Viaggio nell'io

scritto da Mattia_7
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Mattia_7

Testo: Viaggio nell'io
di Mattia_7

Mattina, forse.
La luce del sole ancora non si vede ma l’orologio dice tutt’altro: sono le 7:00. Occhi chiusi e mente locale: cosa faccio oggi? Magari ora mi vesto e vado a correre, dopo aver bevuto una tazza di caffè. E poi dopo? Sicuramente la doccia, lenta e calda, per far passare più tempo. Poi mi siedo al computer e cerco qualche corso online, non voglio sprecare un’altra giornata a non fare niente. Poi pranzo, leggo, e a pomeriggio vado dalla mia ragazza. Solita vita insomma, niente di eclatante.
Penso così forte che questi pensieri diventano immagini, fino a sembrare che li stessi vivendo in questo momento. Mi sono addormentato di nuovo, cazzo!
Mi sveglio un’ora più tardi, ma il freddo mi fa venire tutt’altra voglia di alzarmi. I miei piani per la giornata sono già saltati, prima ancora che io salti via da queste coperte. Bravo Mattia, continua ogni giorno così!
Dal caldo del mio letto sento il rumore della pioggia che sbatte sulla finestra. Certo, la pioggia! Ecco perché non c’è il sole e perché non ho voglia di iniziare la mia giornata. Colpevole trovato, la pioggia.
Chi voglio prendere in giro? Esiste davvero un colpevole? Beh forse è colpa della mia pigrizia, che mi fa vivere in questo stato di assoluta monotonia, senza alcuna forma di stimoli e motivazione.
Eppure non mi ritengo una persona pigra. Forse mi sono solo rotto un po’ le palle, ecco. E come me, penso che ci siano tanti ragazzi che la mattina discutono con se stessi prima di alzarsi dal letto. Anzi, ne ho la certezza: i miei amici.
Bene, visto che la scaletta di oggi è stata utile come buttare un secchiello d’acqua in una foresta in fiamme, troviamo il colpevole.
Ma di cosa? Del fatto che io e altri giovani invece di vivere spensierati i nostri anni più belli stiamo a farci le seghe mentali sul perché siamo così insoddisfatti e duri con noi stessi.


Cominciamo. Innanzitutto, la scuola.
Essendo il classico “intelligente, ma non si applica” ho sempre viaggiato sulla linea del rasoio. Non perché odiavo la scuola, ma perché non ci ho mai visto nulla di concreto per il mio futuro. Non sopportavo che venissi giudicato solo per le cose imparate a memoria dai libri e non per la mia logica. (La mia logica, forse per questo ero bravo nelle versioni di latino). Odiavo i professori che partivano con le loro idee sui ragazzi e non c’era modo per fargliele cambiare: tu sei bravo, tu lecchi il culo, tu non studi, tu…è meglio se vai a lavorare.
Onestamente non ho mai capito perché una persona che viene pagata per condividere le sue conoscenze con chi vuole imparare, debba venire a sfogare i suoi problemi su adolescenti che hanno un mondo da scoprire. Ragazzi che non hanno idea del loro futuro, a cui vengono tagliate le radici in quel posto dove dovrebbero germogliare.
Ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: ci sono professori, capaci di farti credere in te stesso, che ti fanno venire voglia di andare a scuola un’ora prima. Perché non possono essere tutti cosi?
Forse perché è un anteprima della vita: ci saranno sempre persone che ti faranno sentire tre metri sopra il cielo, e altre tre metri sotto terra. Anche questa è scuola.
Secondo indiziato: il lavoro.
Il solito annuncio recita: cerchiamo ragazzi giovani con esperienza da far crescere nel nostro team. Automaticamente, se non hai esperienza non vieni preso in considerazione; se hai anni di esperienza, sei troppo vecchio; se sei giovane e hai esperienza, allora lavorerai un sacco e non ti pagheremo abbastanza.
Qualunque sia il campo lavorativo, la maggior parte delle aziende assume secondo queste possibilità.
Quanti curriculum inviati, e quanti colloqui fittizi!
Stesso criterio di valutazione della scuola: non si viene giudicati per la tenacia, la voglia di fare e di migliorarsi, il sapersi assumere le responsabilità, ma semplicemente per le esperienze già avute in un'altra azienda, senza sapere per certo se il candidato è veramente capace o no.
Altra lezione dal mondo del lavoro: non conta quello che sai fare, ma quello che c’è scritto sul c.v.
Ho letto che Elon Musk assume per le sue aziende solo persone appassionate di quel settore, che abbiano 5 lauree o che siano dei venditori ambulanti: lo stimo cazzo, lavorerei per lui gratis!
Nel frattempo che mi introspeziono, comincia a farmi male la schiena. In casa non c’è più nessuno, sono usciti tutti per andare a lavoro. Già, beati loro.
Ora che c’è via libera non mi sento osservato per essermi alzato tardi, perciò posso mettere i piedi a terra e togliermi il pigiama. Sono le 9.00.
Non mi alzo in modo normale, ma di botto, come per darmi una scossa. Mi vesto subito, non mi metto comodo con la tuta della nike ma jeans e maglione, scarpe e non pantofole. Rifaccio il letto per primo, un piccolo gesto di grande importanza per me. Da un piccolo gesto, ne seguiranno altri, spero.
Faccio colazione, lavo faccia e denti e poi accendo il computer e inizio a cercare su internet. Non qualcosa in particolare, ma un ispirazione su qualcosa da fare. Oggi è San Patrizio, quindi mi informo su questa festa. Non perché mi piace, per pura curiosità.
Mentre leggo sullo schermo del pc squilla il cellulare: Phil mi sta chiamando.
Lui è uno dei miei amici che come me passa la mattinata a deprimersi per quello che vorrebbe avere ma che non sa da dove iniziare. Strano, se penso che qualche anno fa era uno di quelli che ce l’aveva fatta a cambiare vita. Si era svegliato una mattina, stanco del suo lavoro a nero e dell’Italia che gli impediva di realizzarsi, e aveva deciso di trasferirsi altrove: in Australia, a Sydney.
Scelta difficile, che in molti non capivano, ma che in lui suscitava qualcosa di diverso. Speranza, forse. Fatto sta che nel momento in cui aveva preso questa decisione, era cambiato. Era più sereno, estroverso, ambizioso… oserei dire più pazzo. Perché ci vuole anche un minimo di pazzia per lasciare tutto e andare alla scoperta dell’ignoto, per giunta a migliaia di chilometri da casa! Cambiò anche fisicamente, si curava di più e aveva iniziato a fare sport. Solo qualche corsetta mattutina, niente di serio. La semplice corsa che ti svuota la testa e ti lascia da solo con te stesso. Faceva anche qualche doccia in più.
Lavorava in cucina ed era anche molto portato. Era partito da una pizzeria d’asporto e ora cucinava in uno stellato di Sydney! Ne aveva fatta di strada, ma anche tanta gavetta: le mani piene di tagli e le bruciature della pala rovente uscita dal forno a legna lo dimostrano.
Restò lì per due anni, ma poi torno perché la nostalgia di casa pian piano si era fatta più grande delle sue ambizioni, e forse lui non se ne era più preso tanto cura. Quando tornò in Italia era una persona nuova, con uno spirito positivo e tenace, si godeva ogni istante di sole e il mare, aveva voglia di spaccare il mondo. Chissà quanti prof. australiani hanno creduto in lui!
Qualche settimana dopo era tornato quello di prima, e qualche mese dopo ecco che mi chiama per il nostro caffè giornaliero. In realtà è una scusa per lamentarci a vicenda.
«Pronto?»
«Buongiorno compare, ci sei per un caffettino?»
«Si. Sono già pronto.»
«Ci vediamo al bar.»
Arrivo al bar e mi siedo. Io con qualche minuto di anticipo, come sempre, e lui con qualche minuto di ritardo. Lo vedo arrivare da lontano con la sua camminata goffa, di uno che non sa più cosa sia l’attività fisica. La maglietta gli mette in risalto la pancia da chef che sbuca da dentro il cappotto. Ha ancora il cuscino stampato sulla guancia:
«Ma stavi dormendo in macchina?» chiedo.
«No, mi sono svegliato un po’ tardi.»
«Vabbè, ho già ordinato. Due caffè, senza zucchero, amari come la vita». Solita battutaccia.
Finiti i convenevoli mi accorgo che stamattina non è il solito Phil, c’è qualcosa di diverso in lui. Sorride.
«Beh, che cazzo hai da ridere?»
«Facevo un giro su un sito di annunci di lavoro e… forse ho qualcosa!»
«Wow. Che cosa?»
«Cercano personale di cucina per una nuova catena di ristoranti che aprirà a Dublino.»
«Non ci credo. Prima stavo leggendo la storia di San Patrizio, e ho scoperto che è il patrono di Dublino.»
«Ma dai. Comunque cercano anche camerieri, baristi e manager. A te interessa?»
Si capisce quando Phil è serio: poche chiacchiere e dritto al punto.
«Eh. Bella domanda». Sospiro e mi stringo nelle spalle. In un attimo ripenso al mio “monologo” nel letto e mi chiedo se questa non potesse essere una soluzione.
«Io ci voglio andare, mi sono rotto le palle di stare così.»
«Non lo so, e se poi vado lì e non mi prendono? Non so parlare bene in inglese, e poi anche la cucina sarà totalmente diversa dalla nostra!»
«Dobbiamo provarci! Se non ci prendono torniamo indietro, ma almeno ci abbiamo provato.»
Sono ancora indeciso, e finisco quasi per abbracciarmi in cerca di conforto. Phil invece, è convinto. Ad un tratto sembra che sia tornato quello di qualche mese fa e cerca di spronarmi in tutti i modi. Mentre parliamo ha una luce negli occhi che mi invita a seguirlo, cambia la sua postura sulla sedia ed è quasi pronto a scattare. Vorrebbe partire in questo momento.
Io no, sono ancora troppo indeciso. Lasciare la mia famiglia e la mia casa e partire all’avventura, non so se fa per me.
«Dieci giorni» mi dice.
«Per cosa?»
«Andiamo per dieci giorni, se ci prendono restiamo. Altrimenti ci siamo fatti una vacanza.»
La proposta, vista così, diventa meno spaventosa. Forse abbiamo trovato il giusto compromesso. Mi carico anche io di energia positiva e penso che bisogna buttarsi prima o poi. Dal letto o su un aereo. L’importante è non pensarci troppo.
«Facciamo i biglietti allora.»
Torno a casa, sono ancora da solo e ho tempo per pensare. Questa mattina non è andata proprio sprecata, mi dico. Non è iniziata nel migliore dei modi, ma è stata più produttiva del previsto. Ho trovato la soluzione ai miei problemi: partire e cercare in un altro paese quello che il mio non può offrirmi. Uscire da questa “comfort zone” tutt’altro che gradevole e rimettermi in gioco. Ritrovare quella speranza e quella luce negli occhi che ormai non sento più mia.
Si è fatta ora di pranzo ma non ho fame. Tutt’altro, mi sento felice e ho solo voglia di andare a correre.
Viaggio nell'io testo di Mattia_7
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