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È randagismo
quella vena sul collo
su cui passerei la lingua a consumarla,
lo è fino alle inespressive sopracciglia
in cui muoiono soffocate le emozioni;
o i tuoi occhi che mi esplodono addosso
pur di macchiarmi di vita
restituire colore a quest’io nichilista e disilluso
che rianimi a vista.
Mentre riversi del vino da una brocca
in questa triste estate
la tua pelle è carta
facile a macchiarsi
se il veleno è oro
giallo sporcizia.
Confusa tra le spighe di grano nei pressi di una cascata
ho lo sguardo fisso sulle tue gote,
così da non poterti perdere nella natura delle cose;
dipinta di così tanti dettagli,
caleidoscopica e mimetica,
non v’è Dio che conosca cotanta bellezza
da concederti uno scranno vuoto ai confini dell’abisso.
Gentile apostata e dichiarata strega
lascia che sia fuoco per la pira
lascia l’infante prodigio sul proscenio della vita:
il vero re rende i nemici ricchezza
ma le richieste perverse a cui sottende
lo fanno giullare a corte e amante della regina.
Apri le fauci della belva,
per indocilirla serve solo una corona,
nostro figlio sarà ironicamente sovrano
dell’umanità esausta e agghindata dalle sue crepe
dove nulla posso:
Il mondo è illuso dalla pioggia,
bambole di creta
naufragano nelle intemperie.
Noi eretici siamo schifezze,
iatture,
cuori in salasso;
randagi,
randagi, randagi.