Bidet

scritto da Giullare della morte
Scritto Ieri • Pubblicato 5 ore fa • Revisionato 5 ore fa
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Testo: Bidet
di Giullare della morte



Granitica e infrangibile.
Nel guardarla, con cipiglio da antropologo, sembrava una futuristica proiezione darwiniana di uno scoglio. Si avviò verso il mare con fare leggiadro e sensuale. E non so perché, il mare, nel vederla andargli incontro per immergervisi, iniziò a ritrarsi, emettendo un liquido e salino piagnucolio, se non un lamento. Cosa voleva far intendere il mare?
La donna camminava sulla riva come un pinguinone che ha le chiappe serrate, lì per defecare, trattiene, sperando che ce la faccia a tenere botta. All'improvviso si tuffò a mo' di inarticolato e guizzante cetaceo e - Ploooffff - affondò nel mare. Il corpo totalmente immerso nell'acqua, solo la riccioluta e folta capoccia a cucuzzare dalla superficie; sul viso, un'espressione molto grugnante. Il suo viso era percorso da grugniti di sforzo, totalmente congestionato, ma dopo qualche secondo si rassereno' e un sorrisino soddisfatto e rilassato fece capolino dalle labbra. Cosa era successo? Si scialacquò nell'acqua, mentre una mano era intenta a rasparsi i bassifondi.
Fatto il tutto, con accento placido e nobiliare, dà un urlo al marito, assorto in un profondo e ristoratore sonno: "Gennariiii, weeeeeee. Me sto facenne 'o bidet". Emettendo, alla fine della pulitrice e rasposa frase, un elefantesco risolino. Il marito annuì con compiacente soddisfazione: perché la pulizia intima viene prima di tutto in una coppia...
Gennarino smosse il grosso capo da mastino napoletano su e giù, azzannando, vorace e violento, un pezzaccio di lasagna. Azzannò e triturò a piene fauci con il sugo schizzare in ogni dove. Chiazze di sugo impaludate sull'attillata e sbrillentata canotta (mi sembra che il colore iniziale fosse il bianco). Sulla canotta svettava, e in grassetto, una frase che sa tanto di speranza verso il futuro: "IO MORE SPARATE", buttando giù litri e litri di Coca Cola e birra che lo fecero ruttare a più non posso.
Dopodiché accese il mega stereo, inondando la spiaggia di canzoni di Mario Merola e compagnia, e a tutto volume. L'aria sinistramente si riempì di una tarantella composta di pirotecnici rutti e petardosi peti: pareva di stare a sentire una gara di ecofuochi d'artificio con tanto di sottofondo musicale. Dopo l'ultimo assalto alla lasagna, leccò suinamente il fondo della pentola, poi s'affossò sullo smollettato e sudicio lettino come fa un enorme ippopotamo colpito a sorpresa da un cacciatore: completamente sedato. La sua bocca iniziò una russante e lunga sinfonia. Pareva, quel russare, un suono emesso da un cavernicolo post-punk che sognava di diventare Pavarotti. Quel cavernicolo russare fece vibrare gli sguardi e orecchi di signore altezzose e silenziose che, ahimè, gli erano accanto. Dormiva e russava, russava e petava, sotto lo sguardo affettuoso e protettore della sua donna, stesa sull'asciugamano come un'orca assassina che ha appena addentato la povera e grossa vittima e la sta digerendo e scomponendo...
...Sorridendo soddisfatta e felice, quando alla dolce metà gli scappò una scoreggina che emula uno scarico del cesso, urlandogli a gozzo aperto: "...Bravo Ciruzzo... Scureggia che è tutta saluteeee, faaa faaaaaaaaaa", buttando fuori dalla bocca una grassa e echeggiante risata.
...Prima di tutte quelle sequela di immagini romantiche, la coppia aveva gettato sulla spiaggia non so quanti pezzi di plastica e carta...
Tutt'un tratto, dopo l'ennesimo rutto sovrapposto alla scoreggia e sottofondo musicale, la gente che gli era vicina, pensando di passare una calma e silente domenica, iniziò a sfollare. La pazienza era affondata in mare e non voleva saperne di risalire. Alcuni andarono via con tanto di imprecazioni a ogni passo. Altri andarono a mettersi a centinaia e centinaia di metri lontano dalla giostra di rutti e scoregge, con qualcuno a sconfinare con la spiaggia di Fondi, se non di Sperlonga. La spiaggia è tutta per loro e la monnezza a fare da poetico contorno.
Potrebbero essere i due innamorati protagonisti del seguito del film "Laguna Blu" e restringere la laguna a una tazza di porcellana e riempirla di mare. Il seguito si potrebbe titolare: "Bidet blu". Loro due, e solo loro due, su tre ettari e passa di spiaggia. Un Eden a portata di rutto.
...Dopo due ore l'uomo si svegliò. Subito e meccanicamente la mano entrò nei calzoncini da mare, ramazzando e tirando con foga i genitali, evidentemente rattrappiti nell'involucro di pelle, forse causato dal peso abnorme della panza. Un boxer da mare tre misure più piccole, così da far svettare la cupoloide panza di maschio in salute. Nel davanti del boxer, la scritta: "...IMPERATORE...". Dopo un po', la ramazzatrice fase, la mano esce dal davanti dei boxer e si tuffa nel retro dei calzoncini, con scrittoci: "...CHEST'A E' LA BOCCA DELLA VERITÀ". Grattando e sfruculiando con vigoria il deretano, incurante dei bagnanti a passeggiare sulla riva.
L'altra mano, quella non addetta alle ramazzatrici pulizie, teneva stretto un paninaccio con dentro una bistecca di dinosauro e pezzoni di patata, il tutto bagnato con due litri di pummarola, buttando la chilometrica carta stagnola che avvolgeva il giurassico panino sulla sabbia. Finito, getta fuori dalla bocca un orangesco urlo: "ASSUNTI'... ASSUNTI'... A RO' CAZZ STAIIIIIIII?...".
Assuntina si era allontanata di una cinquantina di metri a sbirciare fra i panni in vendita di un povero e sopraffatto indiano, che, non capendo quel che dicesse la donna, chiamò un amico che lavora a Mondragone, dicendogli se riuscisse a tradurre le frasi che abbaiava la donna...
"ASSUNTI'... ASSUNTI'... A RO' CAZZ STAIIII... O' CAFFEEE... VOGLIE 'O CAFFEEE....".
Assuntina ritornò da Ciruzzo, urlandogli: "...CIRO... CIRO... M'AGGIA ACCATTATA NA' VESTAGLIA TUTTA SEXY... ATTILLATA COMME T'A PIACIA A TE....".
Ciro la guardò con cipiglio professionale di ex venditore di sigarette clandestine: "ASSUNTI', MA 'RO' CAZZ VA CO STA VESTE.... PE' TOGLIETELA D'ANCOPPE TENIMME A CHIAMA' 'O PALUMBARE... ASSUMIGLI A NU SCAFANDRO EXTRA EXTRA EXTRA LARGE...".
Assuntina per qualche secondo si attristì, ma subito risorrise a piene e scrofolose labbra. Ciro era il suo unico e vero amore... L'unico coraggioso che l'ha sposata... Per questo generoso atto di amore, a Scampia lo chiamano "'O Cecato annammurato". Facendo il verso del: "Surdate annammurate".

Intanto la domenica stava finendo. Metà sole era sotto al mare. L'altra metà galleggiava come una paperella. Il mare, vedendo che la coppia stava andando via, reinvase la riva, riprendendo i suoi naturali e giusti spazi. I due innamorati raccattarono tutto: pentolame, barbecue e mega bauletto frigo buono per riporre cibo e bevande per un'intera brigata di paracadutisti. Raccattarono tutto: anche ombrelloni, sdraio, asciugamani, salvagenti, canottiere, ciabatte, magliette, passeggini, borse, creme, palette, secchielli e non di loro proprietà, ma di chi gli era vicino. Raccattarono tutto e di più per più di tre chilometri da loro, tranne la monnezza. Un venti chili di monnezza varia, incamminandosi lemme lemme verso il viottolo che porta alla macchina senza assicurazione. Ma fermarsi prima di imboccarlo.

Diedero un ultimo e malinconico sguardo alla spiaggia, rimanendo per qualche secondo, e finalmente, in silenzio.
Poi, Ciro, si accomiatò dalla spiaggia di Terracina sussurrando: "...'O MARE È BELLO E PULITO'... PECCATO PER LA SPIAGGIA ZUZZA. LA GENTE SA SOLO CHE SPURCA E NON PULISCE... FANNO SCHIFO, 'O CAZZ...".

...Scompaiono.
Bidet testo di Giullare della morte
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