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Non è stato un lampo.
Era una radio sfasata
che continuava a sintonizzarsi.
La prima volta
gli occhi si sono fermati
come quando si riconosce una grafia
senza ricordarne il nome.
Uno sguardo che scende.
L’altro che resta.
Poi c’è stato quel giorno.
Il vestito non era casuale.
Era una scelta precisa,
messa lì come si mette una domanda
sapendo già la risposta.
Lo sguardo è arrivato
e non ha invaso.
Non ha misurato.
Non ha preso.
Da allora
bastava uno sguardo
perché le cose perdessero ordine.
La vita ha fatto il suo mestiere:
ha spostato le sedie,
cambiato musica,
chiamato distanza a ciò che tremava.
Anni dopo, per caso,
un accenno di mano,
uno sfioramento che non cercava nulla.
La corrente era la stessa.
Identica.
Come certe cose
che non chiedono permesso,
non fanno rumore
e non imparano a spegnersi.