Quel pomeriggio il sole picchiava in maniera assurda tant'è che una persona normale si sarebbe disidratata solo a guardare il paesaggio. Era uno di quei paesaggi deserti da film americano, caratterizzati da una strada lunga e interminabile che attraversa una distesa di sabbia dove rispetto ai film americani, vi era carenza perfino di cactus.
Davide invece era talmente assorto nei suoi pensieri che si stava dimenticando perfino di sudare e di sentire caldo. Ancora più strano, non si era accorto di stare guidando nè dove stesse andando nè che la lancetta della benzina fosse ormai da tempo sulla "E" di "empty" e che probabilmente la spia luminosa che indicava che la macchina era in riserva si sarebbe spenta a momenti.
Bè fu così che Davide si accorse che faceva caldo e il suo cervello decise che era il caso di cominciare a sudare, almeno un pochettino, anche se era impegnatissimo a pensare. Fatto strano è che Davide non era per niente seccato dal fatto di essere sperduto in mezzo al deserto e di essere scappato di casa come un pazzo all'improvviso, anzi ne era quasi orgoglioso. Il fatto di trovarsi per strada senza benzina non lo preoccupava affatto: uscì dalla macchina, si sedette e s'accese una sigaretta senza nemmeno usare l'accendino: bastava che la sigaretta vedesse il paesaggio. Non che accendersi una sigaretta col caldo che faceva fosse una cosa salutare, ma la sigaretta era ormai da diverso tempo uno stimolante per la mente, che ultimamente si trovava in overdose di lavoro: "Un po' come Sherlock Holmes e la cocaina" si ripeteva mentalmente da diversi anni, solo che non aveva letto che poi Sherlock Holmes ha smesso. Stimolato dalla sigaretta, o almeno così credeva, Davide cominciò a fantasticare su chi sarebbe potuto passare a portarlo via. Alla fine si rese conto che per lui poteva passare chiunque, bastava che fosse gente "particolare" e che lo portasse ovunque, magari il più lontano possibile da casa.
Il caso volle che dopo qualche minuto Davide scorse da lontano un furgoncino che gli fece ben sperare. Quando vide che il furgoncino bianco era ormai vicino a lui, sfoggiò la sua migliore posa da autostoppista che ebbe subito effetto sul conducente del furgoncino che cominciò a rallentare e si fermò proprio di fronte a Davide che notò che in macchina vi erano due uomini che assomigliavano molto al suo stereotipo mentale del "messicano alcolizzato" che pochi minuti prima si era immaginato passare a salvarlo da quell'arido deserto. Senza dir niente, il messicano, che molto probabilmente non lo era, scese e aprì la parte posteriore del furgoncino: vi erano altre tre persone in quel furgoncino, due donne e un uomo. Davide salì su, e senza che nessuno parlasse, il messicano riacquistò il proprio posto e nel silenzio più totale il messicano al volante avviò il motore. Davide guardò attentamente gli altri tre suoi compagni di viaggio: non sembravano affatto dei messicani alcolizzati, ma avevano gli stessi segni di stanchezza che aveva lui nel viso, come se anche loro fossero scappate da qualche cosa e di fossero ritrovati anche loro senza benzina nel deserto aspettando i due messicani. "Che caldo che fa" disse Davide, e i suoi compagni di viaggio lo guardarono in modo strano. E fu da quegli strani sguardi che capì che in quel furgoncino, le cose funzionavano in modo diverso, e che era arrivato in mezzo a persone che come lui erano scappate da affermazioni meteorologiche inutili. Cominciò a parlare coi suoi compagni di viaggio e parlò di cose di cui non aveva mai parlato prima e non parlo delle cose di cui parlava sempre. Fu talmente attento a non seguire le regole che inconsciamente si era sempre imposto nel parlare con le altre persone che non chiese alle alle altre persone i loro nomi: in quello strano furgoncino vi erano "il messicano che guidava", il "messicano che non guidava", "il ragazzo", "la ragazza mora" e "la ragazza bionda". Ormai Davide non si rendeva più conto dello scorrere del tempo, ma era ormai tramontato il sole quando i sei ragazzi del furgoncino giunsero in uno strano paesino che a Davide ricordava le immagini di "Puerto Escondido", il film di Salvatores.
Scesi dal furgone i sei si diressero in una specie di capanna molto grande che si trovava sulla spiaggia dove decisero di rimanere per la notte. Cenarono, parlarono e sentirono "il ragazzo" suonare la chitarra. Bè c'è da dire che "il ragazzo" quando suonava sembrava Kurt Cobain: aveva la stessa alternanza di tristezza e rabbia. Il pezzo che più impressionò Davide fu "Where did you sleep last night", un pezzo appunto dei Nirvana. Quando la cantava "il ragazzo", sembrava che fosse stata la Vita in persona a tradirlo, non una ragazza qualunque. Finita l'esecuzione del ragazzo i sei decisero di andare a dormire. Davide prima di addormentarsi cominciò a sentire che aveva ormai perso tutte quelle catene che gli avevano sempre impedito di volare, ma che al tempo stesso gli avevano pure dato quella sicurezza di rimanere coi piedi per terra. Si senti preoccupato per quello che avrebbe fatto il giorno dopo. "Fanculo, il domani!" mormorò a bassa voce, e dopo pochi minuti si addormentò.
La strada testo di dapi