in quel bicchiere di acqua e zucchero
riprendevi colore
quando, bambino a scuola,
svenivi di paura.
Di quella magia rimane una scia chimica
in un mondo folle la cui passione
svuota i sogni e nutre il delirio,
l’isolamento di massa,
e la deportazione nei propri confini.
Amavo tutto, ogni cosa
era ideale perché reale
il male era così distante
da essere l’al di là.
Ora che lo specchio si è spezzato
e invano
inseguo un arcobaleno in frantumi
con la sera
contemplo l’incompiuto
e il letto è vuoto.
Incontrarti è bere
un bicchier d’acqua
zuccherata
che un raggio di sole attraversa
e frantumi di luci
divengono colore.
E la sera impietosa e senza fine
ti perde.