In quel contrasto tra cementi e tufo si cela l'assurdità del tempo. Una successione che svilisce le idee, concezioni che si impregnano di antichità quando nessuno è più in grado di impersonare quelle materie che divengono forma nel pensiero.
Un'assenza che suscita incognito che in te si antepone nella tua misura. Un conosciuto che non sai riconoscere sfumato nei tratti che lo sguardo avventura.
Ma questa è una proprietà di un filo ormai stralciato sebbene il ragno continui a tessere e l'osservazione ti riporti al significato.
Secerna leggero di riflessi di tela che brilla d'intenso al ritiro di una nube e al cadere di una mela nel denso condensare di voci alle mie spalle che mi spingono al riparo nel silenzio di mostri muti.
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