Il suo istinto lo bloccò prima di rientrare nella caverna. Anzi fu più che un istinto: un fruscìo di pensiero oscuro, quasi come un brivido, che lo allertò d’improvviso quando era a pochi metri dalla sua spelonca.”Un messaggio di Seth” pensò subito il principe degli assassini, consapevole delle tante volte che era riuscito ad evitare il pericolo grazie al suo protettore, quel dio degli inferi sempre assetato di sangue.
Quella notte il buio era totale ed assoluto. Nemmeno una stella nel cielo e la dea luna era lontana, a giacere con il suo sposo. Il sicario sapeva che non sarebbe tornata prima di una settimana. Sicchè si salvò solo grazie ai suoi sensi sviluppatissimi che, rispetto agli altri umani, gli consentivano di vedere nel buio, ombra senza ombra nell’oscurità.
Si accoccolò fra i cespugli di artemisia e si concentrò al massimo, estendendo i sensi dell’udito e dell’olfatto più che potè e così riuscì a cogliere un vago sentore di lavanda, un leggero ed etereo profumo che sembrava provenire proprio dalla sua caverna. Imprecò in silenzio contro se stesso per non averlo avvertito prima perché la stanchezza che si portava addosso non giustificava quella disattenzione.
Aveva viaggiato per dieci giorni consecutivi, cinque per mare e cinque per terra, per predisporre con accortezza tutte le trappole necessarie a condurre la vittima alla presenza di Seth e porla sull’ara dello scuoiamento per tagliuzzarla a dovere ed ora che aveva terminato la prima parte del suo lavoro si recava al giusto riposo, prima di procedere al completamento della missione.
Tutto era pronto: da un mercante siriano aveva acquistato un robusto pettine di osso di narvalo per spulciare la capigliatura arricciata e grigiastra della vecchietta prima di staccarla, insieme al cuoio capelluto, e appenderla come trofeo. In più, si era preoccupato anche di acquistare abbastanza colla di pesce misturata con amido di rocca. L’unguento gli serviva perché, sicuramente, la pelle della strega sarebbe stata raggrinzita, quasi cartapecora e lui, prima di cominciare il sacrificio, doveva prepararla per bene in onore di Seth, che non gradiva le streghe di mezz’età, ruvide e trasandate. Una spesa imprevista che lo aveva fatto imprecare più d’una volta. Motivo per il quale aveva deciso che prima di scuoiarla e prenderle il cuore, l’avrebbe torturata. Aveva giusto da parte una bella piuma di struzzo e dopo averla legata sull’altare, un paio d’ore di solletico sotto le piante dei piedi non glie le levava nessuno, a quella ex maliarda tappa ed ingobbita…
Intanto ora doveva uscire dall’impaccio. Si rialzò e senza fare alcun rumore camminò all’indietro, badando di ricalcare le proprie orme. Quando ritenne di essere abbastanza lontano, si voltò e scese verso valle dirigendosi al rifugio dei lupi dove pensò di fare tappa.
Camminò per ore e quando stava già innervosendosi per il primo principio d’alba che si preparava a schiarire l’aria, finalmente raggiunse l’imbocco della tana nel folto del bosco, là dove la macchia di sclerofille si estendeva a proteggerla. Ci si infilò dentro camminando carponi fino a quando non raggiunse l’antro dei lupi. Lì si alzò in piedi, badando a non urtare col capo il soffitto di roccia e , nella oscurità del rifugio, intravide una massa informe sul pavimento, avvolta in una coperta. Ma chi vi dormiva non poteva essere uno dei lupi, che erano ancora fuori a caccia . Nonostante la sua vista notturna non riuscì a distinguere chi fosse per cui decise di usare acciarino ed esca, approfittando dell’assenza dei suoi amici a quattro zampe che non gradivano nessun tipo di fuoco.
“ Per seth! Che ci fa tu qui?” esclamò ad alta voce riconoscendo alla fiamma dell’esca il volto e la folta chioma rossovivo di Tracotanza, la strega sua aiutante. “Dovresti essere a casa della vittima e non qui a poltrire!”
Al suo grido la figlia degli elfi nerì aprì gli occhi e lo fissò per un attimo. Ma non si scompose. Si stiracchiò lentamente allungando le braccia di fianco alla sua chioma e poi si mise in posizione seduta, sbadigliando a bocca aperta.
Tracotanza era di una bellezza sconvolgente: due occhi verdi profondi come il mare d’estate, un volto del colore roseo di un delicato tramonto e denti bianchissimi, come le lunghe sue braccia ed il corpo sottile e flessuoso dal quale proveniva quell’aria sensuale a cui solo pochissimi sapevano resistere. E tra questi il sacerdote di Seth, come lei ben sapeva.
“ Ma dàiii! Che me ce urli!!! – rispose alla fine dello sbadiglio - Piuttosto c’è l’hai un litrozzo de’ nesquichhe? Ciò ‘na sete, ciò…”
“ Ma che nesquick d’egitto! Lo sai che qualcuno è stato nella mia grotta? Per fortuna me ne sono accorto in tempo; ma qualcuno c’è stato! Ed è la prima volta che il mio rifugio viene scoperto…è un fatto gravissimo!”
“Ma che me dici mai…e chi è ‘sto burino che l’ha scoperto? Nun l’hai visto ‘nfaccia?”
“ Non, no…mi sono accorto per tempo dell’invasione dalla assenza completa dei miei odori…”
“ Vorrai dì ‘puzza’, padrone mio…pecchè nun’è che tu hai mai profumato assai, pe’ la verità…”
“ Sia quel che sia, insomma credo che la vittima mi abbia scoperto e abbia messo qualche trappola nella mia caverna per cui sono fuggito …E poi ti trovo qui a dormire mentre avresti dovuto dedicarti a drogarla, a insuperbirla e farla cadere in trappola!”
“ Ahò! E secondo te che ho fatto fino a mò? Ho smacchiato er leopardo? E ce lo sapevo che t’ha prendevi co’ me, mannaggia la puzzettina! Devi sapè, padrone mio, che mentre tu te ne annavi per il monno fora, io ciò messo l’aglio, il fravaglio e le frattaje ar punto giusto, a quella! Mò la megera se stà a crede tutte le fregnacce che le ho seminato ‘ntorno: che li sacerdoti de Sette so’ ‘na miriade e non solo tu che se l’unico ed er mejo; che la pulizia e l’igiene sò ‘na cosa bbona e che tu te stai a scherzà co’ li pupazzetti…’Nzomma le ho fatto abbassà tutte le difese, le ho fatto...”
“ Sei sicura? Non è che nel frattempo quella ha imparato qualche nuova magìa?”
“Ma quanno mai!!! Le so’ stata addosso per più de ‘na setimana e me sò fatto pure un paio d’ova ar tegamino… a metterle ne la capoccia che mò è bella, ‘struita, tutta muscoli e che te po’ magnà in un boccone! Statte tranquillo, padrone mio, oramai è tanto credulona che te la fai con un tajetto solo…statte tranquillo! E mò, visto che il nesquicche nun cel’hai, nunn’è che te trovi per caso nò bombolone a la crema cor cappucino?‘
Tracotanza, l'assistente del sicario testo di senza ombra