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Bene, pensava Mario, infine l’hanno trovato il fegato nuovo. Bisognava solo stare un po’ all’occhio, ora, per evitare una nuova cirrosi, ma non era un grosso problema, almeno a sentire i medici; medici che lui pagava profumatamente, con cospicue donazioni all’ospedale privato. Non avevano, forse, tutti imparato che ‘una mano lava l’altra?’ E pazienza per quello sfigato, che aveva pensato bene di andare a schiantarsi contro un camion. Anzi, aveva fatto proprio bene come sapeva il suo nuovo fegato.
E qui non poté trattenersi da un sorriso compiaciuto.
Gilli guidava la sua vecchia motocicletta. Lo chiamavano tutti Gili, anche se il suo nome completo era Gilberto. Stava andando all’ultima casa di accoglienza, per oggi, e i pensieri non volevano smettere di perseguitarlo un momento. ‘Meno male che c’erano Maria e Beatrice ad assistere i poveri piccoli; in particolare l’ultima arrivata. Ce l’avrebbe fatta a sopravvivere?’ Il dubbio lo stringeva sempre più. Aveva racimolato il pasto per stasera; meno male che c’era ancora della brava gente! Portava con sé anche alcuni omogeneizzati, per la piccola. Speriamo bene’, ma il magone non voleva andarsene.
‘Che faceva quell’imbranato lì avanti? Quasi, quasi, lo supero’.
Nel piccolo quadratino di spazio e di tempo che ci appartiene, può passare tutta una vita…
Lo sorpassò e proprio lì, in curva e non potè fare a meno di schiantarsi in un frontale proprio con quel benedetto camion.
Finalmente era fuori; l’avevano lascato uscire un paio di giorni prima. Ora andava con la sua decappottabile, verso…dove? Non lo sapeva, in quella zona non c’era mai stato. Ma com’è che sentiva un’angoscia senza senso. Forse era nient’altro che il nuovo fegato.