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Mi dici
del tuo vestito
di parole trapuntate
e sembri bella
con i tuoi capelli
di dolore da pettinare.
Mi dici
del tuo grembo
come un porto
senza mare
evaporato nella noia.
Di cosa vai fiera?
Della sottana di tedio
che ti prese e non ostenti!?
Non ti dirò carezze
su quella seta nera
di merletti arrugginiti
nel tedio;
io chiamo per nome
chi amo;
non invoco carezze
alla mano
se mi celi il corpo
del tuo sentire.
Ora lasciami ascoltare
la pelle del tuo grido
e non aver vergogna
se hai sperperato
gli orizzonti
per uno stagno di stelle.
Hai ancora tempo
per nascere,
oltre il grembo
del tuo orrore.