Forse quando si pensa ad una persona che ha passato tutta la vita in mezzo ai fiori,
si può immaginare qualcuno amante della natura e delle bellezze naturali.
Mio padre ha fatto sempre e solo questo lavoro, il fioraio. Da piccolo lavorava da uno zio il quale gestiva un negozio nel centro di Salerno. Una volta adulto si era messo in proprio. Ha avuto un negozio di fiori per cinquanta anni. Oggi questo lavoro ha avuto una trasformazione. Nei negozi di fiori si vendono oggetti artistici e ceramiche. Chi si introduce nel settore frequenta corsi particolari. Più che un mestiere è diventato un’arte. Una volta non era così. C’erano i periodi festivi, gli onomastici, i matrimoni, ma la cosa che più ti permetteva di tirare avanti erano le occasioni in cui moriva qualcuno. Al fioraio erano così commissionati cuscini, corone, crocette di fiori. Oggi in tanti funerali viene richiesto dalla famiglia la dispensa dai fiori. Insomma non fiori ma opere di bene! Era impensabile che ad un funerale nei tempi passati non ci fosse una marea di fiori. Era qualcosa di squalificante! Significava mancanza di rispetto per la salma e per tutta la sua famiglia. Non c’era parente che non s’indebitasse, se necessario, per ordinare gli indispensabili fiori. Questo se era vitale per la sopravvivenza dei fiorai in generale, per mio padre, fioraio mediocre, lo era in particolare. Poteva succedere che qualcuno di sua conoscenza morisse, ma i fiori erano commissionati ad un altro fioraio. Allora egli riversava sul fioraio e sulla famiglia infedele, dal suo punto di vista, improperi e bestemmie: “Questo fetente lavora sempre!” “Quello non muore mai!” Quando ancora studente scendevo in macchina con mio padre per andare a scuola, era evidente che per mio padre non era tanto importante se era bel tempo o no. Se c’era traffico, chi si incontrava per strada. La sua attenzione era rivolta ad eventuali nuovi manifesti funebri che lui si fermava a leggere e a commentare.
A casa mia l’argomento di conversazione principale era: “Non muore nessuno!” Oppure: “E’ morta tale persona ma i fiori li ha fatti quel fetente di…”
Però che ci poteva fare? Non poteva certo costringere la gente a venire da lui a ordinare i fiori quando moriva qualcuno. Quel suo zio da cui lui aveva imparato il mestiere di fioraio, aveva però ideato un metodo per lavorare di più. Nell’Ospedale Riuniti di Salerno, che a quel tempo si trovava vicino al nostro negozio, di tanto in tanto moriva qualche ricoverato. Quando accadeva questo la salma veniva posta nella camera ardente dello stesso ospedale da cui sarebbe poi partito il funerale.
Lo zio di mio padre aveva incaricato un suo figlio di stare sempre intorno alla camera ardente dell’ospedale. Quando ci scappava il morto, questo ragazzo avvicinava qualche parente del morto chiedendo, (è incredibile ma è vero), se avessero bisogno di ordinare i fiori per il funerale. Si può solo immaginare come la cosa mandasse in escandescenze mio padre. Chi avvicinava i parenti dei morti era quel suo cugino che lui aveva soprannominato: “O schiattamuort!” Col passare del tempo questi cugini di mio padre hanno sfondato nel ramo riuscendo ad aprire molte agenzie funebri. Questo suo cugino in particolare è diventato importante a Salerno, addirittura: “Cavaliere del lavoro!”
Il suo motto preferito è: “Dio li fa e lui se li piglia!” Mio padre diceva che quando questo suo cugino si arrabbiava con qualcuno lo minacciava di andargli a prendere prima o poi le misure, naturalmente per la bara! Diceva ancora mio padre che quando qualcuno dopo il funerale si recava da lui per pagargli il conto lui usava l’espressione: “Si accomodi alla cassa!” Col passare degli anni, penso per sopravvivere, anche mio padre ha cercato di entrare nel businnes delle agenzie funebri. L’accordo era che se qualcuno chiamava mio padre per i fiori e non aveva ancora scelto l’agenzia funebre, mio padre cercava d’indirizzarlo alla sua agenzia di riferimento. Se invece qualche famiglia entrava nell’agenzia con cui collaborava mio padre per commissionare il funerale, ma non aveva ancora ordinato i fiori, l’agenzia passava le ordinazioni dei fiori a mio padre. In realtà questo sviluppo di lavoro di mio padre ha avuto risvolti positivi per la nostra famiglia. Abbiamo così avuto meno problemi economici. Dicono che in Italia alla fine degli anni 60’ c’è stato il cosiddetto boom economico. Noi come famiglia non ce ne siamo proprio accorti! Ma con questo metodo di lavoro mio padre è riuscito a portare almeno avanti dignitosamente una famiglia numerosa. Quello che è cambiato è stato l’argomento di conversazione principale nella nostra famiglia. Adesso l’argomento non era più: “E’ morta tale persona, chi ha fatto i fiori?” L’argomento di conversazione si allargò dai fiori al funerale completo e si trasformò in: “Chi ha preso il morto?”
LE MIE STORIE 11 testo di tommy55