Il leone dai calzini neri

scritto da Hank 81
Scritto 11 anni fa • Pubblicato 11 anni fa • Revisionato 11 anni fa
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Autore del testo Hank 81

Testo: Il leone dai calzini neri
di Hank 81

Ogni bambino ha il suo leone e anche A. ne aveva voluto da sempre uno. Lo immaginava bello e aggressivo
come un forte
di una sinfonia di Mahler, fiero come la terza sinfonia di Beethoven che adesso passava su uno dei tanti network nazionali dedicati alla musica classica e al teatro di prosa.
Aveva avuto tanti animali durante l'infanzia ma un leone mai o non lo ricordava. A parte gli innumerevoli orsi,lucertole, pesci, draghi, dinosauri, e altri peluche A. aveva accudito anche tre o quattro cagnolini e un piccolo uccellino in gabbia che allietava le giornate dei primi giorni di scuola.

A. adesso sedeva in mezzo ad una platea sotto una cupola naturale fatta dall' intreccio di quattro ficus secolari. Ne avevano viste di estati pensava A., ne avevano viste di piogge, di giornate afose, di gelate mattutine e di notte solitarie.
In quel teatro all' aperto mentre un quartetto d'archi inondava l'aria vide una farfalla avanti a lui e per un puro collegamento neurale si ritrovò a ripensare a quel leone che non aveva mai avuto.
Chiuse gli occhi e si lasciò trasportare dal tappeto volante di quinte e cadenze perfette e lo rivide come lo aveva visto per tanto tempo quando accucciato fra le coperte del suo lettino sprofondava nel sonno di una notte piena di sogni.
Il leone era elegante e si ergeva davanti a lui con la sua presenza e il suo carisma. Aveva una criniera folta di un colore rossiccio che gli scendeva fin su le scapole, occhi marroni, profondi come la terra e vivi come il battito del suo cuore. Le labbra di un rosa lieve erano elemento di ferocia e lussuria contemporaneamente.
A. ne era attratto e ardeva dal desiderio di accarezzarlo, di passare la sua mano fra quei capelli che sembravano un tramonto sul mare, di fondere il blu dei suoi occhi con la profondità dello sguardo dell' animale.
Era un bel leone, un leone di montagna.Viveva sulle alture dell' isola e gli piaceva giacere al sole vestito solo della sua criniera e di un paio di calzini neri.
Si, lo immaginava così steso al sole fra i monti con quei calzini che lo rendevano buffo ma anche così vero. Era inebriato dalla vista di quel maestoso leone che si godeva il sole estivo e si rese conto del perché gli antichi principi possedevano delle fiere feroci alcune delle quali erano alla stregua dei più moderni cani da compagnia. Ripensò a Cleopatra col suo bel felino sempre accanto.

La sera scendeva veloce,le stelle iniziavano a far capolino dal monte spingendo il sole oltre il mare verso le terre d'occidente e A. si rese conto di quanto avesse voluto passare una notte almeno in compagnia di quel leone dai calzini neri.
Abbracciarlo,baciarlo come fosse una donna, giacere accanto a lui e farsi riscaldare dal suo calore,dal suo odore così esotico come contenesse tutti gli aromi dell' antica Babilonia.
Forse voleva essere anche lui un leone per congiungersi carnalmente con l'animale dai calzini neri sotto la vista di Venere nascente in un'alba di un giorno qualunque,di un posto qualunque, in un'epoca qualunque.

La fiera agitò la criniera si voltò verso A. con quel sorriso beffardo da demone ingannatore. Si alzò, passo dopo passo, su quei calzini, diminuì la distanza fra loro due.
A. era immobile come paralizzato,ma ancora conservava le sue sembianze umane. Non era un leone.
I muscoli dell' animale erano flessuosi come i fianchi di una donna mentre quelli di A. carichi di adrenalina erano tesi oltre lo spasimo.
Adesso il leone era a pochi centimetri, A. cadde in ginocchio e si trovò prigioniero di quello sguardo antico come il mondo che conteneva tutto il creato.
Le fauci della belva selvaggia si schiusero e si avvicinarono alle labbra di A. sfiorandole in un sublime bacio.

Avvenne tutto in un attimo.

A. aprì gli occhi e si ritrovò seduto sotto quei ficus, in quel giardino sulla costa occidentale dell' isola.
Sulle sue labbra si era posata la splendida farfalla dalle sfumature arancioni.
La musica era terminata, il teatro all' aperto era semivuoto e non c'era traccia di quel magnifico leone.

A. abbassò lo sguardo e notò i calzini neri che indossava sotto i jeans. Fece un sorriso si alzò e guardò la farfalla volar via nel pallido rossore del sole al tramonto.
Il leone dai calzini neri testo di Hank 81
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