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Io voglio del ver la mia donna laudare,
rose, gigli e tulipani
d’innanzi a lei impallidiscono.
Onde d’oro s’infrangono sulle esili spalle,
e cieli dei mondi più belli
nei suoi occhi vivono.
Gote di bianco alabastro
e labbra di rosso velluto tinte
non dischiudono una sola parola
d’amore,
foglia d'oro a ricoprir tisico legno.
La mia dama altro non è
che una sirena,
una visione angelica
il cui canto custodisce
amaro veleno.
Ma tanto gentile e tanto onesta pare!
Curva le labbra e abbassa la testa,
giunge le mani e adora la Vergine,
ma ogni suo cenno di rosa è spina.
Amore la disconosce,
Apollo esita a baciare la sua pelle funerea,
Gelo mortale sotto raggio ardente,
beffa gli dèi
e mi tradisce.
Io l’amo e l’ho sempre amata,
succube celeste sembiante
ed animo di selce,
di sua mano
io muoio gioendo.
Oh, Aria!
La mia gioia, la mia rovina!