Maestrale....

scritto da Giullare della morte
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Testo: Maestrale....
di Giullare della morte


Da stanotte — a causa del battente livore del vento che ne sfregia l'acqueo budello — il mare emana un urlo lancinante. Si alza una paranoica litania funerea. Pare che Mozart sia stato seppellito nel fondo marino e che diriga un esemplare Requiem usando le vibrazioni delle onde. L'ululato marino è molto coinvolgente e surrealistico, con il piratesco vento proveniente dalle lande occidentali che non gli dà tregua. Si stagliano in mare aperto onde dalla cresta spumosa che hanno in sé un nevrotico divenire e spruzzano rabbia e maledizioni; a occhio nudo, risultano viscerali e udibili.
Nell'ammorbarsi sulla riva, zigzagano folli come se anch'esse fossero tormentate, lasciando sulla spiaggia una bava bianca, come se il mare si fosse liberato di un nodo che gli intorcinava lo stomaco. Ma quel livore non finisce in quell'ammaraggio, non si dissolve; perché il nucleo marino, forte della sua potenza, pare tiri indietro quel tappeto composto di miliardi di gocce, dando vita alla frenetica e imbonitrice risacca, che si porta via ogni cosa si trovi sulla martoriata rena e — cosa importante — la memoria di umani liquefatti in umide orme...
Graffi acquei segnano la superficie sabbiosa: ti accorgi che si è portata appresso un bel lembo di spiaggia, la staccia, la dissangua. È un boia che usa le onde come mannaie. Al largo si odono violenti spasmi, come se le sirene chiedessero aiuto per non morire nella memoria di un desiderio d'amore. Un turbinio continuo rende il manto marino nervoso. Al largo, si notano spessi e lunghi cordoni di spuma come di sangue marino... Il sibilo è luciferino ed ipnotico. A volte fa accapponare la pelle del braccio che, in meno di un secondo, è ricoperto da onde di brividi.
Maestraleggia... gli otto venti oggi hanno un'unica direzione: quella barbarica. Vari colori si danno il cambio su quel semianello. È un immenso acquerello in piena ebollizione che gorgoglia colori. La sfumatura che di più cattura gli occhi è quella blu elettrico, che elettrizza le amperiche retine mandando in cortocircuito le visioni che vanno in estatica embolia; esso passa ogni tanto su un tratto di mare in color verde caraibico, quando una picconata data dal sole riesce a farsi largo sulla coltre nuvolosa.
Le poche bandiere impilate sulle cime dei chioschi garriscono violente, pronte allo strappo. I chioschi sono delle paranze multicolori nel pieno abbandono di quell'assalto marino, che ha in sé una forza velenosa e tarantolata. E tutto questo nefasto spettacolo avviene sotto una cappa penombrale che offusca la luce e le menti; il cielo è pieno di nuvole che gli scrostano la vernice turchese. Il mare ancora ruggisce; forse domani si acquieterà. Oggi ha solo voglia che il forte e gelido vento lo violenti, e che qualcuno si dispiaccia che quel turbinante lungometraggio marino debba avere la sua conclusione in una bonaccia di noiose immagini.
Maestrale.... testo di Giullare della morte
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