Un volto nella folla agita il suo cappello,
è l'inquilino del mio cuore, agita sassi
di cristallo fin da quando ero bambina
Vieni, gli grido incurante del frastuono
che risuona attorno a me come mani
infantili su un pianoforte inventato
Vieni, corri, sono qui che aspetto un cenno,
un sussurro, un agitarsi di labbra che
cercano di volarmi accanto
Non lasciarmi sola, ma la mia voce è muta
come le urla disperate dei sogni, quando
apriamo la bocca ed escono solo flebili
note impercettibili
Abbracciami, vieni, fendi la folla col tuo
coltello di sorrisi, scalcia coi tuoi sandali
pesanti le pareti recalcitranti che ci
dividono, vieni dunque dolce spirito della sera
Sei mio padre? Sei il mio amore?
Sei l'angelo custode che ho cercato
negli abissi feroci del mio dolore incurabile?
No, sei il tempo che rimane al di là
dell'orizzonte, ti ho riconosciuto dal tuo
ombrello squinternato, un anno per ogni
buco, un mese per ogni goccia di rugiada
sul manico, un giorno per ogni rosa che
avrei trovato sulla mia strada
Ecco, ho visto i binari del treno, è forse una
rosa quella macchia rossa che spicca
davanti alle ruote dentate del treno?
Vieni, angelo caduto dal cielo, fammi contare
i buchi rimasti, le gocce ormai gelate sul tuo
nero ombrello che ti cammina accanto
come un compagno fedele
Fammi rammendare i buchi, te ne prego,
fammi asciugare la rugiada primaverile
che sprizza felice di fuggire via
Lasciami solo quella rosa rossa come il
sangue, quella macchia fulgida sulle
rotaie nere e lucide, lascia che osi
raccoglierla e portarla con me, fino
a stasera
La rosa sulle rotaie testo di Ali di inchiostro