QUANDO SOLE PICCHIA IL NEURONE SI FRANTUMA

scritto da senza ombra
Scritto 14 anni fa • Pubblicato 14 anni fa • Revisionato 12 anni fa
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QUANDO IL SOLE PICCHIA L'UNICO NEURONE SI FRANTUMA
- Nota dell'autore senza ombra

Testo: QUANDO SOLE PICCHIA IL NEURONE SI FRANTUMA
di senza ombra

Certi nascono bene e vivono “storti”. E non perché la vita sia stata particolarmente cattiva con loro, no. Ma perché nel naturale sviluppo cerebrale, ad un certo punto della corsa, perdono qualcosa per strada e diventano stupidi. Qualche giorno fa, in un battibecco di commenti con un autore di Ali, ebbi a citare un famoso psicologo dell’università di Yale, Robert J. Sternberg, il quale ebbe così a definire i concetti di intelligenza, furbizia e dabbenaggine.
L’intelligenza, dice Sternberg, secondo i canoni generali, è tale se le sue potenzialità cognitive si completano con l’equilibrio e la saggezza nelle valutazioni, con la sapienza inscritta nei valori sociali e nelle norme etiche. Quando l’intelligenza possiede questa armoniosità diviene l’ornamento della persona, il fastigio di tutte le virtù dell’uomo. Di quell’uomo per il quale difficilmente accade di doversi chiedere: Why so smart and so stupid?
La furbizia, invece, si appartiene a colui che sa dissimulare astuzia e scaltrezza secondo le circostanze e gli scopi che si prefigge ed è esattamente l’opposto della persona “pateticamente” dabbene. Di questa molti possono prendersi gioco; non altrettanto si può dire di una furba. Purtroppo, molte leggi della natura sono crudeli: di solito, da una parte sta il formaggio, dall’altra i topi.
Infine la dabbenaggine, si chiede il nostro autore, che cos’è? Scarsa intelligenza, ottusità, limitata capacità di giudizio, ignoranza, balordaggine, stoltezza, trasgressività, disonestà? Aggiunto poi che la dabbenaggine si accompagna sempre alla stupidità, il nostro autore conclude con il dire che anche l’ignoranza – oltre alla dabbenaggine – può essere una componente della stupidità.
Nel mondo attuale l’ignoranza, colpevole o no, sta principalmente nell’essere esclusi dal circuito della cultura e dell’informazione, dall’accesso alle nuove tecnologie della relazione, il trovarsi all’oscuro di una situazione, il non conoscere a sufficienza le persone o gli ambienti in cui ci si imbatte. In queste condizioni, vi è il rischio di commettere errori, di mostrare improntitudine.
In breve: di far la figura degli stupidi.
Per integrare questo studio si dovrebbe poi leggere quel capolavoro scritto da Giancarlo Livraghi ( Il potere della stupidità ) per riuscire a chiudere il cerchio tracciando il profilo definitivo dello stupido. Cosa ne uscirebbe? Vediamo.
Si è accertato che, in genere, lo stupido è anche bipolare, tende cioè a sminuire le sciocchezze che dice o fa come appartenessero ad un’altra persona, e sbraita invece contro gli altri alzando la voce anche quando sciocchezze, le loro, non sono ( ma lui le reputa tali perché non comprende ).
E’ vile perché tende a provocare la pantera, le tigri o qualsiasi animale feroce solo se tra lui e la belva ci sono robuste griglie di protezione: in mancanza, evita di andare allo zoo o sta in perfetto silenzio. Al massimo se la fa coi topi.
Rimprovera qualsiasi comportamento reattivo ( non so: uno schiaffo in cambio di una pietra ) ritenendosi sempre innocente e piagnucola di fratelli più grandi che lo vendicheranno; ma, cosa più interessante, la maggioranza degli stupidi è logorroica e volgare.
Il “parlar sempre” serve, evidentemente a non far parlare gli altri; mentre la volgarità ( da non confondersi con le espressioni erotiche o il sessismo ) serve a due obiettivi: uno a farsi considerare “duro e maledetto” così da attrarre gli snob che, per essere moderni, trovano che il volgare sia schic; due perché parlare di masturbazioni, sesso orale, testicoli ballonzolanti e sbavamenti vari, di sopra e di sotto, è più che semplice e serve a nascondere bene l’ignoranza e l’assenza di cultura capaci, viceversa, di dar luogo a scritti, canzoni o pensieri emozionanti.
A tutto ciò si aggiunga che lo stupido da il meglio di se stesso quando ha fatto anche una bella scuola di partito, dove si impara ad accusare gli avversari di ogni calamità, dalle tasse ai terremoti, mentre si fa man bassa di ciò che si può e si commettono le peggiori nefandezze in nome della pretesa unilaterale verginità innata: rubo ma non per me, per il partito.
Per essere stupidi, quindi, non occorre cultura, né intelligenza ma solo un po’ di scaltrezza e tanta tanta faccia di culo: chè negare l’evidenza, essere violenti verbalmente, fare di volgarità virtù sono elementi più che sufficienti.
E siccome gli stupidi sono in maggioranza ed hanno frantumato ogni ideale, ogni regola morale ed etica di questo nostro paese, siamo costretti a sopportarli.

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